Mercoledì, 19 Maggio 2021
Economia

«Rischiamo di dover restituire in tasse quanto le nostre aziende riceveranno in sostegni»

A lanciare l'allarme è Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Padova: «Le 25mila imprese della provincia di Padova hanno bisogno di poter operare senza che spade di Damocle, come l’aumento della pressione fiscale, incombano sulle loro teste»

«I dati diffusi dalla CGIA di Mestre in merito alla pressione fiscale, salita nel 2020 al 43%, sono allarmanti. Rischiamo di dover restituire in tasse quanto le nostre aziende riceveranno in sostegni, in base ai provvedimenti del Governo Draghi»: il Presidente di Confartigianato Imprese Padova Roberto Boschetto lancia l’allarme su quanto accadrà nei prossimi mesi.

Confartigianato Padova

Aggiune Boschetto: «Come ha illustrato la CGIA di Mestre, la pressione fiscale è data dal rapporto tra entrate fiscali e contributive sul Pil. L’incremento di 0,7 punti percentuali rispetto al 2019 è dovuto per la maggior parte al crollo del Pil, sceso nel 2020 all’8,9%. Il risultato di questo meccanismo porrà comunque in grande difficoltà le nostre aziende che stanno sperando di poter contare su reali contributi da parte dello Stato, che vadano a compensare almeno in parte le loro perdite e invece dovranno mettere in conto un esborso superiore per le imposte». Secondo l’Ufficio studi di Confartigianato, il 15% delle piccole e medie imprese ha perso, nell’ultimo anno il 50% del fatturato e il 32% di loro è a rischio operativo: «Le 25mila imprese della provincia di Padova - puntualizza Boschetto - hanno bisogno di poter operare senza che spade di Damocle, come l’aumento della pressione fiscale, incombano sulle loro teste».

Pil

Secondo le ultime previsioni della Commissione europea l'Italia nel 2022 sarà il paese del vecchio continente con i segni più profondi della crisi scatenata dalla pandemia: con un livello del Pil inferiore del 2,4% rispetto a quello del 2019. Per scongiurare uno scenario ancora più deprimente bisogna fare in fretta e avviare delle riforme profonde del nostro sistema che rimane quello con un fisco troppo alto, un'inadeguata digitalizzazione della PA, una giustizia lenta, una burocrazia asfissiante. «Per garantire una vitale accelerazione della crescita dell'economia italiana - afferma Boschetto - vanno migliorate le condizioni di competitività delle imprese, anche attraverso una maggiore efficienza dei servizi erogati dalla Pubblica amministrazione. Una sfida non da poco, considerato il momento storico. Non si può sbagliare ora la misura dei prossimi interventi».

Ritardi

Sono venti i ritardi dal colmare, individuati da Confartigianato: «Fisco, burocrazia e giustizia sono solo la punta dell'iceberg - dichiara Boschetto - la svolta digitale, le opere pubbliche, i tempi di svolgimento degli appalti, l'emergenza occupazionale per giovani e donne sono obiettivi imprescindibili se si vorrà avviare una vera ripresa dopo la pandemia. In tredici indicatori su venti esaminati nel confronto internazionale, l’Italia è agli ultimi tre posti tra i 27 paesi dell’Unione europea. Per questo insistiamo che il Recovery plan deve tener conto delle esigenze delle piccole e medie imprese italiane che restano la spina dorsale del nostro sistema produttivo. Troppe volte in passato abbiamo assistito al varo di leggi, provvedimenti e strategie di investimento pensate solo per le grandi imprese. E stavolta più che mai. Se si applicheranno le logiche utilizzate in passato, avremo sprecato un'occasione unica e irripetibile come quella del Recovery plan. Nel frattempo, però, bisogna anche gestire l'emergenza e per farlo servono provvedimenti straordinari: ci preoccupano le scadenze fiscali e quelle dei crediti. La moratoria che scade il 30 aprile va rinnovata per evitare che le imprese, alla riapertura, si ritrovino strangolate da adempimenti fiscali e mutui. Una pericolosa slavina da evitare a tutti i costi».

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