É ora di pagare i fornitori: 5 miliardi da saldare nel Padovano. Confapi: «Urge liquidità»

Entro il 31 marzo le imprese hanno l’obbligo di pagare le fatture dei propri fornitori, circa 3 milioni quelle stimate dalla confederazione che avanza cinque proposte al Governo

Carlo Valerio, il presidente di Confapi Padova

La scadenza del pagamento delle fatture ai fornitori si presenta in tutta la sua urgenza agli imprenditori di tutta Italia. Un'incombenza che assume i tratti di un autentico dramma viste le enormi difficoltà a cui il Coronavirus sta mettendo davanti l'economia. Confapi Padova traccia una stima delle cifre che le imprese padovane devono saldare e avanza al Governo cinque proposte per far fronte all'emergenza creditizia.

I numeri

Secondo l'analisi curata da Fabbrica Padova, centro studi di Confapi che ha elaborato i dati relativi alle fatturazioni elettroniche forniti dall’Agenzia delle entrate e da Sogei, nella provincia euganea vanno saldate 3 milioni di fatture per un ammontare di 5,2 miliardi di euro. Numeri che ricalcano quelli regionali (15 milioni di fatture per 26 miliardi) e nazionale (166 milioni di fatture per 283 miliardi). «Lo stringente quesito è come potranno le imprese far fronte ai pagamenti ora che l'economia è pressoché ferma - spiega il presidente Confapi, Carlo Valerio - Il rischio è che si blocchi l’intera catena che parte dai grandi committenti e arriva ai piccoli imprenditori e che a pagare le conseguenze peggiori siano proprio questi ultimi».

Urge liquidità

La priorità anche per Confapi è dare immediato e semplificato accesso alla liquidità: «La catena dei pagamenti ai fornitori parte dalla grande industria che, avendo un’autonomia finanziaria molto più ampia di quella dei piccoli imprenditori, non deve finire per far cassa a spese delle piccole e medie imprese (Pmi) - prosegue Valerio - Se il grande continuerà a pretendere dal piccolo che sta sotto di lui pagamenti che in questo momento non si possono assicurare, la catena rischia di bloccarsi e bloccare l'intero sistema economico». Altro annoso problema che si somma alle fatture dei fornitori è il pagamento dei dipendenti: «I principali indicatori economici dimostrano che l’Italia non può più reggere in condizioni di fermo produttivo prolungato. Liquidità e snellimento della burocrazia sono quanto mai urgenti» aggiunge il presidente Confapi.

Le proposte

Come far fronte a una situazione tanto drammatica? La confederazione a livello nazionale ha stilato cinque richieste da avanzare al Governo. La prima è l’attivazione automatica per almeno sei mesi da parte delle banche delle procedure di moratoria dei leasing strumentali e immobiliari e dei mutui. Poi il pagamento a prima richiesta delle fatture elettroniche dei fornitori e degli stipendi in scadenza nei mesi marzo/luglio sempre da parte delle banche, con la concessione automatica di una linea di credito a 18/24 mesi di pari importo garantita dal Fondo centrale di garanzia. Per le imprese che hanno attivato ammortizzatori sociali viene anche chiesto il pagamento a prima richiesta degli stipendi da parte degli istituti bancari con la cessione del credito dell’impresa nei confronti dell’Inps. (Questa è liquidità immediata “percepita” dalle imprese, senza rischi per il sistema bancario, perché ha un incasso certo da parte dell’Inps ma soltanto differito di qualche mese). Poi l'abolizione del limite previsto nell’art.54 del decreto "Cura Italia" che limita l’erogazione dei finanziamenti esclusivamente alle Pmi provviste di rating investment grade. Infine il rilascio automatico della garanzia del Fondo centrale di garanzia per i prossimi tre mesi a tutte le imprese.

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