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La presentazione della mostra (foto: François Turatto)

La presentazione della mostra (foto: François Turatto)

Per Sgarbi le tele "del sindaco" sono degli autentici Tintoretto e si apre la mostra

Otto quadri, finora esposti a palazzo Moroni negli uffici del Gabinetto del sindaco come opere di un imitatore, sono stati attribuiti dal famoso critico d'arte al grande maestro veneziano. L'esposizione agli Eremitani dall'11 maggio al 25 settembre

"Sono da attribuire alla gioventù di Tintoretto, il pittore più chiacchierato del suo tempo. La sua maniera sperimentale di dipingere, la sua prestezza e prolificità, il suo carattere aggressivo e competitivo suscitarono fra i contemporanei reazioni vivaci, la cui eco è giunta fino a noi, grazie alle loro lettere, ai trattati e alle biografie scritte su di lui". Così il famoso critico d'arte Vittorio Sgarbi definisce come autentiche le otto tele finora esposte a palazzo Moroni negli uffici del Gabinetto del sindaco come opere di un imitatore del grande maestro veneziano. I dipinti sono a soggetto mitologico, di fonte ovidiana: Giudizio di ParideI cercopi mutati in scimmieBriseide rimprovera Achille, Deucalione e PirraApollo e Marsia, Venere e Adone, Giove e Semele, Compianto su Adone morto.

LA MOSTRA. È sulla scia di questa importante attribuzione che, ai musei civici Eremitani, dall'11 maggio al 25 settembre, si tiene la mostra "I Tintoretto ritrovati". Un nuovo evento realizzato nell'ambito del ciclo Padova 2016. Le mostre di Vittorio Sgarbi, realizzato dal Comune con il contributo della fondazione Cariparo, dopo l'inaugurazione della mostra "Il San Lorenzo di Donatello", tenutasi il 29 aprile scorso. A corredo viene proposto un itinerario di approfondimento sull'iconografia mitologica ovidiana.

SGARBI-SHOW. L'inaugurazione della mostra martedì 10 maggio, alla presenza anche di Vittorio Sgarbi, che non ha potuto non ritornare sulla foto che lo ritrae nudo, da lui stesso postata su Facebook e che ha scatenato gli internauti: "Test dell'ignoranza collettiva - ha detto - sono uscite le foto del Donatello (130 anni che non si vedeva) e tutti si occupano della mia foto nudo". Tornando, poi, più serio, al tema dei Tintoretti: "Il destino grazie alla chiamata di Bitonci, che mi ha fatto buttare l'occhio su queste tele. Abbiamo sottratto al sindaco opere meravigliose, ma non era opportuno lasciarle lì".

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