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"Una vera e propria Via Crucis": calano i venditori al mercato di Monselice, l'Ascom suggerisce una soluzione

Tramite il presidente degli ambulanti, Ilario Sattin: trasferire un congruo numero di banchi in via Cadorna, in corrispondenza con la Fiera dei Santi

Provare, se non altro per sopravvivere. Il presidente degli ambulanti della Fiva Ascom Confcommercio di Padova, Ilario Sattin, punta sull’idea di trasferire sperimentalmente in via Cadorna (in corrispondenza con la Fiera dei Santi) un congruo numero di banchi del mercato di Monselice che insistono nell’area compresa tra Campo della Fiera e via Argine Destro e che le giostre andrebbero a sfrattare.

"Vera e propria via crucis"

Lo stesso Sattin premette: “È un’idea per cercare di evitare che uno dei mercati più noti della provincia finisca miseramente tra i ricordi del passato”. Il presidente degli ambulanti parla di "una vera e propria via crucis": da quando ha subito lo 'smembramento' in quattro diverse 'stazioni', infatti, il mercato del lunedì sta sempre più affievolendosi. E qualche dato, a riguardo, può essere illuminante: dei 136 banchi censiti nel 2015 ora, causa le defezioni degli ultimi mesi (non ancora definitive per i regolamenti) si arriva a malapena ad un centinaio. “E l’emorragia - avverte Sattin - non sembra tamponabile se non con interventi che possano dare l’idea di un’unicità del mercato, un 'valore commerciale' che si è perso nel corso di questi mesi”.

"Occasione di socialità e di turismo"

Continua il presidente degli ambulanti: “Purtroppo una giusta preoccupazione in ordine alla sicurezza non è stata affiancata da un’altrettanta giusta attenzione nei confronti di decine di operatori che si sono visti decurtare il reddito in misura importante. Monselice non è una piazza periferica e il suo mercato, per decenni, ha rappresentato una delle fonti di reddito più significative per centinaia di famiglie. Ora non è più così. Chiediamo che il Comune faccia assieme a noi uno sforzo per ridare a Monselice non solo un mercato, ma anche un’occasione di socialità e di turismo che, così restando le cose, rischia di essere irrimediabilmente compromessa”.

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