Scommessa vinta, alla faccia del Covid: successo di pubblico per il Future Vintage Festival

Più di 50 relatori e 45 appuntamenti tra incontri culturali, workshop e selezioni musicali, hanno attirato nella città di Padova un pubblico sempre più extra territoriale, ancora più attento, motivato e digitalizzato

Si conclude l’XI edizione di Future Vintage a Padova (11-12-13 settembre) nell’inedita veste tutta all’italiana titolata #AllYouCanItaly, un’edizione che ha vinto una sfida completamente nuova rispetto alle precedenti, ovvero quella di riconfermare un format ricco di appuntamenti e un’offerta culturale gratuita, risultando uno degli pochi festival in Italia in un contesto post Covid a rimanere in piedi. La manifestazione - organizzata da Superfly Lab e dall’associazione Vintage Factory, realizzata in collaborazione con il Comune di Padova, il Patrocinio della Regione Veneto e con la main media partnership di Radio Deejay e m2o - ha vinto la scommessa di poter proporre un’iniziativa in totale sicurezza, senza rinunciare al proprio spirito unico. Più di 50 relatori e 45 appuntamenti tra incontri culturali, workshop e selezioni musicali, hanno attirato nella città di Padova un pubblico sempre più extra territoriale, ancora più attento, motivato e digitalizzato, che diviene il primo testimonial della città, rimbalzando e promuovendo i suoi contenuti sui social.

Risposta positiva del pubblico

La risposta del pubblico è stata molto positiva (per partecipare al festival era necessario prenotarsi online selezionando giorno e scaglione orario per accedere al Centro San Gaetano), dimostrando la voglia di condividere visione ed esperienze, pur dovendo rispettare con cautela le regole di sicurezza necessarie. Inoltre sono andati sold out tutti gli incontri e i workshop in programma, sulla base delle capienze consentite dalle norme di sicurezza. Un forte segnale per il mondo degli eventi, su come possa affrontare questo nuovo contesto post pandemia, dando un valore fondamentale alla cultura, che ci permette di rimanere attenti sul mondo che ci circonda, rimodulando i format affinchè si possano svolgere in sicurezza, senza rischi per i visitatori. Le misure di sicurezza messe in campo - ingressi contingentati attraverso scaglioni orari e prenotazioni online, misurazione della temperatura attraverso termoscanner all’avanguardia, vigilanza costante per evitare assembramenti e mantenere i distanziamenti, sanificazione costante delle aree comuni e di tutti i punti di contatto e molto altro ancora - non hanno frenato l’entusiasmo del pubblico. Hanno tutti accettato di buon grado i controlli degli accessi e le indicazioni del personale dell’evento con molta pazienza ed educazione. A tal proposito, l’Assessore al Commercio e agli Eventi del Comune di Padova Antonio Bressa aggiunge: «È una vera soddisfazione che si sia tenuto anche quest’anno il Future Vintage Festival e che gli accorgimenti messi in campo per il Covid abbiano comunque permesso di confermare l’autenticità di questo importante appuntamento. La città trae infatti un grande beneficio da eventi di tendenza come questo. Ringrazio chi ci ha creduto e i partner, a partire da Radio Deejay, che hanno permesso a Padova di godere di un’ottima vetrina nazionale».

Osservatorio sull’“italianità” post-Covid

#AllYouCanItaly, l’inedito payoff che ha fatto da cappello all’XI edizione Future Vintage, ha dato modo di far esplorare al pubblico della kermesse contraddizioni, primati e stereotipi del genio italico attraverso talk, expo e selezioni musicali dei più grandi pionieri della nostra musica nel mondo, per ripercorrere le origini del mito del Made in Italy, tra moda, cultura, arte e comunicazione. Ciò che ne è emerso è l’unicità del nostro “brand” tricolore, che ha reso l’Italia una meta desiderabile e sinonimo di qualità nel mondo. Dal fashion all’automotive, dall’arte al cibo, dalla musica al design, la creatività italiana ha conquistato il mondo, soprattutto a cavallo degli anni ‘80, ridefinendo canoni, standard di qualità e linguaggi, diffondendo beni legati al benessere, prodotti gaudenti che hanno associato al Made in Italy la mission di far star bene se stessi. La crisi economica prima e la pandemia poi hanno ovviamente cambiato drasticamente il contesto globale. Il concetto di italianità diviene qualcosa di meno definibile e quasi anacronistico se comparato alla sfida globale aperta dai nuovi mercati. Inoltre il baricentro delle nuove tendenze ora si sposta sempre più verso le “periferie”, rispetto ai centri canonici capaci fino all’altro giorno di aggregare interesse e nuovi linguaggi.

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Il nuovo è “l’Altro”

Future Vintage è il festival che esplora le origini dei linguaggi contemporanei e nel corso dei talk in programma, i vari relatori hanno potuto confrontarsi, evidenziando delle conclusioni comuni. Il nuovo è sempre più “l’Altro”, come afferma la vicedirettrice di Elle, Michela Gattermayer, ospite della kermesse. Ovvero nuovi soggetti sociali a cui si guarda con maggiore interesse, perchè portatori di storie forti e contaminazioni che vanno a sovrapporsi ad un’italianità che è sempre stata frutto di ripetute stratificazioni. Un mix di colori e culture, che ha prodotto qualcosa di unico, e che continua tuttoggi a mutare e a generare interesse. Soprattutto in ambito musicale i protagonisti della nuove fenomeni musicali sono sempre più italiani “diversi”, che mischiano la nostra cultura con quella dei paesi d’origine, e che divengono voci generazionali, nuovi punti di riferimento per milioni di nuovi cittadini e consumatori. Al tricolore si aggiungono così sempre più nuove sfumature cromatiche. Altro punto focale emerso da questa edizione di Future Vintage è ovviamente l’effetto della pandemia nel mondo della comunicazione e nella società. Il lockdown globale ha inoltre avuto la funzione di far emergere, soprattutto nei vari ambiti creativi, chi ha davvero contenuti e storie da diffondere e chi no. Una cernita, a detta dei molti ospiti intervenuti, necessaria, se non addirittura attesa. D’altra parte, il lockdown ha fatto emergere le estremità emotive del nostro paese. Ad approfondire tali aspetti è l’incontro con Luca Leoni, CEO di Show Reel Media Group, e Alessio Giannone (in arte Pinuccio), personaggio tv e web tra i più seguiti in Italia, nonchè e autore di Annessi e Sconnessi (Mondadori), un ironico reportage sull’Italia ai tempi dei social, tra hater, baby influencer e complotti a colpi di like. Il focus dell’incontro si è inoltre soffermato sul funzionamento delle complesse dinamiche del consenso sui social, sia di dal punto di vista politico che della reputazione sociale.

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