Un grandioso omaggio a un padovano immenso: l'anteprima della mostra "L'Egitto di Belzoni"

Grande successo per la "première" dell'esposizione dedicata a Giovanni Battista Belzoni e in programma al Centro Culturale San Gaetano da venerdì 25 ottobre 2019 al 28 giugno 2020

C’è una scena nel film “Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta” nella quale Harrison Ford cade all’interno di una tomba egizia e si ritrova immerso fra polvere, mummie e ossa: una sequenza cult che descrive lo spirito avventuriero dell’esploratore e archeologo immaginato da George Lucas. Quella stessa scena ha però uno sceneggiatore ante litteram: si tratta del padovano Giovanni Battista Belzoni, che nel suo diario di viaggio, “Il Narrative”, descrive una scena identica. Non è un segreto, infatti, che il grande cineasta si sia ispirato alla figura poliedrica di Belzoni per costruire il personaggio di Indiana Jones. A duecento anni dal suo ritorno in Italia, la mostra “L’Egitto di Belzoni - Un gigante nella terra delle piramidi” celebra l’epopea di un grande esploratore, conosciuto in tutta Europa ma spesso poco celebrato in patria.

Giovanni Battista Belzoni

E per "patria" si intende anche Padova, la sua città natale. Che ha voluto rifarsi, e con gli interessi: chi si recherà al Centro Culturale San Gaetano in via Altinate da venerdì 25 ottobre 2019 al 28 giugno 2020 avrà la possibilità di immergersi nel mondo di Giovanni Battista Belzoni, personaggio fuori dagli schemi che ha avuto il merito di far conoscere l’Egitto in tutto il mondo. Una grande mostra archeologica, un’esposizione di reperti originali, disegni e racconti che narrano l’epopea di questo personaggio sui generis (con materiale provienente da prestigiosi musei italiani ed europei) e con alcuni pezzi e documenti esposti per la prima volta. Il percorso racconta la vita del “grande Belzoni” alternando sistemi di visita tradizionali, con teche e pannelli esplicativi, a momenti di grande impatto emotivo con il ricorso a tecnologie innovative, effetti multisensoriali e multimediale a effetto immersivo. Ricostruzioni ambientali e ricostruzioni evocative di oggetti di grandi dimensioni in scala reale suggeriscono l’entità delle imprese belzoniane anche dal punto di vista tecnico. Il percorso espositivo diventa a tratti uno spazio scenico che coinvolge il visitatore in spettacoli teatrali e in giochi d’acqua virtuali; uno spazio in cui l’alternarsi di passaggi stretti e labirintici, evocativi del percorrere cunicoli all’interno delle sepolture, e di spazi più ampi suscita continuamente il desiderio vedere che cosa accadrà dopo. Il percorso è arricchito da postazioni multimediali interattive, con monitor touch screen, per approfondimenti su temi specifici.

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La mostra è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, con il sostegno della Camera di Commercio di Padova, il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e organizzata dal Consorzio Città d’Arte del Veneto e dall’agenzia di comunicazione Gruppo Icat. Le 150 opere esposte - fra scritti, disegni, tavole e reperti - riscostruiscono un panorama suggestivo e inedito dell’Egitto: è, appunto, l’Egitto di Belzoni, quindi quello di inizio ‘800, territorio ancora tutto da esplorare e da conoscere che è stato luogo di amicizie e collaborazioni, ma anche di dispute fra i vari archeologi e personaggi che gravitavano nell’area del Nilo. In mostra, infatti, ci saranno sia reperti che raffigurano il grande culto delle divinità in Egitto, come la statuetta di Thot in forma di Ibis o il rilievo della dea Maat, ma anche alcuni frammenti che raccontano, per esempio, la centralità della musica nella cultura egizia oltre alle tavole e ai disegni che arricchivano il "Narrative" scritto da Belzoni con le raffigurazioni delle sue “imprese impossibili”, creando così una graphic novel ante litteram. Esposte anche le due statue della dea Sekhmet, rinvenute a Tebe e donate a Padova da Belzoni nel 1819: un omaggio e un regalo alla città del Santo da cui era partito, lasciando la casa dei genitori al Portello. Le due statue furono esposte a lungo all’entrata della porta Orientale del Palazzo della Ragione e ora sono conservate al Museo Archeologico di Padova, ma riprodotte anche all’interno della Sala Egizia del Caffè Pedrocchi.

