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Sequestro carne suina, associazioni in coro: «Controlli rinforzati ed etichettatura subito»

Dopo il maxi sequestro di carne suina potenzialmente infetta non si sono fatte attendere le reazioni unanimi di Coldiretti, Copagri, Ascom e Appe

Dopo il maxi sequestro di carne suina potenzialmente infetta non si sono fatte attendere le reazioni unanimi delle associazioni.

Coldiretti

Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova: «Il maxi sequestro di dieci tonnellate di carne suina importata dalla Cina e potenzialmente pericolosa per la diffusione della peste suina conferma quanto ripetiamo da anni: legislazione e burocrazia non garantiscono un adeguato controllo sui prodotti che varcano le nostre frontiere. Mentre i nostri allevamenti sono sottoposti a decine di controlli severi e rigorosi, sul fronte della qualità e della sicurezza alimentare, dall’estero entrano nel nostro Paese prodotti senza alcuna garanzia. La Guardia di Finanza e l’Ulss 6 di Padova hanno fatto un ottimo lavoro che va a beneficio dei produttori e dei consumatori. Più volte siamo stati al Brennero con i nostri allevatori per documentare come le frontiere siano un colabrodo e come il nostro Paese sia invaso da prodotti di dubbia provenienza che, oltre a rappresentare un’incognita per la salute pubblica, mettono in crisi con la concorrenza sleale il nostro settore suinicolo. Un motivo in più per spingere sull’etichettatura obbligatoria anche sui derivati della carne suina per garantire la trasparenza e la rintracciabilità di fronte agli allarmi sanitari che si moltiplicano con la globalizzazione degli scambi. Il sequestro di Padova rivela le falle del sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale pericoloso ai confini olandesi ma anche i ritardi a livello nazionale causati da una burocrazia che non comprende l’urgenza di tracciare gli alimenti che arrivano ai consumatori in una situazione in cui l’Italia importa ogni anno dall’estero circa 1 miliardo di chili di carni suine fresche e congelate. L’Italia, che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità, ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie».

Copagri

Dello stesso tenore l'intervento di Franco Verrascina, presidente della Copagri: «È importante continuare a lavorare per rafforzare e intensificare i controlli alle frontiere comunitarie, così da scongiurare il più possibile il propagarsi di malattie provenienti dall’estero, che potrebbero arrecare seri danni ai nostri allevamenti e alla nostra agricoltura; sarebbe poi interessante risolvere quello che si presenta come un paradosso, in base al quale la Cina importa le carni comunitarie ed esporta le sue produzioni. Per comprendere la grande dannosità della peste suina, basta guardare ai numeri della Repubblica Popolare Cinese: su una produzione totale di circa 450/500 milioni di capi ne è stato abbattuta in via preventiva il 20-30% circa, percentuale che potrebbe raggiungere addirittura il 50% se non si raggiungeranno i risultati di contrasto dell’infezione auspicati. Va da sé che a fronte di questi impressionanti dati, c’è la concreta possibilità che vada ulteriormente ad aggravarsi a nostro sfavore il paradosso dell’interscambio commerciale citato poc’anzi. Il nostro Paese, infatti, è fortemente deficitario di carne suina, con un tasso di autoapprovvigionamento pari al 62% in quantità, e si trova in una posizione in cui esporta 6mila tonnellate di carni suine a fronte di 80mila tonnellate importate».

Ascom

Questo, invece, il pensiero di Patrizio Bertin, presidente di Ascom Confcommercio Padova: «Adesso spero che sulle importazioni dalla Cina si accendano i riflettori: all’Ascom Confcommercio sono anni che lanciamo avvisi sulla pericolosità per la salute di tante tipologie di merci. Forse oggi, col maxi sequestro di 10 tonnellate di carni suine provenienti dalla Cina ed introdotte nell'Unione Europea anche per un’assenza di controlli nei grandi porti del Nord Europa, voglio credere che la gente prenderà coscienza dei rischi che si corrono. Alle donne e agli uomini della GdF di Padova comandati dal colonnello Fabio Dametto va tutta la nostra gratitudine per la costante azione di contrasto ad un commercio fuorilegge che, purtroppo, trova in Padova uno dei propri “hub dell’illegalità”, una questione che meriterebbe soluzioni ben più drastiche a tutela non solo del commercio ma, soprattutto, della salute. Per cui ben venga il sequestro dell'attività commerciale, effettuato in questo caso, per gravi e reiterate irregolarità»

Appe

Filippo Segato, segretario di Appe Padova, dichiara: «Innanzitutto desideriamo rivolgere, come rappresentanti degli esercenti e come cittadini, un sentito ringraziamento alle Istituzioni e, in particolare, alla Guardia di Finanza, all’Arpav e all’Ulss 6 Euganea per l’importantissimo lavoro di prevenzione e tutela che è stato svolto. Sembra che tra i destinatari della carne potenzialmente pericolosa, vi fossero anche ristoranti cinesi, particolarmente interessati ad acquistare carne suina a prezzo ridotto, soprattutto in questo periodo in cui il consumo di carne aumenta, poiché si festeggia il capodanno cinese»

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