Cultural Landscapes: Giuseppe Cognetti presenta: "Progresso e civiltà"

Grind House, club underground di Padova, amplia il suo raggio d'azione e presenta una nuova serie di proposte, uscendo dal solo ambito musicale.
Inaugura infatti il progetto Cultural Landscapes, che si occuperà di portare alla luce e presentare il meglio di quanto offre il panorama culturale a tutto tondo (libri, arte, cinema e altro) organizzando incontri con autori, artisti e intellettuali.
Lo scopo è quello di creare uno spazio per trattare delle questioni calde e di grande interesse, affinchè esse possano essere conosciute, discusse, esaminate.
Gli eventi, inoltre, si terranno principalmente nei giorni infrasettimanali nel tardo pomeriggio.

L'INCONTRO

Mercoledì 14 febbraio alle ore 18.15 si svolge il terzo incontro, con Giuseppe Cognetti che presenta "Progresso e civiltà: una prospettiva interculturale".

Per il terzo incontro di Cultural Landscapes si apre una porta nuova, che prosegue riannodando i filoni già seguiti finora (filosofia, psicanalisi, esame del mondo moderno) sotto il segno della filosofia interculturale, cioè di una filosofia che si metta in ascolto e dialogo attivo con culture differenti dalla nostra e non si limiti a una semplice comparazione. Il percorso di analisi e discussione prosegue aprendosi al confronto con il vasto mondo dell'Oriente, che tanto affascina l'uomo contemporaneo, partendo da un dato contradittorio e irrazionale del vissuto quotidiano.

La società contemporanea vive un paradosso, un coesistere di due spinte opposte e antitetiche. Da un lato, l'idea di "progresso", uno smisurato ottimismo nei riguardi della scienza e della tecnica, che corrono a velocità sempre maggiori, e con cui si ritiene di potere risolvere molti, se non tutti, i problemi del mondo in cui viviamo. Società, interiorità, relazioni: niente sembra essere immune e non intaccato da questa grande ottimistica corsa in avanti.
Accanto a questa visione della realtà, però, nel cuore umano ne emerge un'altra, di pari intensità e forza, di carattere contrario: uno smisurato pessimismo, un diffuso senso d'impotenza, la netta sensazione che il mondo delle macchine abbia oramai schiacciato e ridotto a ben poca cosa l'uomo. Nasce così un pessimismo parossistico: si pensa sia impossibile mutare oramai il corso degli eventi e della storia, ma solo subire impotenti lo sfacelo del mondo materiale e spirituale. Si assiste al disfacimento della terra, alla devastazione della cultura, all'atomizzazione della società sentendole come inevitabili e terribili allo stesso tempo.

La dura gabbia della razionalità di cui, in modo solo apparente, è composto il mondo moderno viene vissuta in modo angusto e a sua volta produce un rinnovato, e spesso sottilmente disperato, interesse per la "spiritualità", di cui tanto si sente il bisogno quanto se ne ignora senso e contenuto. Assistiamo ogni giorno ad un'apparente apertura a culture lontane, nel tempo e nello spazio, ma con poco o nessuno sforzo per davvero comprenderle nel profondo e ascoltare il diverso che portano in sè.

Giuseppe Cognetti, alfiere della filosofia interculturale, dialogherà con il pubblico cercando di trovare il bandolo di questa matassa, proponendo un punto di vista nuovo, capace di andare al di là di queste contraddizioni e dare un'idea più chiara, tramite la preziosa mediazone del tesoro conservato nella tradizione della civiltà orientale, con l'ausilio anche di autori occidentali che sono stati capaci di aprire il loro cuore a realtà diverse, come Raimon Pannikar, che spese la vita nell'instaurare un dialogo fra la tradizione occidentale, compreso il discorso scientifico, e orientale, o Renè Guenon, che per primo, agli albori del ventesimo secolo, portò con l'ausilio dell'esperienza diretta, il cuore dell'Oriente in Occidente.

L'AUTORE

Giuseppe Cognetti insegna Storia della Filosofia e Filosofia Interculturale Contemporanea all’università di Siena. Oltre a vari studi sulla filosofia tedesca dell’Ottocento, sull’esoterismo e sul dialogo interculturale, ha pubblicato i volumi La dimensione del Cuore (Firenze 1993), L’Arca perduta (Firenze 1996), Oltre il nichilismo (Milano 2003), La pace è un’utopia? La prospettiva di R. Panikkar (Soveria Mannelli 2006), L'età oscura (Milano, 2014), Con un altro sguardo. Piccola introduzione alla filosofia interculturale (Roma 2015), Per un nuovo umanesimo (Milano 2016). Ha diretto un master sulla formazione al pluralismo religioso, è consigliere dell’ASFER (Associazione per lo Studio del Fenomeno Religioso), ha organizzato convegni nazionali e internazionali sul dialogo interculturale e interreligioso; dal 2009 è vicepresidente del CIRPIT (Centro Interculturale Raimon Panikkar) e membro della direzione della Cirpit Review. Esperto di discipline orientali, conduce da anni a Siena un laboratorio di didattica Yoga e Tai Chi Chuan associato ai suoi corsi ed è insegnante dell’ITCCA (International Tai Chi Chuan Association).

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