Etnofilmfest, tutti gli appuntamenti del festival dedicato ai documentari a Monselice

Una dodicesima edizione particolarmente ricca di proposte culturali per questo Etnofilmfest, il rinomato festival dedicato alla produzione documentaristica italiana, sempre capitanato dal regista e antropologo Fabio Gemo, che quest'anno titola: “Eros e Thanatos”.

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A Monselice, Padova, dal 30 maggio al 2 giugno potremo assistere alla visione di straordinari documentari in concorso, giudicati da una giuria d'eccezione. A corollario del concorso cinematografico, come di consueto, un parterre di grandissimi ospiti. Da Vittorino Andreoli a Silvano Agosti, da Cecilia Mangini a Mirco Melanco, da Saturno Buttò a Roberto Tombesi e Corrado Corradi, da Adriano Madaro ad Alessia Zielo e Laura Liberale, tra i tanti altri.

Dettagli 

Eros e Thanatos, rispettivamente pulsione di vita e pulsione di morte, due poli fondamentali della vita umana: impulsi creatori e distruttori del mondo.
Eros, dal nome della divinità greca dell'amore, è la tendenza all'attrazione tra gli elementi: genera, unisce e riscalda.
Thanatos, dal nome della divinità greca della morte, è la tendenza alla disgregazione tra gli elementi: distrugge, frammenta e separa.

La vita e l’amore contengono in sé un principio di morte e quest’ultima, Thanatos, ci ricorda che la vita è breve, che bisogna cogliere l’attimo e il presente, perché tutto cambia e tutto passa.

Eros e Thanatos sono dunque due facce della stessa medaglia, la pulsione di vita in costante lotta con la pulsione di morte.

E' nelle radici della nostra cultura, la tragedia greca, che troviamo l'ossimoro Amore-Morte, necessario per liberare gli spettatori-partecipanti dalle loro angosce più nascoste.

Superato l'ambito famigliare, Eros e Thanatos sono gli ispiratori di infinite narrazioni e opere d’arte.

Ma l’arte contemporanea si è oggi allontanata da quelle tragiche profondità e per conservare il senso che ha reso significative tutte le sue rappresentazioni nel corso della Storia, non può non fare i conti con i miti e gli archetipi che costituiscono gli abissi del nostro mondo interiore.

L'eterna incontentabilità umana, induce così l'individuo ad una continua ricerca del piacere, che non riesce mai ad essere completamente soddisfatto.

I luoghi del festival - Monselice

  • Museo S. Paolo
    via 28 aprile, 1 - Monselice

  • ex Chiesa di S. Stefano
    via M. Carboni, 7 - Monselice

  • Villa Pisani
    via G. B. Belzoni, 22 - Monselice

Info

info@etnodramma.it
www.monseliceturismo.it
https://www.facebook.com/Etnofilmfest-Monselice-918543654883444/
https://www.facebook.com/events/429736357827171/

Programma

DOCUMENTARI

Venerdì 31 maggio - Museo S. Paolo

Venerdì 31 maggio, ore 15.30
AFTER PRAYERS, 61' - 2018

AFTER PRAYERS di SIMONE MESTRONI

Venerdì 31 maggio, ore 15.30
AFTER PRAYERS, 61' - 2018

Scandita dal cantico dei muezzin, la vita nel Kashmir indiano procede intrecciandosi all’ordinaria violenza legata al conflitto indopakistano. Ogni storia, ogni svolta del destino, come quella del primo crackdown imposto nella valle, o la decisione di prendere parte alla lotta armata, prende una svolta inaspettata nei pressi di una moschea, nelle fasi immediatamente successive alla preghiera. Ancora oggi, il sogno di un kashmir indipendente – e con esso l’incubo del conflitto – si perpetua generazione dopo generazione, alimentato dal sangue di nuovi martiri.

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Venerdì 31 maggio, ore 16.30
​L'AFRICANO, 53' - 2018

L'AFRICANO di LAURA MANDOLESI FERRINI

Venerdì 31 maggio, ore 16.30
L'AFRICANO, 53' - 2018

Omaggio all’artista paganese Franco Tiano, a dieci anni dalla sua scomparsa.

A Franco, conosciuto come “l’africano” per la carnagione olivastra ereditata dall’amatissima madre che lo aveva iniziato al mondo delle tradizioni popolari, si deve la riscoperta e parte dell'attuale ritualità della Festa della "Madonna delle Galline", che si celebra ogni anno a Pagani a partire dal venerdì in Albis.

L'obiettivo del documentario è di raccontare la vita professionale, artistica, umana e spirituale di una figura complessa ed articolata come quella di Franco Tiano. Un excursus dagli anni '70 ai primi anni 2000, ripercorrendo gli studi antropologici ed etnografi realizzati sul mondo delle tradizioni e culture popolari campane.

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Venerdì 31 maggio, ore 17.30
​SA FEMINA ACCABADORA, 53' - 2018

SA FEMINA ACCABADORA LA DAMA DELLA BUONA MORTE di FABRIZIO GALATEA

Venerdì 31 maggio, ore 17.30
SA FEMINA ACCABADORA, 53' - 2018

La femina accabadora è una donna che praticava un'antica forma di eutanasia, un atto pietoso nei confronti del moribondo, con un secco colpo di martello. Da molti considerata una figura leggendaria della tradizione sarda, in realtà ha agito fino agli anni 60', come raccontano i nostri protagonisti, testimoni oculari delle gesta delle dame della buona morte.

