“L'Arte - il senso di una vita” mostra al MAC di Teolo

Si inaugura sabato 21 maggio, alle ore 18 , la nuova esposizione di una selezione di opere dedicata ai “paesaggi” della collezione del MAC Museo di Arte Contemporanea Dino Formaggio al Palazzetto dei Vicari a Teolo, Seconda edizione de "l'Arte - il senso di una vita”.

Con l’occasione il MAC esporrà anche un’opera di Primo Pegoraro, straordinario acquerellista del ‘900 padovano, donata dai familiari al Museo.

Dell’artista si potrà ammirare anche una piccola retrospettiva. L’evento, che vede ancora una volta l’impegno dell’Amministrazione comunale e del Sindaco Moreno Valdisolo, segna una nuova tappa della vita del Museo che prevede esposizioni cicliche, riproponendo in ogni edizione una parte delle centinaia di opere raccolte da Dino Formaggio nella sua lunga vita, grazie alle donazioni di artisti o dei loro eredi.

“Con questa nuova esposizione, spiega Daniele Formaggio, si intende creare una sinergia con il dolce paesaggio dei Colli Euganei e del Comune di Teolo, che offre agli appassionati tante eccellenze ambientali, culturali ed enogastronomiche. Il progetto del MAC, voluto da mio padre Dino, ha infatti anche l’obiettivo di coinvolgere il territorio con l’arte nelle sue varie forme ed epoche.

L’appello del Sindaco agli imprenditori: “aiutateci a sostenere il nostro presidio culturare”

Ancora una volta l’amministrazione di Teolo, sostiene questa iniziativa culturale che rende il nostro territorio più ricco, spiega Valdisolo, uno sforzo che però è sempre più pesante da sostenere economicamente per una piccola amministrazione come la nostra. Mi appello per questo a quanti credono nello sviluppo turistico e culturale del territorio, nella sua valorizzazione anche attraverso l’arte di cui il MAC è un presidio importante. Nuove risorse consentirebbero di progettare iniziative importanti e di valore per tutti.

Progetto e allestimento dell’esposizione a cura di Stefano Annibaletto e dell’artista Raffaella Surian.

Primo Pegoraro (Padova, 1915-2007), artista sensibile e discreto, sviluppò nella sua maturità un linguaggio di raffinato rigore attraverso l’uso di chine colorate stese a pennello e spesso acquarellate. In special modo nella natura morta, con variazioni di fiori, tessuti, cartocci, bottiglie e frutti, mise alla prova gli equilibri della composizione e della gradazione della luce, dal bianco della carta alle velature di grigio, passando attraverso lo squillante brillare delle lacche rosse.

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