Economia

Vino senza alcool? Coldiretti boccia "l'idea" di Bruxelles

Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova: «Il giusto impegno dell’Unione per tutelare la salute dei cittadini non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate»

Togliere l’alcol dal vino ed aggiungere acqua? Gli imprenditori di Coldiretti Padova, riuniti in assemblea provinciale a Cervarese Santa Croce, bocciano l’ultima trovata di Bruxelles per il settore enologico, già sotto attacco con la proposta di introdurre etichette allarmistiche per scoraggiarne il consumo. «Meglio sarebbe – sottolinea Tino Arosio, direttore di Coldiretti Veneto, intervenuto all’assemblea provinciale – che l’Unione Europea lavorasse per un programma di ulteriore qualificazione del vino, che la riaffermi a livello globale, come la culla della cultura del vino e l’Italia come il territorio che esprime la migliore espressione qualitativa, con una biodiversità che va difesa e non annacquata».

Produzione

La provincia di Padova, ricorda Coldiretti, vanta una consolidata vocazione vitivinicola di qualità con quasi 6.800 ettari di vigneti, 3.600 imprese viticole impegnate nella produzione di oltre 900 mila quintali di vino, in gran parte a denominazione di origine Doc e Docg, sia sui Colli Euganei che in pianura. L’ipotesi di svilire la produzione enologica con l’introduzione del vino annacquato e senza alcol trova la ferma opposizione dei produttori che nei mesi scorsi hanno bocciato anche altre “proposte” che non tengono conto dell’identità e della distintività del vino made in Italy e del lavoro dei produttori sul fronte della qualità. «La schizofrenia creativa dell’Unione Europea non smette di stupirci – ricorda Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova  - e arriva a proposte come quella di allungare il vino con l’acqua e mettere etichette allarmistiche sulle bottiglie di vino. Stiamo combattendo una nuova battaglia contro chi vorrebbe togliere l’alcol dal vino ed aggiungere acqua per scoraggiarne il consumo. Il giusto impegno dell’Unione per tutelare la salute dei cittadini non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate».

Vino vero

In difesa del “vero” vino del territorio a fianco di Coldiretti si schierano anche i consiglieri regionali Elisa Venturini, padovana, già consigliere provincia e sindaco, che ben conosce il nostro territorio, e il veronese Alberto Bozza, firmatari della mozione in Consiglio Regionale per sollecitare «l’adozione di iniziative per la tutela del comparto vitinicolo e del consumatore e agire in sede europea affinché il prodotto dealcolato non sia definito vino ma sia identificato con il termine ‘bevanda’ a tutela del consumatore», con l’esclusione dei vini a marchio da questa pratica. “E’ un segno importante di attenzione verso la viticoltura padovana e veneta – aggiunge Bressan – una vera e propria eccellenza riconosciuta a livello internazionale che non può essere svilita da iniziative discutibili”.

Produttori

«Non può essere permesso di chiamare vino un prodotto in cui sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità – aggiunge Emanuele Calaon, giovane viticoltore dei Colli Euganei - per effetto di trattamento invasivo che interviene nel processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino. Così come per la pratica dello zuccheraggio, che viene consentita nei paesi del Nord Europa  per aumentare la gradazione del vino mentre è vietata nei paesi del Mediterraneo e in Italia. Per non parlare del via libera al vino “senza uva” ovvero ottenuto dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes. Una pratica enologica che altera la natura stessa del vino che storicamente e tradizionalmente è solo quello interamente ottenuto dall’uva».

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