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Stipendi, dal primo luglio si cambia: niente più retribuzione in contanti a dipendenti, collaboratori e soci

Una decisione presa per contrastare l’evasione. Bertin: “Obiettivo chiaro e condivisibile, ma l’esperienza ci insegna che gli obblighi in Italia valgono solo per chi li vuole rispettare”

Nel nome della tracciabilità: dal primo luglio le aziende non potranno più pagare la retribuzione in contanti a dipendenti, collaboratori e soci lavoratori di cooperativa, indipendentemente dalla tipologia e durata del rapporto di lavoro instaurato.

Stipendi tracciabili

Le uniche modalità di pagamento consentite saranno infatti il bonifico bancario o postale, il pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente, l’emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o gli strumenti di pagamento elettronico, al fine di ottenere una maggiore trasparenza nella corresponsione degli emolumenti ai lavoratori nonché per contrastare il fenomeno dell’economia sommersa utilizzando modalità di pagamento tracciabili. Poche le eccezioni: i rapporti di lavoro domestico e quelli comunque rientranti nell'ambito di applicazione dei contratti per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

Sanzioni salate

Cosa succederà a chi si ostinerà a pagare in contanti? Sarà soggetto ad una sanzione amministrativa variabile da 1.000 a 5.000 euro ma, cosa ben più significativa, la quietanza fornita dal lavoratore con la sottoscrizione della busta paga non costituirà più prova dell'avvenuto pagamento della retribuzione. La sottoscrizione della busta paga dimostrerà soltanto la sua regolare consegna al dipendente, mentre la prova dell'effettivo pagamento sarà totalmente a carico del datore di lavoro.

“L’esperienza dei voucher non ha insegnato nulla”

Patrizio Bertin, presidente di Ascom Padova, commenta così il cambiamento: “L’obiettivo è chiaro e condivisibile ed è quello di contrastare l’evasione anche in campo retributivo. L’esperienza però ci insegna che gli obblighi, in questo Paese, valgono solo per chi li vuole rispettare e anche in questo caso temo che gli onesti dovranno caricarsi di nuova burocrazia (e di nuovi costi), mentre chi non ha nessuna intenzione di muoversi nell’ambito della legalità troverà sicuramente qualche escamotage a cominciare dal lavoro in nero. Purtroppo l’esperienza dei voucher, aboliti del tutto quando invece avrebbero meritato un’analisi migliore, sembra purtroppo non aver insegnato nulla”.

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