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Benzinai, tre giorni di sciopero in vista: «Settore in agonia ed escluso dai ristori»

«La pandemia ha ridotto gli incassi mantenendo inalterati i costi: una combinazione che prelude all’ormai prossimo progressivo fallimento delle piccole imprese di gestione»

«In questo periodo, con gli spostamenti ridotti all’osso, i nostri affari vanno tutt'altro che a gonfie vele». Non sa che aggettivo usare per il suo stato d’animo Antonio Belluco, presidente de gestori di impianti carburante dell’Ascom Confcommercio di Padova, che aggiunge: «Arrabbiato? Non so nemmeno io se posso definirmi così. Più che altro direi che sono sconcertato dagli annunci ai quali non seguono i fatti». E i fatti dicono che il governo, ancora una volta, ha scelto di escludere la loro categoria da quelle che possono presentare domanda per i vari decreti Ristoro emanati sinora.

Sciopero

Da qui la decisione di indire uno sciopero che le associazioni di categoria hanno fissato dalla serata di lunedì 14 alla mattinata di giovedì 17 dicembre: la serrata riguarderà sia i benzinai della rete ordinaria, sia le stazioni di servizio della rete autostradale. Afferma Belluco: «A essere onesti va detto che sarà difficile, vista la parcellizzazione del settore e l’aumento esponenziale delle cosiddette “pompe bianche” (ovvero le stazioni di servizio che non espongono le insegne delle grandi compagnie petrolifere, ma quelle di società locali) che in giro non si troveranno pompe aperte, resta però il fatto che, in questi mesi, i nostri fatturati sono scesi di un buon 30% e non si contano più ormai le stazioni di servizio che hanno chiuso i battenti». Disagi maggiori, per gli automobilisti, potrebbero riscontrarsi in autostrada anche perché, gli “autostradali” hanno il dente avvelenato nei confronti del governo come sottolinea il presidente dei benzinai dell’Ascom Figisc/Anisa Confcommercio: «Visto che in autostrada siamo obbligati a rimanere sempre aperti ci erano stati garantiti aiuti che, senza decreto applicativo, si sono sciolti come neve al sole: la solita promessa alla quale non seguono i fatti, un copyright di questo governo». Però, a giudizio di Belluco, altre potrebbero essere le forme di “resistenza” «a cominciare dal boicottaggio delle carte di credito e di debito, la cui gestione a noi costa parecchio e che, proprio mentre il governo spinge al massimo per l’utilizzo della moneta elettronica, probabilmente avrebbe creato maggiori difficoltà agli automobilisti evidenziando così le difficoltà nelle quali si dibatte la categoria. Purtroppo lo sciopero, proprio perché non potrà vedere una partecipazione massiccia per le difficoltà di cui si è detto, rischia di essere la “tigre di carta” di un settore in agonia che alle difficoltà strutturali ha dovuto aggiungere anche una pandemia che, bloccando gli spostamenti delle persone, ha ridotto gli incassi mantenendo inalterati i costi: una combinazione che prelude all’ormai prossimo progressivo fallimento delle piccole imprese di gestione».

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