Ridurre l’impatto ambientale: in Veneto un impegno per quasi 7 medie e piccole imprese su 10

Il Presidente Confartigianato imprese Padova Roberto Boschetto suggerisce di «Definire un “green deal regionale” che incoraggi la transizione verso la sostenibilità delle imprese e la nascita di nuova imprenditoria nelle attività dell’economia circolare»

Su un universo di 20.394 imprese padovane con tre e più addetti, esaminato nella rilevazione dell’ultimo Censimento permanente delle imprese, vi sono 13.646 imprese (pari al 66,9% del totale) che svolgono una o più azioni finalizzate a ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività. Praticamente 7 MPI su 10. In provincia di Padova, in particolare, 3.720 sono quelle del manifatturiero esteso, 90 operano nei settori energia e acqua, 1.490 nelle costruzioni, 3.343 nel commercio e autoriparazione e 8381 nei servizi non commerciali.

Migliorare la reputazione verso clienti e fornitori

«Il cuore green delle piccole imprese venete - commenta il Presidente Confartigianato Imprese Padova Roberto Boschetto - ha diverse motivazioni. Domina quella di migliorare la reputazione verso clienti e fornitori, indicata dal 31,9% delle micro e piccole imprese; la coerenza con l’attività principale e/o con la forma giuridica dell’impresa è segnalata dal 27,9% delle imprese, la concretizzazione della strategia e/o mission dell’impresa dal 24,1%, il consolidamento dei legami con la comunità locale dal 16,5%, mentre è residuale il vantaggio per tassazione e/o sussidi specifici (5%); un quarto delle imprese (25%) ha indicato altri motivi».

Un nuova cultura

«L’emergere di una nuova cultura dell’offerta nella quale sono cruciali sostenibilità, circolarità e eticità - prosegue - è, assieme alla digitalizzazione, il fattore del cambiamento rispetto al passato. Questa tendenza, che presumibilmente orienterà i consumatori ancor più nel post-pandemia, influenza le scelte relative alla cura, all’alimentazione, al tempo libero, alla residenzialità (ad esempio, un’abitazione eco-sostenibile rappresenta il principale desiderio non ancora pienamente soddisfatto della popolazione italiana) e orienta le politiche di investimento e di spesa degli attori pubblici. Comprendere le mutate esigenze dei consumatori potrà consentire di costruire occasioni di policy e di mercato per accompagnare l’evoluzione dell’offerta già in atto, che vede il Veneto seconda regione d’Italia per investimenti in tecnologie e prodotti verdi nel periodo 2015-2019. Relativamente al settore privato, questo significa sostenere la transizione verso la sostenibilità delle imprese e incoraggiare nuova imprenditoria nelle attività dell’economia circolare (riuso, riciclo, filiere a chilometro zero e a basso impatto ambientale), un settore in cui, in Italia, il 75% degli occupati si concentra in micro e piccole imprese».

Un green regionale: i vantaggi

«Per quanto invece concerne le aree di investimento diretto da parte delle amministrazioni locali - conclude Boschetto -, la sfida della sostenibilità rappresenta un’occasione per ragionare su un arco temporale ampio ripensando alle regole per la gestione dei rifiuti e la riduzione degli sprechi, per la mobilità sostenibile, per la qualità dell’acqua e dell’aria, per l’energia, puntando su percorsi di sviluppo responsabili. Un “green deal” regionale che incoraggi l’azione coordinata di pubbliche amministrazioni, associazioni di categoria e imprese permetterebbe non solo di concentrare gli sforzi su obiettivi realizzabili e condivisi e di individuare regole trasparenti per gestire la fase di transizione, ma anche di accedere più efficacemente alle risorse messe a disposizione dalla programmazione europea e dal governo nazionale. I progressi di tale iniziativa potrebbero essere monitorati con un Osservatorio Regionale che produca report periodici sul contributo fornito dalle micro e piccole imprese al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 sullo Sviluppo Sostenibile».

Gli investimenti

Nel dettaglio degli interventi per ridurre i consumi energetici il 39,5 % delle MPI che riducono l’impatto ambientale ha installato macchinari e/o impianti più efficienti, che limitano il consumo energetico, e in particolare il 31,9% lo ha fatto senza usufruire di incentivi; il 12,6% delle micro e piccole imprese ha scelto l’isolamento termico degli edifici e/o la realizzazione di edifici a basso consumo energetico e il 9,2% delle MPI ha sostenuto la spesa in assenza di incentivi. Più contenuta la quota di imprese fino a 50 addetti impegnate nella produzione di energia da fonte rinnovabile elettrica (6,9%) o termica (4,5%) e nella realizzazione di impianti di cogenerazione, trigenerazione e/o per il recupero di calore (2,6%). Per queste iniziative, circa la metà degli investimenti è stata effettuata grazie all’erogazione di incentivi. Il 4,5% delle MPI nel triennio 2016-2018 ha acquistato automezzi elettrici o ibridi, a fronte di una quota di immatricolazioni per questa tipologia di veicoli del 3,9% nel 2018.

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Investimenti anche nei processi produttivi

Tra gli interventi finalizzati a ridurre le pressioni sugli ecosistemi generate dai processi produttivi, le MPI italiane hanno messo ai primi posti la raccolta differenziata e riciclo dei rifiuti (86,8% delle imprese); seguono, indicati da oltre 1 impresa su 2, il contenimento dei prelievi e dei consumi di acqua (60,3%) la gestione dei rifiuti finalizzata al contenimento e controllo di inquinanti (58,0%), il risparmio del materiale utilizzato nei processi produttivi (52,7%). Altri interventi sono realizzati da quote significative di MPI, in particolare quelli relativi al contenimento dell’inquinamento acustico e/o luminoso (44,2%), al contenimento delle emissioni atmosferiche (33,8%), all’utilizzo di materie prime seconde (21,1%), al trattamento delle acque di scarico finalizzato al contenimento e controllo di inquinanti (20,5%) e al riutilizzo e riciclo delle acque di scarico (7,8%).

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