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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Economia

Appalti pubblici, preoccupa l'avanzamento del fenomeno della "polverizzazione" delle gare

Spiega Alessandro Gerotto, presidente di Ance Veneto: «Di fatto in Veneto non si sta investendo in nuove opere ma si sta più che altro facendo manutenzione all’esistente: una brusca frenata del settore delle costruzione potrebbe innescare il crollo di settori affini che ci riporterebbe indietro di decenni»

Dal Rapporto sugli Appalti Lavori Pubblici 2024 in Veneto emerge un primo trimestre all’insegna della «polverizzazione delle gare»: lo rivela il presidente di Ance Veneto, Alessandro Gerotto, che spiega come «il 57,9% delle gare espletate ha un importo minore di 40mila euro. Percentuale che sale all’83% se si considerano le gare di importo sotto i 150mila euro. Di fatto più di 4 lavori su 5 possono essere messi a gara da stazioni appaltanti che non hanno bisogno della qualificazione. Qui possiamo pensare che incida anche il nuovo Codice dei Contratti, entrato in vigore su questo aspetto il primo Gennaio di quest’anno: ha certamente rallentato le gare che hanno i processi più strutturati, di importi più consistenti e che non possono prevedere affidamenti diretti». 

Polverizzazione delle gare d'appalto

Aggiunge Gerotto: «La riprova di una progressiva polverizzazione delle gare d’appalto è anche nel fatto che i lavori per un importo superiore a un milione di euro sono appena sopra il 3%. Di fatto in Veneto non si sta investendo in nuove opere ma si sta più che altro facendo manutenzione all’esistente; teniamo conto che anche la realizzazione di una scuola, ad esempio un asilo-nido, prevede importi quanto meno superiori al milione di euro. Visto il periodo di effetti del cambio climatico appare molto ridotta la quota di investimenti sull’assetto idrogeologico del territorio. Un segnale che considero preoccupante per il futuro perché una polverizzazione così spinta significa anche meno qualità, meno formazione e meno investimenti. Una brusca frenata del settore delle costruzione potrebbe innescare il crollo di settori affini che ci riporterebbe indietro di decenni».

Il rapporto

Il Rapporto evidenzia che nel primo trimestre 2024 l’importo medio delle gare è pari a 161.764 euro per il comparto dell’edilizia civile e industriale, 123.732 euro per le opere stradali, 143.856 euro per le opere idrauliche e di difesa del suolo e a 342.901 euro per le infrastrutture e relative manutenzioni. Un ulteriore focus riguarda le procedure di aggiudicazione più utilizzate, che determinano anche la forma della concorrenza tra le imprese. In questo caso emerge che in 4 province (Belluno, Rovigo, Treviso e Vicenza) su 7 la maggior parte delle risorse viene assegnata mediante affidamento diretto anche nelle gare sopra i 150.000 euro. Tra le 1.298 gare che risultano aggiudicate nel 1° trimestre 2024 quali stazioni appaltanti i Comuni fanno largamente la parte del leone con il 60,1%, seguiti dagli altri enti locali territoriali, soprattutto ULSS (22,3%), che sopravanzano, non di molto, le Utilities (17,6%). Anche in questo caso lo stesso ordine non viene mantenuto quando dal numero di appalti si analizzano gli importi aggiudicati. I Comuni, i quali evidentemente fanno gare più numerose e frazionate, di minore entità, scendono in fondo alla classifica con il 28,8% degli importi, mentre le Utilities si affermano nella ripartizione (37,2%) con a ridosso, subito dopo, gli altri enti locali (34,0%).

Padova e Veneto

La suddivisione territoriale delle gare aggiudicate nel primo trimestre 2024 assegna una prevalenza netta in termini di numeri assoluti alla provincia di Padova (20,9%) di fronte all’allineamento intorno al 15/19% delle altre grandi province: Vicenza, Venezia, Verona e Treviso. Le province di Rovigo e di Belluno si caratterizzano per numeri molto bassi. Se dal numero di gare aggiudicate focalizziamo invece gli importi, questa graduatoria si modifica perché il primato di spesa si riferisce alla Città Metropolitana di Venezia (25,0%), la quale vanta appalti più consistenti. Anche Treviso e Verona segnano percentuali di importi aggiudicati più alte delle percentuali del numero di gare.

Alessandro Gerotto

Il presidente Gerotto aggiunge: «Non siamo ancora in grado di quantificare il peso del Pnrr sulle gare esperite nei primi tre mesi dell’anno e di confrontarli con gli anni precedenti perché sono in corso modifiche sulle fonti pubbliche messe a disposizione. È indubbio che le risorse pubbliche non mancano e a fronte del prevedibile crollo del mercato privato, conseguente al profondo ripensamento sui bonus, potrebbero diventare sempre più importanti. Ma sono risorse che arrivano, soprattutto agli Enti locali, in modi incerti, con complessità normative e finiscono per essere spesi in piccoli interventi che alimentano la frammentazione dei lavori e delle imprese. In tema di Pnrr oltre tutto la Legge Finanziaria prevede dei tagli lineari ai fondi assegnati, e le città venete che sono state molto vivaci nella presentazione di progetti, rischiano di essere le più penalizzate. Cosa che contraddice l’esigenza di qualificare le aziende, di favorirne la crescita e accompagnarle verso la digitalizzazione e la sostenibilità. Da non sottovalutare il tema della trasparenza: l’equilibrio tra semplificazione e concorrenza non sembra affatto raggiunto. In queste condizioni è sempre più difficile progettare e realizzare infrastrutture: si finisce per gestire l’esistente. Il Veneto corre dei rischi gravi perché non incentivare le imprese a crescere significa che a mano a mano che l’inverno demografico avanza potremmo assistere a una vera e propria contrazione delle opportunità imprenditoriali e quindi dell’occupazione».

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