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Sciopero del comparto edile, 70mila lavoratori incroceranno le braccia: il programma

Ad un anno dalla presentazione della piattaforma per il rinnovo del contratto, abbondantemente scaduto, è ancora stallo nelle trattative tra Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil e le associazioni imprenditoriali del settore edile

Ad un anno dalla presentazione della piattaforma per il rinnovo del contratto, abbondantemente scaduto, è ancora stallo nelle trattative tra Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil e le associazioni imprenditoriali del settore edile (industriali, artigiane e cooperative), tanto da indurre le organizzazioni sindacali a proclamare lo sciopero per l’intera giornata di lunedì 18 dicembre, fermando i cantieri.

LA MOBILITAZIONE

In occasione della mobilitazione si svolgerà una manifestazione interregionale a Padova, con partenza del corteo alle ore 9,30 dalla stazione ferroviaria e comizi in piazza De Gasperi dove, oltre ai rappresentanti sindacali, interverranno a portare le proprie testimonianze alcuni lavoratori. Molto consistente è la partecipazione attesa, con decine di pullman in arrivo da tutte le città del triveneto. La vertenza, che è stata oggetto in questi giorni di centinaia di assemblee, cantiere per cantiere, intende affrontare, oltre alla questione dell’adeguamento salariale (chiesti 106 euro), alcune criticità presenti nel lavoro edile, a partire dalla sicurezza in una categoria fortemente esposta agli infortuni, dalla legalità e lotta al sommerso (anche attraverso il rafforzamento delle casse edili), dalla qualificazione e crescita professionale in un settore che sta cambiando sia sul piano dei processi che dei prodotti.

DATI

“Nel Veneto – spiegano i segretari regionali di Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Valerio Franceschini, Francesco Orrù e Leonardo Zucchini – l’edilizia è uscita da una crisi pesantissima che ha decimato occupati ed imprese. Nel 2008 in regione gli addetti erano 180.000 (di cui 110.000 dipendenti); a fine 2016 sono scesi a 114.000 (di cui 71.000 dipendenti)”. Oggi siamo in presenza di una lieve crescita e per il 2018 l’Ance (Associazione Costruttori) prevede un andamento generale al rialzo, oltre ad un rilancio delle opere pubbliche. In questo scenario, le organizzazioni sindacali chiedono per la prima volta un contratto unico per tutto il settore (attualmente è diversificato tra comparto industriale, artigiano e cooperativo). “L’atteggiamento di chiusura delle associazioni datoriali è ingiustificato”, commentano Franceschini, Orrù e Zucchini che evidenziano come, a differenza dell’edilizia, “le vertenze contrattuali si siano concluse positivamente in tutti gli altri comparti affini, con aumenti salariali tra i 90 ed i 100 euro e risultati sul piano del welfare integrativo (a partire da sanità e previdenza) che invece i costruttori non vogliono affrontare”.

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