Elisa “ON Tour” alla Kioene Arena, è l’amore a spingerci fuori e cambiarci per sempre

La cantautrice arriva a Padova con il suo show per due date consecutive (lunedì 28 e martedì 29 novembre). Nuovi brani pieni di energia, palco e schermi circolari, il coraggio di cambiare e l'abitudine di rimanere se stessi

L'"ON Tour" di Elisa a Padova (Foto ©Marco Nalon e ©Maria Laura Stefani)

Le mani aperte sull’handpan (un particolare strumento a percussione) e l’anima ripiegata nel suono metallico, poi il flauto traverso che dischiude il cuore e tira tutte le fila di ieri, oggi e domani. Elisa preme ON e la Kioene Arena (ex Pala Fabris) di Padova, completamente sold out, si accende come un fuoco che brucia ma non scotta e muove l’aria intorno, la smussa e la fa cambiare. Immersa nei tramonti del nord-est, la cantante di Monfalcone ritorna al suo pubblico e decide di essere semplicemente tutto ciò che è, con una scaletta che ne rappresenta i voli e le migrazioni di questi quasi vent’anni di carriera, per ritornare sempre a casa, dove “quella musica è tutto ciò che ha”. Prima dell’inizio del tour, Elisa aveva scritto di quanto fosse difficile poter mettere in scaletta tutti i suoi pezzi preferiti: missione quasi compiuta, con almeno un brano di ognuno dei nove album prodotti dal 1997 a oggi, da Pipes and Flowers (1997) a ON (2016), passando per Asile’s World (2000), Then Comes The Sun (2001), Lotus (2003), Pearl Days (2004), Heart (2009), Ivy (2010) e L’Anima Vola (2013).

VELI. Bad Habits rompe il primo velo sulla scena – un delicato drappo trasparente che, di tanto in tanto, ricomparirà arricchito di effetti visivi diversi – e il concerto ha davvero inizio. Elisa, con una maglia blu che lascia scoperte le spalle, si mostra più a ritmo che mai, accompagnata dal marito Andrea Rigonat alla chitarra, Curt Schneider al basso, Victor Indrizzo alla batteria, Christian Rigano alle tastiere e Jessica Childress e Sharlotte Gibson ai cori. Le prime canzoni (Bad Habits, No Hero, Catch The Light, Ready Now e Bruciare Per Te), ad eccezione di Stay, arrivano tutte da ON e il messaggio non si nasconde: a spingerci fuori, a darci una forza che mai avremmo immaginato, a farci sperare ancora, a sciogliere i nodi e il ghiaccio, a cambiarci per sempre, a farci rincorrere il sole, a riempirci di luce è sempre l’amore, anche quello che troviamo solo dopo essere scesi miglia e miglia sotto il terreno. [“Love that pulled me out the door / Love I’ve never felt before”]. Con quell’amore, respiriamo, combattiamo, siamo pronti... Mentre Elisa è impegnata in Ready Now [“Think I’m ready now, if it takes brain you can crash me down but I’ll come right back. ‘Cause I’m ready now, an empty soul, you take out the hope and it gets even easier”], di speranza e coraggio ne dona a tutti, con quella scritta, parte del testo del brano, che si accende alle sue spalle: “Equal efforts, equal rights”.

ETERNI RITORNI. Quando si ha l’abitudine di essere se stessi, poco importano le migrazioni, si torna sempre a dipingere con i colori racchiusi dentro la fortezza dismessa di sè, e ON ne è la dimostrazione. La vera sorpresa è che, piene di energia e stupore, le nuove creature di Elisa sembrano far parte del suo repertorio da sempre. Sopra al palco circolare, così come gli schermi che sembrano riprendere la O di ON e un eterno ritorno a tutto ciò che Elisa è ed è sempre stata, le grafiche pensate dall’art director Mauro Simionato. Scatti di paesaggi famigliari, come vecchie fotografie nascoste sotto una cassapanca. Il pubblico segue con voce e occhi, i ricordi e le emozioni viaggiano più veloci del pensiero, è uno scambio che non si racconta subito, ma si sente. Spente le prime luci viola e blu, il concerto prosegue con L’Anima Vola, Eppure Sentire e Qualcosa Che Non C’è. Subito dopo l’attacco de L’Anima Vola una ragazza nel parterre si sente male ed Elisa ferma tutto: “Scusate – dice al pubblico –, ma, da mamma, più invecchio e più mi preoccupo”. Di invecchiare, però, non se parla: quando prende la sua chitarra fucsia e si siede sul ciglio del palco con la band, come faceva anche nei suoi primi show, arriva il vento leggero di The Window, che la libera da quelle “parole che sono difficili da far uscire”, e apre la strada a Broken e a un nuovo arrangiamento di Ti Vorrei Sollevare.

