Nuovo centro commerciale a Padova est, Ascom: “Politica miope"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

L’opposizione l’avevano presentata già nel marzo scorso con una nota circostanziata che evidenziava, in buona sostanza, l’inutilità di una nuova grande struttura di vendita nell’area denominata “PT1” compresa tra via San Marco, il raccordo Gandhi e via delle Grazie. Ne avevano poi fatto oggetto di un colloquio con la presidente della Provincia Barbara Degani e anche in quel frangente avevano ribadito la ferma opposizione dell’Ascom Confcommercio a qualsiasi nuovo insediamento se non altro perché l’area risulta già ampiamente coperta da strutture analoghe.

“Adesso ci troviamo di fronte alla decisione della Provincia – dichiara Federico Barbierato, direttore generale dell’Ascom – che va in direzione diametralmente opposta alle nostre richieste”. Il problema, a giudizio dell’Ascom, è che la politica continua a non cogliere il significato di tali scelte ed, anzi, viene abbacinata dai riflessi di uno specchietto per le allodole chiamata occupazione.

“La verità – continua Barbierato – è che questa evidente miopia conduce, secondo una recente indagine della Cgia di Mestre, a contrarre il numero dei piccoli negozi con una perdita di posti di lavoro impressionante: a fronte infatti di 21 mila assunzioni nella grande distribuzione, secondo la Cgia si sono persi 130 mila posti nei negozi di vicinato. Questo significa che ad ogni posto di lavoro creato dai grandi centri commerciali, se ne perdono sei nel piccolo commercio. Insomma, tra la crisi dei consumi e la diffusione della grande distribuzione, i piccoli vengono costretti a chiudere bottega e chi ci rimette è il contesto sociale attorno al quale sorgono questi mega insediamenti”. “La politica – conclude il direttore generale dell’Ascom – deve aprire gli occhi: un nuovo centro commerciale non è la panacea di tutti i mali e spesso, anzi, ne determina qualcuno. E questo è il caso della disoccupazione!”

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