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La storia e le scoperte di Belzoni hanno avuto una grande eco in Europa. Prova ne è il fatto che sono esposte in prestigiosi musei a Londra e a Parigi. Dal British Museum, infatti, arriva a Padova una sfinge a testa di falco rinvenuta da Belzoni ad Abu Simbel: in mostra si potrà vedere, accoppiati, sia il disegno che l’esploratore fece della sfinge sia il reperto vero e proprio. Dal Louvre, invece, arriva una coppa in oro, decorata a sbalzo, che faceva parte di un corredo funerario, e oggi parte della collezione Drovetti, il grande amico e nemico di Belzoni. Da Bristol arrivano invece alcuni disegni, realizzati a mano da Belzoni e da Alessandro Ricci, altro collega esploratore del padovano, che rappresentano le decorazioni della tomba di Sethi I. Sempre appartenenti alla tomba di Sethi I sono le statuette in legno in arrivo da Bruxelless, mentre dalla Cambridge University Library sono in mostra alcuni disegni di Johann Ludwig Burckhardt, grande studioso e amico di Belzoni. Di Burckhardt ci sarà inoltre un interessante quaderno di grammatica araba, utilizzato all’epoca per comunicare con gli egiziani.

Il video con le prime immagini della mostra

La piramide di Chefren

La sorpresa finale di tutto il percorso espositivo? Nel grande atrio del San Gaetano è riprodotta in scala 1 a 15 la grande piramide di Chefren, alta circa 10 metri e con base di 15 metri. Fra le principali piramidi dell’area di Giza, e all’epoca di Belzoni ritenuta ancora impenetrabile, l’esploratore riuscì, dopo lunghi giorni di tentativi, a scoprire un varco di accesso. Una volta entrato, scavando e strisciando lungo i cunicoli e i corridoi arrivò alla camera sepolcrale dove pose la sua firma: “Scoperta da G. Belzoni. 2.mar.1818”.

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Giordani e Colasio

Ovviamente presente al vernissage iniziale il sindaco Sergio Giordani, di poche ma sentite parole: «L'assessore Colasio ha avuto una grandissima idea, giusto omaggiare un vero simbolo di Padova. Sono convinto che sarà una grandissima mostra, e saprà fare del bene a questa città». Emozionato l'assessore alla cultura Andrea Colasio, capace di tracciare un bellissimo profilo di Belzoni: «Non potevamo non fare questa mostra come padovani, e uno dei compiti principali è quello di restituirgli dignità perché è stato dimenticato dalla storia. Questa prima mostra italiana a lui dedicata cancella quidni un vuoto di conoscenza e ci restituisce la vera dimensione e il valore di un personaggio controverso su cui fino ad oggi c’è stata una sorta di “damnatio memoriae” e soprattutto una grave sottovalutazione del ruolo di precursore della moderna egittologia che ha svolto. Belzoni era un esploratore diverso dagli altri del suo tempo, che documentava con precisione scientifica ciò che scopriva di cui comprendeva benissimo l’importanza storica e culturale al punto di mettere la sua firma sui reperti che portava in Europa. Al San Gaetano che abbiamo ristrutturato (grazie a una spesa di un milione e mezzo di euro, ndr) adeguandolo agli standard internazionali per ospitare grandi mostre con opere preziose, offriamo quindi per la prima volta una immagine a tutto tondo di Belzoni in un percorso espositivo che affianca alla rigorosa esposizione di reperti provenienti dai maggiori musei d’Europa, un percorso immersivo che si avvale delle più recenti tecnologie multimediali. Al pubblico sarà così offerta una visita di grande valore scientifico proposta in modo affascinante e coinvolgente. Esattamente 200 anni fa, nell'ottobre del 1819, Belzoni tornava a Padova dall'Egitto ed era accolto come un eroe tanto da meritarsi immediatamente l'intitolazione di una parte del Palazzo della Ragione, con un marmo sulla porta est. Giovanni Battista Belzoni ha compiuto imprese incredibili, facendo scoperte che nessuno aveva fatto prima, e questo è il nostro riconoscimento per un grande genio della nostra città». Volete un consiglio? Visitatela, visitatela e ancora visitatela: ne rimarrete entusiasti.

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