Fiera delle parole, presentazione “Il paradosso di Pancrazio” alla Feltrinelli

“Il paradosso di Pancrazio” è il primo romanzo di Luigi Pistillo (Mursia, pagg.235, 16 euro). Pancrazio viene definito nella prefazione di Andrea G.Pinketts “ un po’ cugino di Candide, cognato sfigato di Forrest Gump, ma sostanzialmente figlio spaesato di Marcovaldo “. L’ambientazione del libro è quella di Milano, ma potrebbe essere di qualsiasi altra metropoli della Terra. Il periodo in cui si svolgono le vicende pancraziane è a cavallo tra la fine del secolo scorso e l’inizio del nostro secolo. Pancrazio viene definito dall’autore come un “vessillario dello scialbore”. Precario affettivamente e professionalmente, figlio unico ancorato alle avvolgenti premure della madre; è fortemente dipendente da Internet, fonte ineguagliabile per lui del sapere. È un po’ indolente, privo di ambizioni, sensibile ai piaceri della tavola che però vive in modo conflittuale. Della sua compagnia fanno parte Carlo Biagiotti, il padre, suo scoppiettante e bizzarro “contraltare”, una sorta di antagonista; Giovanna, la madre, devota di Padre Pio, virtuosa e paziente; Franco, l’amico dotato di cultura e modesto conoscitore delle cose della vita ed in particolare del mondo muliebre. Su quest’ultimo fronte, l’immagine che Pancrazio offre ai lettori è di un uomo certamente interessato all’amore, tuttavia incerto, emotivamente poco coinvolto. È fragile nei confronti dell’altro sesso e questa sua fragilità lo rende vulnerabile e lo porta a vivere avventure grottesche, diventando, altresì, facile preda di donne senza scrupoli. Pistillo offre, attraverso i personaggi femminili del suo romanzo, la rappresentazione esasperata di tipologie di donna presenti nella società odierna. E allora ecco che il protagonista si imbatte, su una piattaforma di blog, in una sedicente (ma ahimé poi scoprirà non seducente) intellettuale di origine veneta, che per mesi lo ammalia con la sua cultura, facendolo spesso sentire inadeguato, salvo poi rivelarsi un bluff nel momento in cui l’ account si farà carne. Sempre online, grazie a un amico di chat, in periodo di vacche magre della sua vita sessuale, entra in contatto con la così detta “Porkona” il cui soprannome fa presagire indimenticabili dis-avventure erotiche. Ad un certo punto Pancrazio sembra aver incontrato l’amore, Rosy, una bella donna che viene dal Sud che oltre a essere dotata di avvenenza fisica è anche un’intellettuale, una giornalista, anzi una mezza giornalista. Pancrazio sembra quasi doversi ricredere sul genere femminile ma sarà proprio la sagacia di Rosy a essere usata come arma per avere dei favori. Ma è una vicina di casa a incarnare la prepotenza quasi mascolina che Pistillo attribuisce ad alcune donne. Sotto il profilo intellettivo, erotico e per affermare la propria supremazia (condominiale) le donne ne “Il paradosso di Pancrazio” vengono disegnate come esseri dominanti, quasi delle megere. Pur essendo volutamente provocatorio ed eccessivo l’autore però non cade mai nella misoginia, ma piuttosto la sua critica appare una lettera d’amore alla femminilità.

Seguono tutti gli altri personaggi (medici sanguisughe, politici “tutta chiacchiera”, donne inaffidabili, vicini insopportabili, tutori dell’ordine in pantofole, controllori di autobus che angariano i viaggiatori etc), assurdamente tragici e insieme buffi, interpreti di vicende intarsiate di grottesco, caratteristici nel tempo nostro, incontrati quasi per caso o consuetudine giornaliera, o meglio, scelti dalla scrittura comica e beffarda di Pistillo e dalle sue intenzioni satiriche, per rappresentarci, con arte sopraffina, e nel modo più divertente possibile, una esasperata, per contrasto, vita metropolitana di oggi, più o meno segreta, più o meno normale…Ne vien fuori anche, come inevitabile riferimento, un quadro clamoroso e paradossale dell’intera nostra civiltà contemporanea della incomunicabilità, inquinata dal web e dalla tv, ridicolizzata attraverso un gustoso e fantasioso uso della lingua ove si mescolano l’aulico con il vernacolare, il gergo giovanile con il modo di parlare dell’italiano medio. “Il paradosso di Pancrazio” è un libro che, pur trattando temi e situazioni che inducono alla riflessione, risulta sin dalle prime pagine spassoso, adatto ad essere gustato anche come un libro di pura evasione.

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