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«Perdite di 800 milioni di euro in tutto il Veneto»: è allarme rosso

A lanciarlo è Cia Padova: «L’Horeca puntava sulle festività natalizie per recuperare almeno in parte le perdite subite: pur comprendendo la necessità di contrastare al massimo la diffusione del contagio, non capiamo il senso di tali ultime limitazioni»

«Il 25 e 26 dicembre e il primo gennaio non sarà possibile muoversi dal proprio Comune di residenza. Di fatto, un nuovo lockdown proprio nel momento clou per il macrosettore dell’Horeca, Hotellerie, restaurant e catering. Così, però, si finisce per mettere in ginocchio pure la filiera agroalimentare, che non può e non deve fermarsi». L’allarme viene lanciato da Cia Padova, alla luce dell’ultimo Dpcm Natale presentato dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

Perdite

Come osserva Maurizio Antonini, direttore di Cia Padova, «viene fermato anche tutto l’indotto relativo ai bar, ai ristoranti e ai locali in genere. I nostri prodotti Dop e Igp, compresi quelli vitivinicoli, in pratica non avranno alcuno sbocco, se non la grande distribuzione. E ancora una volta non vi sarà la possibilità di contrattare i prezzi delle varie tipicità, col risultato che gli imprenditori agricoli padovani saranno costretti a lavorare in perdita». Da febbraio ad oggi gli alberghi, le caffetterie e i ristoranti della provincia hanno registrato una riduzione delle entrate rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso fino ad un -60%. In tutto il Veneto, nel 2020, il fatturato dell’horeca si fermerà, secondo le previsioni, ad 1 miliardo di euro, invece che un miliardo e 800 milioni di euro dei tempi no-Covid. «L’Horeca - aggiunge Antonini - puntava sulle festività natalizie per recuperare almeno in parte le perdite subite. Pur comprendendo la necessità di contrastare al massimo la diffusione del contagio, un obiettivo che il mondo agricolo sostiene con forza, non comprendiamo il senso di tali ultime limitazioni. Peraltro, non ne risentiranno solamente i locali, ma per l’appunto pure la filiera agroalimentare che ci sta dietro. Sono le nostre aziende che riforniscono le eccellenze ai ristoratori, che poi le trasformano magistralmente e le propongono sulle tavole. Le festività sono da sempre il momento cruciale per i locali e, a cascata, per gli stessi agricoltori». Il sistema delle consegne a domicilio, sperimentato con un certo successo nei mesi scorsi, non permetterà comunque di colmare il gap delle mancate entrate derivanti dai clienti in presenza. Conclude Antonini: «Il gusto di andare a pranzo al ristorante il giorno di Natale, a Santo Stefano o a Capodanno, spesso al di fuori del proprio Comune, non ha prezzo. Fa parte di una tradizione che migliaia di famiglie perpetuano da anni. L’agricoltura, con i suoi prodotti sani e supercontrollati, non è come una fabbrica, dove basta premere un pulsante per bloccare la produzione. Siamo chiamati a rispettare la stagionalità delle tipicità, che non possono venire lasciate nei campi».

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