Antonio Manzini e “Il tempo del giallo”, il magnetismo dell’antieroe a Palazzo Maldura

Nessuno tifa per un campione senza difetto La perfezione ci infastidisce, rende l’uomo “super” prima che eroe. Amiamo l’umano, il brillante ma problematico alla Holmes (archetipo per eccellenza, rivisitato in mille salse nelle varie trasposizioni), il detective tanto sregolato quanto logico, che ha fatto la fortuna di libri e film. Perché cambiano i protagonisti, le città, le vittime ma è sempre quella vena di inusuale che rende il genere giallo e i suoi antieroi irresistibili come poco altro: speriamo in una loro redenzione, ma, infondo, ci crogioliamo nella loro reticenza.
Ci piacciono disillusi ma idealisti, complessi ma coerenti, scontrosi ma empatici, quasi dicotomici insomma. Quasi, però.

“Credo nelle persone umane. Rocco Schiavone è un uomo e ha un'umanità molto forte, è empatico. Fa il poliziotto ma è cresciuto per strada”. Antonio Manzini, scrittore e autore della serie di Rocco Schiavone, parla così della sua creatura, prototipo di un detective tutt’altro che banale.
Rocco Schiavone è burbero, sarcastico, romano fino al midollo, cinico con tutto e chiunque. Ma ha talento. Ed è questo che rende l’anti eroe così magnetico: al genio perdoniamo (quasi) tutto, perché il talento giustifica (quasi) tutto. Perché dunque, siamo così attratti dai protagonisti del giallo?

Mercoledì 10 maggio alle 16.30 in aula H a Palazzo Maldura il Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova organizza l’incontro “Il tempo del giallo”, tenuto da Antonio Manzini, scrittore e autore della serie di Rocco Schiavone, per il ciclo “Seminari di cinema e letteratura: L’autore e il sistema dei generi”. Antonio Manzini è un attore, sceneggiatore, regista e scrittore romano. È autore di diversi romanzi e racconti gialli, tra cui Pista nera (Sellerio -2013) e La costola di Adamo (Sellerio-2014)

I Seminari di Cinema e Letteratura, nati nel 2014, si inseriscono in un filone di studi ben radicato nella tradizione della ricerca padovana e ambiscono a rappresentare un terreno d'incontro per discutere e approfondire i rapporti tra linguaggio filmico e letterario, offrendo un punto di vista originale su temi e territori di confine tra diverse discipline (letteratura, cinema, filologia, linguistica, comparatistica).

L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Per informazioni:
denis.brotto@unipd.it

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