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«Dallo Stato solo le briciole, i commercianti sono stanchi e arrabbiati»: il grido d'allarme di Confesercenti

A lanciarlo è il comparto moda: c’è chi ha perso quasi 30mila euro e si vedrà corrispondere, grazie al Decreto Sostegni, meno di 2.500 euro, ma ci sono anche attività che hanno perso anche 16mila euro al mese e si vedranno corrisposti 6.700 euro.

Nel 2020 le perdite del settore moda padovano hanno sfiorato, secondo l’Osservatorio Economico Confesercenti, quasi il 50% . I negozi di abbigliamento e calzature hanno visto dimezzarsi il fatturato abituale, e l’anno nuovo non sta portando con sé significativi miglioramenti. Anzi: «Passano i giorni e non vediamo luce in fondo al tunnel» dichiara la presidente di Fismo Confesercenti Veneto, Linda Ghiraldo.

Perdite

Le perdite sono state enormi: lo dimostrano, al di là delle percentuali, i dati sul fatturato delle attività. C’è chi ha perso quasi 30mila euro e si vedrà corrispondere, grazie al Decreto Sostegni, meno di 2.500 euro. Ma ci sono anche attività che hanno perso anche 16mila euro al mese e si vedranno corrisposti 6.700 euro.

Attività

Fatturato 2019

Fatturato 2020

Scostamento

%

Sostegno

Ambulante abbigliamento

41.766

17.562

24.204

58%

1.210 euro

Attività con 1 negozio - calzature

85.463

56.085

29.378

34%

2.448 euro

Attività con 3 negozi - abbigliamento

502.256

301.211

201.045

40%

6.702 euro

Partite Iva

E al danno si aggiunge la beffa: secondo la Fismo Confesercenti, che rappresenta le imprese del settore moda, il Decreto Sostegni lascia fuori dai contributi il 70% delle partite Iva. «Non era forse più giusto ed equo - incalza Ghiraldo - calcolare i sostegni in base proporzionale al calo del fatturato? Non era più realistico? Noi diciamo che poteva esserlo, ma così non è stato, purtroppo. E quindi assisteremo ad una messa a disposizione di risorse economiche che in gran parte rimarranno ferme nelle casse dello Stato e, aldilà dei proclami, non avranno nessun effetto leva su mondo delle piccole e medie imprese che rappresentiamo. Occorre fare di più molto di più e iniettare risorse nelle imprese, tracciandone il reale utilizzo, che sia esclusivamente destinato al sostegno in beni materiali per ogni singola attività».

Richieste

Per la Fismo Confesercenti occorre dare l’opportunità di posticipare la data del fine moratoria per i finanziamenti in corso poiché se fino ad oggi le nostre imprese sono “anestetizzate” dalle misure messe in campo all’inizio della pandemia. Rimane la forte preoccupazione che alla fine di questo periodo molti saranno in ancor più difficoltà e affanno nel proseguire il loro lavoro. Occorre, poi, accelerare la campagna vaccinale rinunciando alla comunicazione del “faremo e saremo in grado di”, privilegiando la comunicazione del “abbiamo fatto”. Le migliaia di imprese del commercio ogni giorno inventano iniziative nuove, implementano i propri codici Ateco pur di aprire sempre e comunque in sicurezza, anche perché la merce che è nei negozi va venduta e poi pagata. Nessuno si può permettere di interrompere il ciclo produttivo che fa di tutti noi un anello essenziale dell’intero sistema Paese. Le richieste della Fismo si agganciano a quelle di Confesercenti che, lo scorso 7 aprile, ha indetto una mobilitazione nazionale a difesa e rilancio del comparto commercio.

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