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Padova, battuta d'arresto per la metalmeccanica: ripresa lontana

Secondo i dati relativi al terzo trimestre 2014, il settore meccanico, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente è in flessione del 3,6%. La distanza dai volumi pre-crisi è ancora profonda: 16,8 punti

La produzione metalmeccanica, dopo i segnali di ripresa nel primo trimestre (+3,7%) e nel secondo (+2,8%), ha subìto una battuta d’arresto nel terzo trimestre del 2014 cedendo il 3,6% nel confronto con lo stesso periodo del 2013. Nella media dei primi nove mesi la tendenza è lievemente positiva (+1,0%). Ma la distanza dai volumi pre-crisi è ancora profonda: 16,8 punti. Una cattiva notizia per tutta l’economia territoriale, dato che la metalmeccanica pesa il 58% dell’export made in Padova (5 degli 8,7 miliardi), oltre 5.200 imprese con 55mila addetti.

EXPORT. Nel terzo trimestre il fatturato registra un incremento su base annua del 3,6%, spinto dalla componente estera (+4,2%). Nella media dei primi nove mesi il risultato è un risicato +1,8%. Per gli ordinativi totali, la variazione positiva nel terzo trimestre è interamente dovuta agli ordini dall’estero (+5,1%), mentre quelli interni segnano una nuova contrazione (-1,6%). A fronte di una domanda interna asfittica, è ancora l’export a dare la spinta, anche se le tensioni geopolitiche (embargo russo) e la frenata del commercio mondiale appannano la performance. Nei primi sei mesi le esportazioni metalmeccaniche sono aumentate del 3,2% su base annua (al netto della caduta dei metalli preziosi), confermandosi la prima voce dell’export provinciale.

OCCUPAZIONE. In leggero recupero l’occupazione fra luglio e settembre (+1,0%), ma per il lavoro è ancora lontana la schiarita. Fra gennaio e ottobre le ore di Cig per gli addetti della metalmeccanica sono state 3 milioni 690mila, a fronte di 4 milioni 700mila nello stesso periodo del 2013. Ma settembre (quasi 700mila ore) e poi ottobre accelerano il ricorso agli ammortizzatori. La debolezza dell’attività economica, che ha limitato gli investimenti del comparto, proseguirà nello scorcio d’anno e il conto della crisi resta in rosso: dal 2009 la metalmeccanica padovana ha perso 517 imprese e 2.905 posti di lavoro.

LA MOBILITAZIONE. È il quadro in grigio dell’industria metalmeccanica presentato giovedì a Padova dal presidente della Sezione metalmeccanici di Confindustria Padova, Mario Ravagnan, e dal vice presidente Enrico Berto, in contemporanea con Federmeccanica a Roma e altre 60 sedi territoriali di Confindustria in tutta Italia, “uniti per il rilancio dell’industria”. Una mobilitazione senza precedenti per richiamare il ruolo della metalmeccanica nell’economia del Paese, e un manifesto che prova ad indicare la rotta per rilanciare un comparto che, a dispetto della crisi (-32,6% produzione dal 2008), genera ancora l’8% del Pil nazionale (400 miliardi), metà dell’export e 1,8 milioni di addetti.

UN'INDUSTRIA COMPETITIVA. "La metalmeccanica è un cavallo che tira, nonostante l’intensità della crisi, dalle macchine utensili all’elettronica, mezzi di trasporto, impiantistica, automotive, essenza del made in Italy - dichiara il presidente dei Metalmeccanici di Confindustria Padova, Mario Ravagnan - dopo i segnali di graduale ripresa a inizio anno, la produzione metalmeccanica nella provincia è tornata a indebolirsi nel terzo trimestre. E l’incertezza sulle prospettive condiziona le aspettative e le decisioni di investimento. La priorità è ridare fiducia alle imprese, segnare una svolta incisiva tutta incentrata sulla crescita e il lavoro. La mobilitazione di oggi esprime un unico messaggio: la crescita non può più attendere, solo un’industria competitiva può portarci fuori dalla crisi e far ripartire il lavoro. La legge di Stabilità introduce una discontinuità importante - continua - specie su costo del lavoro e decontribuzione per i nuovi assunti, ma lascia ancora molti dubbi. La terza economia dell’Eurozona non può continuare a tagliare gli investimenti pubblici".

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