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Voucher, i dati Inps: il Veneto è la seconda Regione per tagliandi, Padova tra le prime

E' evidente - afferma Bertin - che la parte più produttiva del Veneto viaggi su un binario unico e lo dimostra proprio il fatto che in sei province su sette, è il commercio che si piazza al primo posto in quanto a voucher venduti

Adesso che sono stati aboliti e che il governo cerca di mettere una pezza ad una situazione che, bene che vada, apre sul fronte del lavoro "nero", sui voucher, finalmente, arrivano i dati oggettivi dell'Inps relativi al 2016. "Anche se i dati - commenta Patrizio Bertin, presidente dell'Ascom Confcommercio di Padova - vanno comunque "letti" e non sempre la cosa è di facile interpretazione".

VOUCHER. Ad ogni buon conto, alcuni aspetti appaiono incontrovertibili. Ad esempio che il Veneto sia la seconda regione per voucher acquistati nel corso dell'anno passato: 17.127.616 contro un primato di 25.091.170 voucher acquistati in Lombardia ed una terza piazza appannaggio dell'Emilia - Romagna che di voucher, nel 2016, ne ha acquistati 16.778.670. Significativa poi la suddivisione per province del Veneto dove le cinque centrali (ovvero senza Belluno e Rovigo che fanno sempre storia a sé) sono praticamente tutte sullo stesso livello se si esclude una leggera prevalenza di Verona che totalizza 3.474.971 voucher venduti. Per le altre province i "distacchi" sono trascurabili: Padova infatti è a quota 3.061.994, Treviso segna 3.060.224, Venezia si attesta a 3.042.068 e Vicenza è leggermente sotto quota 3 milioni con una cifra pari a 2.958.141.

I COMMERCIALI. "E' evidente - continua Bertin nella sua analisi - che la parte più produttiva del Veneto viaggi su un binario unico e lo dimostra proprio il fatto che in sei province su sette (esclusa Rovigo dove primeggia il turismo), è il commercio che si piazza al primo posto in quanto a voucher venduti". Con qualche significativa differenza: mentre a Verona i voucher "commerciali" sono 483.633, a Padova sono quasi centomila in meno, esattamente 398.513, ben al di sotto anche di Treviso (479.842). Meno marcata, invece, la differenza con Venezia e Vicenza. "Ciò che però balza agli occhi per quanto attiene la nostra provincia - precisa il presidente dell'Ascom di Padova - è che la somma tra commercio, turismo e servizi (che valgono il primo 314.800 ed il secondo 360.000) copre da sola, con i suoi 1.073.313 voucher più di un terzo del totale".

GIUDIZIO EQUILIBRATO. "Sul tema direi che non è il caso di stracciarsi le vesti - sottolinea Bertin - nel senso che serve un giudizio equilibrato. Fin dal primo momento, infatti, noi abbiamo messo in guardia sull'utilizzo "allegro" dei voucher. Quando leggo che solo nella nostra provincia 1.524.711 voucher sono stati venduti per "attività non classificate" e altri 49.004 per "restanti attività" comincio a sospettare che qualcosa non sia andato per il verso giusto che sarebbe quello di intervenire con i voucher laddove esigenze contingenti e limitate nel tempo e nelle modalità autorizzano l'utilizzo, secondo noi, di ben determinate categorie di persone, in primis studenti e pensionati. Purtroppo comportamenti non in linea con questa filosofia ha finito per portare acqua al mulino di chi, con l'acqua sporca, ha deciso di gettare anche il bambino. Risultato? Abbiamo, ad esempio, ristoratori che non possono regolarizzare i camerieri che servono per un banchetto e che, oggettivamente, non sanno che pesci pigliare visto che, le alternative, sono costose non tanto in termini di soldi quanto piuttosto di burocrazia".

VERIFICA. Insomma all'Ascom non promuovono crociate ma chiedono senso di responsabilità e verifica puntuale e non ideologica della realtà.

"Io credo che vada tenuta nella massima considerazione soprattutto una cosa: se i voucher - conclude il presidente Bertin - hanno avuto l'enorme successo che ha indotto molti ad esondare dall'ambito per il quale erano stati pensati, lo si deve anche alla totale assenza di burocrazia. E questo è un segnale che dovrebbe essere colto, non solo per i voucher ma per tutto ciò che attiene al nostro rapporto con la pubblica amministrazione".  
 

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