Frankie Hi Nrg e la favola dell'hip hop inventato dai bambini: da New York alla Mandriola

Frankie Hi Nrg Mc incanta il pubblico del Castello Festival. Per quasi due ore racconta e incrocia storie che grazie alla musica diventano un'unica miscela fluida ed esplosiva come solo l'hip hop. Una perla l'aneddoto sul luogo di nascita del rap italiano

Frankie Hi Nrg Mc

Un ragazzino, un tredicenne tipo, di quelli che scorrazzano sui prati o in bici in questa estate di vacanze, sarebbe rimasto ad occhi e orecchie ben aperte di fronte a tanta meraviglia. Invece il pubblico, teatro gremito e gente anche in piedi, è per lo più composto da gente adulta, quarantenni e cinquantenni quindi l’effetto è stato ugualmente magico, ma non certo per la meraviglia di chi scopre, ma per come lo è solo scavare nei ricordi. Perché quello che fa Frankie Hi Nrg Mc è intrattenere per quasi due ore, raccontando e incrociando così tante storie che grazie alla musica diventano una  miscela fluida che non porta mai cali di tensione o di attenzione. Causa maltempo la location non è quella del Castello dei Carraresi ma il teatro ai Colli di Brusegana. Gremito. 

Solo 

Frankie è solo sul palco, dietro di lui uno schermo che comanda lui stesso e da cui fa partire contributi video che aiutano lo storytelliing. Che poi ogni tanto dal microfono escono canzoni e non solo racconti è naturale. Perché  parla, racconta, descrive, scherza, gioca e appunto rappa, e fa tutto con semplicità ed entusiasmo. "Litiga" solo una volta con le poche “macchine” che usa per gestire il racconto, da cui escono musica e immagini, ma nel momento in cui lo fa se la sbriga in un modo così brillante che fa quasi venire il dubbio sia una gag preparata tanto gestisce bene la situazione. Ma è chiaro che non è. 

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Lui è del 1969, l’hip hop, il rap, la break dance, i graffiti sui muri delle città o l’arte di mixare i vinili sono tutte cose lontane da venire. Il suo rapporto con la musica nasce dai suoi genitori. La musica che ascoltano loro, la mamma adora la classica, il padre il jazz, lo influenzano certo ma capisce presto che vuole cercare della musica che sia sua. Si salta temporalmente del 1969 fino ad arrivare agli anni ottanta incrociando la storia di questo ragazzino nato a Torino ma che cambia diverse città visto il lavoro del padre. Ed è a Caserta che, prima teen ager e poi adolescente, la passione per i computer e per la musica fanno il resto.

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Come racconta la nascita dell’hip hop e delle sue emanazioni è la parte più avvincente. Perché c’è l’elemento dell’infanzia e quindi della curiosità. C’è la spensieratezza e l’apertura mentale per creare. E sono dei ragazzini, dei tredicenni che negli anni settanta cambiano per sempre la storia della musica. Giocando con i dischi e i giradischi, facendo “suonare” i vinili. E mentre in una festa a New York pre adolescenti inquieti cambiano la storia Frankie è "spettatore" di fatti che hanno cambiato la storia del nostro Paese. Il racconto della notte di Ustica fa venire i brividi mescolato con quello del viaggio estivo della famiglia, in nave, da Napoli a Palermo. Dal campionamento, che lui descrive come una “fotocopiatrice della musica” in modo da creare un ciclo continuo di un suono ripetuto, il drummer della batteria per esempio, quel suono ripetuto il loop che ormai sentiamo anche nelle pubblicità, c'è tutto nel racconto.

Usa e Italia

Il parallelismo tra Usa e Italia colpisce. Mondi lontanissimi che vanno a due velocità. Se di là dell''Oceano la gente balla scatenata il funky di James Brown, in Italia si ascolta Baglioni, oppure se negli Usa esplode il fenomeno della disco music che da queste parti non è ancora arrivata. E sono proprio artisti come Frankie Hi - Nrg Mc a colmare buona parte di questo gap, con la nascita della posse italiana, il movimento rap nostrano.

Mandriola 

Tutta questa gente, ci sono artisti di tutte le discipline che sono comprese nell’hip hop, quindi dj, artisti di graffiti, ballerini di break dance, musicisti e rappers si danno appuntamento, siamo nel 1991, alla discoteca Papessa. Esattamente la discoteca di Mandriola, sulla strada che da Padova porta a Montegrotto e ad Abano. Due giorni dopo Frankie Hi Nrg compone la canzone che lo proietta tra i rapper più apprezzati, quella “Fight the faida” che racconta gli anni di tangentopoli, delle stragi di mafia, di corruzione ai più alti livelli e del prezzo che saranno costretti a pagare coloro che da questo saranno tagliati fuori. Brano che ha pure cantato. Come ha fatto anche con “Quelli che benpensano”, dove ha cambiato però una strofa. Perché quei figli lasciati soli perché i padri sono a fare cose non esattamente degnissime, in segreto, non sono a guardare la tv, ma a “guidarla”. E il rifermento non è solo agli smartphone o agli I - pad. 

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