Domenica, 26 Settembre 2021
Economia

Vini doc padovani, -3,6% di export a causa del Covid

Cia Padova: «Scongiurato il rischio dell’introduzione dei Dazi Usa, avrebbero rincarato il prezzo finale delle bottiglie del 15-20%». USA primo Paese importatore di prodotti vitivinicoli italiani»

Il covid taglia del 3,6% l’export di vino delle Doc padovane: Bagnoli di Sopra, Colli Euganei, Corti Benedettine e Merlara. Un andamento, questo, dovuto a tensioni e timori per la situazione di incertezza globale che si è venuta a creare dalla fine dello scorso febbraio. Tuttavia, osserva Cia Padova, il fatto che nei giorni scorsi gli Usa (ovvero il maggior Paese importatore di vino italiano) abbiano ufficialmente depennato i prodotti viti-vinicoli dalla lista di quelli interessati dai dazi rappresenta “una luce in fondo al tunnel”.

USA

Da solo il mercato degli Stati Uniti vale circa il 25% delle esportazioni di vino padovano (6.637 gli ettari vocati in tutta la provincia, 89.288 quelli in Veneto), per un fatturato complessivo che nel 2019 è ammontato a 33.152.379 euro (il fatturato totale della Regione Veneto è stato invece di 473.605.424 euro - elaborazione dati Veneto Agricoltura). In dieci anni, dal 2010 al 2019, il valore è cresciuto del 148,2%, «segno di una sempre maggiore attenzione verso i nostri prodotti di qualità da parte degli Usa e dell’estero in generale», chiarisce Cia Padova.

Vino

«Una bottiglia di vino, venduta in Italia a 5 euro, solitamente finisce sugli scaffali americani a circa 20 dollari, ovvero 18 euro – spiega Diego Bonato, titolare dell’azienda agricola Reassi di Rovolon – Questo rincaro è motivato dai diversi passaggi in filiera: difficilmente l’importatore iniziale corrisponde con l’ultimo anello della catena, vi sono degli intermediari da pagare». I dazi Usa avrebbero rincarato il prezzo finale di una bottiglia fino ad un 15-20%, di fatto disincentivando l’acquisto di prodotti vitivinicoli padovani, in un contesto già di per sé molto complicato. «Nel 2020 l’ipotesi dell’introduzione di nuove tasse ha generato un diffuso allarmismo fra gli addetti ai lavori – commenta Giovanni Bressanin, direttore commerciale dell’azienda MonteVersa di Vò – Il segreto per superare questo momento di difficoltà, ora che non dobbiamo più temere nuovi apprezzamenti dettati dai dazi Usa, è continuare a puntare sulla qualità”. Anche perché “il consumatore americano, così come il cittadino di qualsiasi altro Paese, è disposto a pagare di più se ha contezza che si tratta di un prodotto Doc, e di conseguenza garantito».

Importatori

«Gli importatori cercano le eccellenze italiane, soprattutto il vino – precisa il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini – in quanto sono un sinonimo di genuinità e garanzia al 100%. La rete dei Dazi avrebbe potuto bloccare, almeno in parte, l’export. Stiamo tuttora attraversando un periodo di emergenza sanitaria a livello planetario, ulteriori imposte avrebbero dato il colpo del ko ad un settore che sta tentando di tenere le proprie quote di mercato”. “Nell’immaginario collettivo – prosegue la sua analisi - il made in Italy ha sempre una marcia in più. Siamo chiamati a difenderlo da attacchi speculativi e che rispondono a logiche di protezionismo che ormai fanno parte di un sistema economico ampiamente superato. Fra gli obiettivi a breve termine occorre rilanciare l’export di vino, italiano, veneto e padovano, al fine di colmare le perdite che si sono venute a creare a motivo del covid. Stiamo dalla parte dei produttori per centrare questo risultato».

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