YASHAL, EVVIVA LA VITA. Il cuore del concerto pulsa ed è intimo; è al suo centro che Elisa si fa trovare (il raffreddore che l’affligge, di cui si scusa ripetutamente, di sicuro non preoccupa i fan): Almeno Tu Nell’Universo, con un cielo di stelle sugli schermi, si imprime negli occhi di tutti e nello sguardo di Mia Martini, che compare sulle ultime note. Arrivano anche Luce, Heaven Out Of Hell e A Modo Tuo. Tra le tribune e il parterre del palazzetto tutto vibra forte di vita, le luci si alzano un po’ e un diamante, Yashal, che mancava da molti anni in scaletta, va a incastrarsi tra le crepe dell’argilla e della terra, dietro alle porte dove di solito ci nascondiamo, fra le acque che ci bagnano e negli spazi aperti delle vene. Tutti restano in silenzio, come se si potessero fermare dopo una lunga corsa per ascoltarsi e scoprirsi ancora vivi. Perdersi; con un labirinto virtuale che si apre sugli schermi, si cammina dentro a Labyrinth. Ritrovarsi; la magia di Hallelujah per Leonard Cohen che la compose nel 1984.

TOGETHER, RESTARE INSIEME. ON si riaccende, Elisa si diverte davvero, si muove sciolta e decisa, spesso con un’intenzione di sfida tra i passi e i gesti. Quando, indossando una felpa rossa con la zip, canta Love Me Forever, ultimo singolo regalato alle radio, e Peter Pan, è chiaro che sì, lei vuole la stessa cosa che vogliamo noi... Restare insieme. Arriva anche Together, con un grido di pace che si alza dalle grafiche. A lavare via il dolore e la solitudine scende la pioggia calda di Rainbow, accompagnata da frammenti di immagini che raccontano la storia e la strada di Elisa fino a qui. Poi l’ultimo cambio d’abito (una lunga camicia bianca) per il gran finale di With The Hurt, brano molto sentito da Elisa e rivolto alla sua famiglia (“I pray we’ll learn to let go / Can you take me for who I am?”), seguito da Gli Ostacoli del Cuore e Cure Me. È il tempo a dare peso a tutto ciò che è importante, Elisa lo sa e ringrazia, questo ritorno a casa è stata una promessa mantenuta. Cambiare per restare sempre uguali a se stessi, e così anche il tradizionale sottofondo finale di Positive Vibration di Bob Marley questa volta fa spazio a Could You Be Loved. Curati dentro e amati, ce ne andiamo quasi per ultimi dal palazzetto. “Per noi non è mai iniziata e non finirà mai”.

PROSSIME DATE. L’ON Tour farà il bis alla Kioene Arena questa sera, martedì 29 novembre, proseguirà poi il suo giro per l’Italia fino al 7 dicembre, prima di sbarcare nel Regno Unito e in Irlanda a febbraio 2017, con date il 17 febbraio alla O2 ABC di Glasgow, il 19 febbraio al Deaf Institute di Manchester, il 21 febbraio all’Academy 2 di Dublino e, il 23 febbraio, allo O2 Shepherd’s Bush Empire di Londra.

SCALETTA

Bad Habits
No Hero
Catch The Light
Ready Now
Stay
Bruciare Per Te
L’Anima Vola
Eppure sentire (Un Senso Di Te)
Qualcosa Che Non C’è
The Window
Broken
Ti Vorrei Sollevare
Almeno Tu Nell’Universo (Mia Martini cover)
Heaven Out Of Hell
Luce (Tramonti a Nord-Est)
A Modo Tuo
Yashal
Hallelujah (Leonard Cohen cover)
Love Me Forever
Peter Pan
Labyrinth
Together
Rainbow
With The Hurt
Gli ostacoli del cuore
Cure Me

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