Le spese fisse soffocano i consumi, Bertin (Ascom): «Dal 1995 quasi raddoppiati i costi»

Circa 7.400 gli euro l’anno pro capite che vengono destinati alle spese incomprimibili con la voce abitazione tra affitti, manutenzioni, bollette e utenze

Il 40,8% del totale delle nostre entrate se ne va in spese fisse: affitti, utenze, assicurazioni, sanità, carburanti, ecc., lasciando alle spese per i beni il 37,7% e ai servizi il 21,5%. «Questo significa – commenta analizzando i dati nazionali raccolti dall’Ufficio Studi di Confcommercio il presidente dell’Ascom di Padova, Patrizio Bertin – che si riduce sempre di più la dotazione di euro in capo alle famiglie da destinare ai consumi e questa è sicuramente una cattiva notizia».

I costi della vita

Circa 7.400 gli euro l’anno pro capite che vengono destinati alle spese incomprimibili con la voce abitazione che incide maggiormente arrivando a "mangiarsi" - tra affitti, manutenzioni, bollette, e utenze - 4.200 euro pro capite e con la spesa destinata agli alimentari che risulta in costante riduzione passando da poco più dei 3.000 euro pro capite del 1995 ai 2.700 euro del 2019. Nello stesso periodo aumenta la spesa per i servizi passata da 2.800 euro a quasi 3.900 euro. «Quello delle spese obbligate – continua Bertin – è una questione che abbiamo posto più volte e che riproponiamo anche al nuovo governo se non altro perché i prezzi si formano in regimi regolamentati e, comunque, in mercati scarsamente liberalizzati. Come già detto, tutto questo toglie risorse ai consumi più genuinamente oggetto di scelta e fatto 100 il dato di ciascun indice di prezzo nel 1995, Confcommercio ha documentato che nel 2019 il prezzo (medio ponderato) delle spese obbligate abbia raggiunto un valore di circa 190, rispetto all'indice per il complesso dei consumi ben al di sotto di 160». Dunque sono le spese obbligate ad avere i maggiori effetti inflazionistici visto che i beni commercializzabili si attestano intorno a 136 e un po' più dinamici sono stati i prezzi dei servizi commercializzabili che sono saliti a 154,5. «Va da sé – conclude il presidente dell’Ascom- che una seria politica di liberalizzazione dei mercati di offerta di molti beni e servizi obbligati avrebbe effetti benefici sul sistema produttivo nel suo complesso e, di conseguenza, sulla vita dei cittadini». Un giudizio “di merito” che giunge da chi la liberalizzazione la subì, repentinamente e senza grandi paracadute, con i famosi ”decreti Bersani” della fine degli anni ’90.

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