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Domenica, 23 Gennaio 2022
Economia

Produzione al +13%, meglio del 2019: la spinta di export e investimenti

È il secondo valore positivo più elevato (dopo quello del trimestre precedente) di tutta la serie storica, pur con eterogeneità settoriale. Rispetto allo stesso periodo del 2019 la variazione è del +10,2%

Nel terzo trimestre 2021 la variazione della produzione manifatturiera di Padova e Treviso è del +13% rispetto allo stesso periodo del 2020. È il secondo valore positivo più elevato (dopo quello del trimestre precedente) di tutta la serie storica, pur con eterogeneità settoriale. Rispetto allo stesso periodo del 2019 la variazione è del +10,2%. Un risultato spinto dall’ulteriore risalita della domanda interna (+19,9%) e soprattutto del fatturato estero (+25,9% rispetto al 2020), in particolare extra-UE. L’aumento degli ordini, sia interni che esteri (+37,7%), anticipa che tale contributo dovrebbe continuare anche nel quarto trimestre. Il miglioramento della congiuntura si traduce anche nei dati sull’occupazione, benchè a ritmi più contenuti: fra luglio-settembre si stabilizza il segno positivo (+1,8%, +3,7 nel metalmeccanico), oltre metà delle imprese (il 76,1% oltre 250 addetti, 56,6 nel metalmeccanico) assumerà nei prossimi sei mesi. La fiducia e le attese sui livelli di produzione e ordini restano elevate, ma in leggera attenuazione, robusta la dinamica degli investimenti. Tuttavia, la scarsità di materie prime e componenti, l’aumento dei costi, energia compresa (per il 95,5%), la carenza di profili sono venti contrari alla ripresa. La curva dei contagi genera incertezza.

L’indagine

Sono i principali risultati dell’indagine “La Congiuntura dell’Industria di Padova-Treviso” (consuntivo terzo trimestre 2021 - previsioni prossimi sei mesi) condotta da Assindustria Venetocentro, in collaborazione con Fondazione Nord Est, su un campione di 557 aziende manifatturiere e dei servizi delle due province. «Il sistema manifatturiero di Padova e Treviso ha ripreso a crescere a ritmi sostenuti - dichiara Leopoldo Destro, presidente di Assindustria Venetocentro - sia pure più contenuti nel terzo trimestre, ed è tornato prima delle attese sopra i livelli pre-pandemia, anche nei mercati esteri (+3,5% rispetto ai primi sei mesi del 2019, 418 milioni in più), grazie alla reattività, capacità di adattamento, riorganizzazione e investimenti degli imprenditori, ma non dobbiamo abbassare la guardia. L’indagine conferma infatti che la ripresa è minacciata da rischi che potrebbero seriamente comprometterla, come i rincari smisurati di materie prime ed energia, le strozzature dell’offerta, ma anche la scarsità di capitale umano (60% dei profili a elevata specializzazione di difficile reperimento a novembre) e ora l’aumento dei contagi che è un fattore di incertezza. È essenziale agire in fretta per contrastare tutti questi fronti e mettere in campo ogni possibile iniziativa per consolidare la ripresa. Concentrare sul taglio del cuneo fiscale e contributivo tutti gli 8 miliardi destinati nella legge di bilancio alla riduzione delle tasse, per mettere più reddito in tasca ai lavoratori e difendere la competitività delle aziende. Ripristinare ma anche potenziare uno strumento di politica industriale come il patent box, che si è dimostrato efficace per promuovere ricerca, innovazione e brevetti delle imprese. E poi sfruttare appieno le potenzialità del PNRR per vincere le sfide legate alla fase di straordinaria trasformazione dell’economia che stiamo vivendo. Ma la pre-condizione affinchè il rimbalzo in atto diventi una ripresa solida e duratura, è accelerare l’ultimo miglio della campagna vaccinale, per mettere tutti in sicurezza e scongiurare nuove restrizioni».

I dati

«I dati del terzo trimestre - commenta Federico Zoppas, consigliere delegato di Assindustria Venetocentro per l’Ufficio Studi - confermano la fase di forte crescita che sta attraversando l’industria manifatturiera di Padova e Treviso, che non è solo un rimbalzo fisiologico ed ha recuperato i livelli produttivi di prima dell’emergenza. Dall’analisi congiunturale emergono però alcuni segnali di allarme che rischiano di essere venti contrari alla ripresa. A cominciare dall’aumento insostenibile delle materie prime che, ormai da mesi, affligge le filiere produttive e la difficoltà a reperirle, a cui si è aggiunta una fiammata inflattiva su tutte le commodities energetiche. In alcuni casi, si tratta di prezzi 3-4 volte superiori ai valori pre-pandemia, che non potranno non riflettersi sui bilanci delle aziende, oltre che in parte sui prezzi dei prodotti finiti. È perciò fondamentale agire in fretta per fermare questi rincari, e bisogna farlo agendo a livello nazionale e in Europa per evitare una nuova crisi energetica e soprattutto che siano le imprese a pagare il prezzo della transizione. Proprio mentre le imprese padovane e trevigiane sono fortemente impegnate negli investimenti green, per la circolarità dei materiali, dell’energia o dei rifiuti, ma chiedono che la transizione sia più pragmatica e meno ideologica». 

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