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Il Bo invita tutti a fotografare i Colli Euganei sulla scia di Castiglioni

L’obiettivo è raccogliere uno scatto attuale per ciascuno dei 13 scatti originali del professore. L’operazione permetterà di confrontare i paesaggi a cent’anni di distanza e di riflettere sull’impatto fisico-antropico dell’ultimo secolo.

Il Museo di Geografia dell’Università di Padova invita tutti a fotografare i Colli Euganei partendo dagli scatti fatti da Bruno Castiglioni negli anni Venti del secolo scorso. Nell’ambito di un lavoro di ricerca promosso dal Museo di Geografia del Dipartimento dell’Università di Padova, nasce l’idea di coinvolgere la cittadinanza in un’operazione di rephotography, ovvero un’operazione di citizen science mirata all’esplorazione dei Colli Euganei alla ricerca dell’esatta posizione dalla quale, cent’anni fa, il prof. Bruno Castiglioni scattò le proprie fotografie, per fare altrettanto.

Lo studio

«Lo studio - spiega Chiara Gallanti, assegnista di ricerca del Dipartimento e co-autrice della ricerca - mira ad approfondire l’efficacia della mobilità quale chiave di lettura nello studio del patrimonio tangibile e intangibile del Museo. L’oggetto sul quale abbiamo sviluppato questa riflessione scientifica – continua Gallanti – è un oggetto emblematico, il primo plastico ad essere entrato nelle collezioni geografiche dell’Università di Padova: il plastico geologico dei Colli Euganei realizzato nel 1900 da Giuseppe Stegagno, brillante studente di Scienze Naturali dell’Università di Padova, nell’ambito del suo lavoro di tesi, dal titolo “Osservazioni e studi sui Colli Euganei”». 

Donadelli

«Una delle direzioni di ricerca scaturite dallo studio di questo stupendo plastico - sottolinea Giovanni Donadelli, co-autore della ricerca e curatore del Museo di Geografia - ci ha condotti ad approfondire il contesto geografico e storico in cui è stato realizzato, portandoci a recuperare altre testimonianze preziose tra cui, nella fattispecie, abbiamo selezionato 13 lastre in vetro ottimamente conservate, ciascuna corredata dalla propria didascalia puntuale, presumibilmente scattate dal prof. Bruno Castiglioni durante le proprie esplorazioni sui Colli effettuate negli anni ’20. L’ambito di studio di cui ci stiamo occupando, la mobilità appunto – che è anche il tema che animerà i lavori del XXXIII Congresso Geografico che si terrà proprio a Padova, il prossimo settembre - prosegue Donadelli - ci ha suggerito di mettere in “movimento” questi scatti, patrimonio prezioso per tutti coloro che abitano, amano o frequentano i Colli Euganei».

Il museo e gli scatti

Il Museo dunque, renderà pubblici questi scatti, pubblicandone uno al giorno sui canali social del Museo (@Museogeografia) a partire da domenica 1 agosto. L’invito rivolto alla cittadinanza e alle associazioni è quello di partecipare individuando i luoghi da cui sono state scattate le fotografie circa un secolo fa i colli, raggiungerli e rifotografare lo stesso paesaggio, possibilmente con la stessa inquadratura. «Il Museo di Geografia non è nuovo alle operazioni di re-photography - dice Mauro Varotto, responsabile scientifico del Museo di Geografia - come dimostra il grande lavoro svolto da Giovanni Baccolo, raccontato nel volume dal titolo: Piccoli ghiacciai alpini. Sulle tracce di Bruno Castiglioni tra le Pale di San Martino (opera anche online all’indirizzo:bit.ly/PiccoliGhiacciaiAlpini) recentemente pubblicato all’interno della collana editoriale del Museo “Mappamondi”,  edita da CierreEdizioni. Nel caso degli scatti che ritraggono paesaggi e scorci dei Colli Euganei - prosegue Varotto - la novità è che il compito (o la “missione”, come il Museo di Geografia ama definire queste operazioni di engagement) è affidato ai liberi volontari che vorranno cimentarsi nella ricerca degli stessi punti di osservazione di allora. L’obiettivo è raccogliere (sui social o via email, all’indirizzo museo.geografia@unipd.it), uno scatto attuale per ciascuno dei 13 scatti originali. L’operazione permetterà di confrontare i paesaggi a cent’anni di distanza e di riflettere così, grazie al contributo di singoli ed associazioni, sull’impatto fisico-antropico dell’ultimo secolo».

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