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Nuovo centro commerciale Aspiag, Ascom precisa: "Noi contrari fin dal 2008"

A parlare il presidente Patrizio Bettin che commenta: "La nostra opposizione mai venuta meno". Poi solleva la questione del Centro Ingrosso Cina

“Qualcuno si dimentica, ma le nostre battaglie sono lì a testimoniare la nostra contrarietà ai centri commerciali, qualsiasi sia il comune che li autorizza, qualsiasi sia la società che li realizza”.

Centri commerciali? Tecnicamente superati

Patrizio Bertin non era ancora presidente quando nel 2008 la giunta Zanonato autorizzò l’Aspiag a realizzare un centro commerciale nell’area ex Stimamiglio, ma ricorda bene la contrarietà unanime del consiglio direttivo nei confronti di un’autorizzazione (contro la quale era stata presentata opposizione al rilascio della VIA in provincia) che, purtroppo, in città, non è l’unica. “A chi – continua il presidente dell’Ascom – pensa che la nostra associazione usi pesi e misure diverse, voglio ricordare che la nostra opposizione alle grandi strutture di vendita, da quando nel 2005 è nata la “nuova Ascom”, non è mai venuta meno. Non è venuta meno ad Abano, non sta venendo meno a Due Carrare, non è venuta meno a Padova né lo sarà, se ci si incamminerà su quella strada, a Selvazzano. L’unica differenza è che dove siamo ancora in grado di incidere lo facciamo con convinzione fino all’ultimo (ed è quello che faremo anche martedì quando torneremo a Due Carrare per il consiglio comunale), dove però le scelte sono già state compiute e dove non è possibile modificare lo stato delle cose perché tutto è già compiuto, non è che rinunciamo a ribadire la nostra contrarietà, ma non possiamo nemmeno andare contro i mulini a vento”. Nonostante questo, però, Bertin non rinuncia a ribadire un concetto a lui caro: “I centri commerciali, tecnicamente, sono superati. Non per nulla stiamo assistendo a chiusure che se fino a poco tempo fa interessavano quasi esclusivamente gli Stati Uniti oggi sono anche un fenomeno, drammatico, che riguarda le nostre città: per uno che apre ce ne sono altri che chiudono (Mestre ce lo sta insegnando) con buona pace per chi sostiene che la loro nascita determinerebbe nuova occupazione. Invece noi continuiamo a ripetere fino alla noia che per ogni posto creato se ne perdono tra i quattro ed i sei, in parte nei negozi di vicinato di un’area piuttosto ampia, in parte negli altri centri commerciali che vengono fagocitati dai nuovi insediamenti”.

Centro Ingrosso Cina

“La fortuna, se così possiamo chiamarla – puntualizza il presidente dell’Ascom – è che in questi anni più che le scelte improvvide delle amministrazioni alla ricerca oneri di urbanizzazione e Imu, potè la crisi che, guarda caso, proprio nel 2008 ha cominciato a dispiegare i propri effetti. Oggi che la crisi in qualche modo è passata (ma non per i consumi che rimangono fermi al palo e di questo dovrebbero rendersi conto anche gli investitori sulle grandi strutture di vendita) e che l’urbanistica si sta modificando (la costruzione del nuovo ospedale è evidentemente un incentivo) concessioni già approvate tornano in auge”. E’ dunque nei confronti degli amministratori che autorizzano (o hanno autorizzato) che punta il dito il presidente dell’Ascom. “Nello specifico di Padova – conclude Bertin – resta poi sempre aperta la questione del Centro Ingrosso Cina, un centro commerciale senza regole contro il quale combattiamo da anni ma contro il quale, sembra, non ci siano modi e tempi per decretarne la chiusura"

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