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Il teatro Stabile del Veneto ricorda con uno spettacolo "Baseggio Francesco, in arte Cesco"

Il 12 febbraio, anniversario del suo primo debutto nel 1921, lo stabile del Veneto ricorda, con uno spettacolo che poi resterà online, la figura dell’uomo che al teatro veneto e in particolare a Carlo Goldoni dedicò gran parte della sua carriera

A 50 anni dalla scomparsa di Baseggio Francesco e nel giorno del centenario del suo debutto, il 12 febbraio, il Teatro Stabile del Veneto ricorda l’attore veneziano che ha fatto conoscere agli italiani Goldoni in TV

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A cinquant’anni dalla morte del grande attore veneziano Cesco Baseggio, ma anche a cento anni dal suo primo debutto sulla scena in una formazione professionale, era il 12 febbraio 1921, il Teatro Stabile del Veneto ricorda la figura dell’uomo che al teatro veneto e in particolare a Carlo Goldoni dedicò gran parte della sua carriera e a cui deve molto del suo successo: Baseggio Francesco, in arte Cesco è lo spettacolo ideato da Bepi Morassi e Anna Bogo che il 12 febbraio verrà trasmesso gratuitamente sulla piattaforma digitale Backstage dello Stabile del Veneto e che resterà poi sempre disponibile on demand.

Fino alla Rai

Dall’esordio come violinista al Teatro Rossini di Venezia nel 1913 all’apice della fama con gli sceneggiati RAI dei grandi testi del teatro veneto negli anni ‘60, fino al tramonto accompagnato dalle note di un’opera lirica tratta dal testo goldoniano che più ha segnato tutta la vita dell’attore, ovvero I rusteghi, la produzione Baseggio Francesco, in arte Cesco si presenta come una retrospettiva volta a svelare aspetti forse meno noti, ma sicuramente significativi della carriera del grande attore.

Il progetto

Oltre a un’ampia rassegna di materiale documentario come foto, locandine, ritagli stampa e video, tra cui alcune delle sue più emozionanti commedie, il progetto, realizzato con la collaborazione del Museo di Casa Goldoni, vede la partecipazione di studiosi e docenti universitari Paolo Puppa, Piermario Vescovo e Giuseppe Barbanti.

Cesco Baseggio

Francesco (Cesco) Baseggio è nato a Treviso il 13 aprile del 1897 ed è morto a Catania il 22 gennaio del 1971. Ancora sedicenne decide di abbracciare la carriera teatrale dopo un fortuito incontro con Gianfranco Giachetti, rappresentante indiscusso della scena veneta di allora, nella cui compagnia, chiamata “Ars Veneta”, viene scritturato. Dopo questa prima esperienza, nel 1926 fonda una sua compagnia teatrale e, da quel momento in poi, tranne brevi periodi, sarà per tutta la vita Capocomico alla guida di compagini che vedranno alternarsi prestigiosi attori come Elsa Vazzoler, Mario Bardella, Giorgio Gusso, Gino Cavalieri, Marina Dolfin e molti altri.

A lui si deve la riscoperta di Ruzante, ma tutta la sua carriera sarà dedicata principalmente a Goldoni. Presente, dal 1934 in poi, con interpretazioni magistrali agli spettacoli dei Festival del Teatro della Biennale di Venezia, breve sarà la vita dell’ambizioso progetto: “Teatro di Venezia” (Stagione 1955 -1956) che Paolo Grassi, pur con una certa diffidenza di Giorgio Strehler, gli affida sotto l’egida del Piccolo Teatro di Milano. Secondo il suo impeccabile stile, Grassi orchestra da par suo la prima stagione con una capacità organizzativa assai minuziosa, (cosa completamente estranea al Capocomico Baseggio), ma alla fine della seconda stagione il progetto abortisce ufficialmente per ragioni economiche. Nonostante il buon livello delle rappresentazioni pesava anche il completo disinteresse delle istituzioni venete sul cui sostegno Grassi aveva in realtà puntato al momento dell’avvio della programmazione.

Dai primi lontani debutti di Baseggio, la scena italiana si era via, via, arricchita di nuovi fermenti culturali in cui si andava affermando quel cosiddetto teatro di regia che spiazzava, sia il vecchio attore, che il vecchio capocomico all’antica il quale basava le scelte di repertorio principalmente sulla propria bravura e sulla propria personalità interpretativa. A detta dei suoi attori Baseggio provava assai poco e gli attori imparavano il mestiere ammirandolo da dietro le quinte.

Adattarsi alle nuove metodologie, ai modi diversi di concepire la scena teatrale e ad una diversa esigenza organizzativa, era forse chiedere troppo al Cesco Baseggio del Teatro di tradizione, come impossibile pretendere da lui improvvise doti manageriali.

Nel più ampio contesto della scena italiana per le superstiti compagnie venete dei Micheluzzi e di Baseggio la vita si fa sempre più difficile. Per ravvivarla l’ultimo tentativo è nel 1957 con la fusione fra queste due realtà nella “Goldoniana”, che durerà fino al 1961 quando i Micheluzzi e Cavalieri si ritirano dalle scene. L’estremo tentativo Baseggio lo compirà con “La Compagnia Veneta” che esalerà l’ultimo respiro nel 1965.

In questo stesso anno, sempre più stanco e disilluso, Cesco Baseggio, caparbio esemplare di Capocomico all’antica, abbandonerà definitivamente le scene con una Serata d’Onore in quel di Asolo.

Negli anni ‘60 la Rai televisione lo chiama nella produzione di una serie di commedie goldoniane e di autori moderni come Rocca e Simoni, a cui deve ancora la sua attuale notorietà, ricevendone in cambio una popolarità immensa (che si protrae fino ai giorni nostri), ma che non lo ripaga di quella rancorosa solitudine in cui si racchiude a Roma, rimuginando una specie di risentimento verso la sua amata Venezia che non gli offre valide opportunità per un suo ritorno.

Riposa nel Cimitero dell’Isola di S. Michele a Venezia.

Info web

https://www.teatrostabileveneto.it/baseggio-francesco-in-arte-cesco/

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