«Cronaca di un fallimento annunciato»: Confapi Padova si scaglia contro il reddito di cittadinanza

«Possiamo arrivare ad affermare che con i 259mila euro con cui si è arrivati ad avere un posto di lavoro se ne sarebbero potuti creare quasi 9, spendendo in modo più proficuo questi soldi»

«Non ci voleva molto a capire che si sarebbe rilevato un totale flop»: Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova, parla senza mezzi termini del reddito di cittadinanza. Puntualizzando: «E questo perché il lavoro si rilancia abbattendone il costo e creando un quadro normativo fiscale stabile, non certo adottando politiche al limite dell’assistenzialismo, introdotte solo per accontentare il proprio elettorato».

Reddito di cittadinanza

Fabbrica Padova, centro studi dell’Associazione, ha voluto prendere in considerazione i numeri che caratterizzano la misura, focalizzandosi in particolare sulla creazione di occupazione. Stando a quelli forniti a settembre da Anpal Servizi, l’Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro, sono 196.046 i beneficiari del reddito di cittadinanza che hanno trovato un impiego in Italia. Attenzione, però, di questi, fanno sapere dal Ministero del Lavoro, quelli ancora attivi (al 7 luglio) sono appena la metà, 100.779, circa il 9,6% degli “idonei al lavoro”, che sono in tutto 1.048.610. Se invece si considera l’insieme dei percettori, che sono 2,9 milioni, si scende al 3,5%. Ma la percentuale si abbassa ancora se si considerano esclusivamente i contratti a tempo indeterminato, che sono appena 34.659, cioè il 3,3% degli idonei e l’1,2% del totale dei beneficiari. Per rendere più chiaro il tutto: solo una persona su 8 di quelle che hanno firmato il patto per il lavoro ha trovato una occupazione stabile.

I dati

Il punto è che né da Anpal né dal Ministero viene specificato se i percettori del reddito abbiano trovato un lavoro grazie ai patti sottoscritti nei centri per l’impiego e all’aiuto dei navigator, o se l’occupazione se la siano procurata da soli. Ancora più lacunose le informazioni presenti a livello territoriale sul tema. Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha provato ad analizzare nello specifico la situazione in Veneto, dove i dati a disposizione, di fonte Inps, si fermano al numero dei percettori: a settembre risulta che a percepire il reddito siano 29.024 nuclei familiari, pari a 66.334 persone. Riguardo a quanti abbiano trovato un impiego, fanno fede le dichiarazioni dell’Assessore al lavoro della Regione Veneto Elena Donazzan, che parla apertamente di «totale fallimento» della misura, e di «6.200 persone che avrebbero ottenuto un contratto», nelle varie formule a disposizione. Si tratterebbe del 9,3% del totale dei percettori, comunque una media più alta rispetto al resto del Paese.

Davide D'Onofrio

«Rilancio una provocazione, che è tale solo fino a un certo punto», afferma Davide D’Onofrio, direttore di Confapi Padova. «Considerando che sinora per il reddito di cittadinanza sono stati stanziati 9 miliardi, è come se ognuno dei 34.559 posti di lavoro a tempo indeterminato che sono stati creati grazie alla norma sia venuto a costare 259.572 euro. E considerando che la retribuzione lorda di un lavoratore italiano medio si attesta attorno ai 29.601 euro all’anno (dati JobPricing), possiamo arrivare ad affermare che con i 259 mila euro con cui si è arrivati ad avere un posto di lavoro se ne sarebbero potuti creare quasi 9, spendendo in modo più proficuo questi soldi. Quanto più utile sarebbe stato rimettere in circolo quelle risorse direttamente per favorire l’occupazione?».

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Carlo Valerio

«Le critiche mosse dal presidente Conte risuonano come la cronaca di una morte annunciata», osserva dal canto Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova, proponendo poi un’analisi “politica” della questione. «Il reddito di cittadinanza è stato venduto come uno strumento per creare occupazione e invece i veri beneficiari, finora, sono stati i 3 mila navigator assunti dall’Anpal, ognuno dei quali ha iniziato a percepire lo stipendio di 1.700 euro, con 300 euro di indennità aggiuntive, ancor prima di prendere servizio. 142 di questi sono in Veneto. Ebbene, non sarebbe stato meglio, al loro posto, assumere ispettori del lavoro, che almeno sono più utili e che avrebbero ad esempio potuto vigilare sull’uso dei voucher, salvaguardando i lavoratori stessi e badando a far osservare le regole? I voucher sì erano uno strumento efficace, che però, come spesso succede, abbiamo abbandonato proprio perché non c’era la possibilità di controllarlo. Il reddito di cittadinanza, come temevamo, conferma invece di non andare né nella direzione del rilancio economico della nazione né, tantomeno, in quella dello sviluppo del mercato del lavoro, tant’è che uno dei suoi problemi è proprio il suo meccanismo disincentivante, che spinge casomai verso il lavoro nero».

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