Siccità: nessun intervento concreto, solo buone intenzioni

Confagricoltura sul piede di guerra: perché la Regione non destina le risorse disponibili nel Psr all'irrigazione?

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

A seguito della siccità che ha letteralmente bruciato i nostri prodotti, abbiamo sentito dichiarazioni accorate e piene di buone intenzioni da molte parti, compresi il ministro Catania e l'assessore all'Agricoltura del Veneto, Franco Manzato. Ma ad oggi dobbiamo constatare che il piatto è vuoto, e siamo profondamente sconfortati. Non c'è ancora la delimitazione delle aree colpite (che però dovrebbe essere approvata entro la prossima settimana), non c'è la deroga al piano assicurativo che consentirebbe interventi diretti e sgravi contributivi e, soprattutto, non c'è un soldo. Gli agricoltori non si aspettano molto in questa situazione di crisi economica, ma un po' di attenzione sì, e anche un po' di risorse per applicare gli sgravi contributivi previsti dal fondo di solidarietà nazionale.

Ma quello che lascia ancora più sconcertati è che di fronte alla nostra proposta concreta di sostenere lo sviluppo dell'irrigazione con le risorse disponibili nel PSR, la Regione stia facendo orecchi da mercante. Le risorse ci sono (circa 40 milioni di euro), alle riunioni ti dicono che si tratta di un'idea intelligente e poi nelle misure a bando gli investimenti irrigui si perdono nel mare magnum di altri interventi, alcuni dei quali di dubbia utilità sul piano imprenditoriale. Insomma, siamo sorpresi dall'inerzia dei politici e da un simile atteggiamento elusivo dell'apparato regionale. Ci sentiamo presi in giro da interlocutori che amministrano i nostri soldi con un'idea bucolica dell'agricoltura, senza conoscere le vere esigenze del settore. Purtroppo non hanno ancora capito che le poche risorse disponibili vanno investite nell'innovazione delle imprese, altrimenti anche in questo settore l’Italia non ha futuro: solo se potranno essere competitive le nostre aziende potranno continuare a svolgere un ruolo strategico per l'economia, supportando con le loro produzioni il grande sistema agroalimentare italiano.

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