Insieme a loro attraversiamo i paesaggi solari della Sardegna e ci immergiamo nelle zone d'ombra di una cultura millenaria ancora viva nel presente, che ci riporta agli eterni e attuali interrogativi sulla morte.

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Venerdì 31 maggio, ore 18.30
​NON PIU' NON ANCORA, 52' - 2019

NON PIU' NON ANCORA di VITO PALMIERI, MARIA GRAZIA CONTINI e PAOLO MARZONI

Venerdì 31 maggio, ore 18.30
NON PIU' NON ANCORA, 52' - 2019

La pre-adolescenza è una fase chiave della crescita di ogni individuo, quel momento in cui inizia il distacco dai genitori e in cui il bambino comincia a costruire il proprio mondo, governato da leggi proprie e narrato con un linguaggio che spesso non capiamo. “Non più, non ancora” vuole cercare di investigare questo mondo, lasciando liberi i ragazzi di raccontarlo con le proprie voci, al fine di colmare la distanza che spesso ci impedisce di ascoltare e comprendere, e magari risolvere, i loro disagi.

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Venerdì 31 maggio, ore 21
​IL PITTORE DELLA TENDA, 72' - 2018

IL PITTORE DELLA TENDA di RENATO LISANTI

Venerdì 31 maggio, ore 21
IL PITTORE DELLA TENDA, 72' - 2018

Dopo l'omicidio di suo padre per mano della mafia, il contadino siciliano Emanuele Modica imbraccia il pennello come fosse un'arma e si accampa per decenni con i suoi quadri in mezzo alla gente, convinto che nessun mezzo sia più efficace dell'arte per scuotere le coscienze.

Dopo avere girato l'Italia per trent'anni con la sua mostra itinerante allestita all'interno di una grande tenda, l'anziano artista, ormai ottantenne, decide di tornare nella sua Palermo per un'ultima esposizione in piazza.

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Venerdì 31 maggio, ore 22.15
​5x7 IL PAESE IN UNA SCATOLA, 37' - 2018

5x7 IL PAESE IN UNA SCATOLA di MICHELE CITONI

Venerdì 31 maggio, ore 22.15
5x7 IL PAESE IN UNA SCATOLA, 37' - 2018

Una bellissima collezione di immagini lega l’americano Frank Cancian, fotografo e antropologo in pensione, al piccolo paese irpino di Lacedonia. Con il ritrovamento casuale delle 1801 foto scattate nel 1957 dal giovane Cancian in quel borgo rurale in cui era capitato quasi per caso, la storia riprende dove si era interrotta sessant’anni prima. E il filo dei ricordi trascina con sé alcune riflessioni essenziali sul modo in cui la fotografia possa farsi sguardo etnografico sulle piccole comunità.

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Sabato 1 giugno - Museo S. Paolo

Sabato 1 giugno, ore 15
​A BOLU, 97' - 2019

A BOLU di DAVIDE MELIS

Sabato 1 giugno, ore 15
A BOLU, 97' - 2019

Il film documentario racconta una delle espressioni più autentiche dell'identità della Sardegna: Il Canto a Tenore, e con esso la cultura di cui è espressione.

Proclamato nel 2006 Patrimonio Culturale Immateriale dall'Unesco, il Canto a Tenore oggi non è solamente una mera tradizione canora sarda, ma rappresenta un patrimonio culturale che contribuisce fortemente all'identità del nostro popolo, una risorsa da proteggere in virtù della sua natura prettamente orale che lo rende un bene facilmente vulnerabile.

Attraverso i Canti, autentica matrice dell’Opera, il film intesse una trama volta a narrare la particolarità dei territori coinvolti, il carattere fiero e dignitoso della sua gente e quel profondo senso di unità e coesione che da sempre contraddistingue le comunità della Sardegna.

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Sabato 1 giugno, ore 16.30
HOA, 20' - 2018

HOA di MARCO ZUIN

Sabato 1 giugno, ore 16.30
HOA, 20' - 2018

Il rapido sviluppo e la richiesta di legname a basso costo stanno lentamente trasformando le foreste del Vietnam del Nord. Hoa fin da bambina ha imparato a conoscere le piante medicinali sapendo che parte di questo patrimonio andrà scomparendo. Oggi Hoa, insieme alla sua famiglia (la figlia Chiem, il marito Dai, la madre Hai), provano a difendere questa biodiversità, continuando a far vivere la tradizione di questo sapere.

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Domenica 2 giugno - Museo S. Paolo

Domenica 2 giugno, ore 15
DIARIO DI TONNARA, 68' - 2018

DIARIO DI TONNARA di GIOVANNI ZOPPEDDU

IL SORRISO DEL GATTO di MARIO BRENTA

Domenica 2 giugno, ore 15
DIARIO DI TONNARA, 68' - 2018

La comunità dei pescatori di tonno, divisa tra pragmatismo del lavoro e tensione al sacro, trova espressione in questo film, tratto dall’omonimo libro di Ninni Ravazza.

Un inno alla fatica del vivere, ma anche alla naturale propensione di una comunità alla tradizione e al rito. Rais, tonnare e tonnaroti rappresentano il centro da cui si dipanano i racconti di un tempo passato che grazie al potere del cinema riemerge magicamente dall’oblio.

Un documentario che si fa interprete di storie di mare, che sono della Sicilia e del mondo. E che attraverso le immagini di repertorio di maestri come De Seta, Quilici, Alliata, trattate con il rispetto della passione, racconta un pezzo profondo di storia del nostro cinema.

Un tempo e un cinema che a volte possiamo sentire perduti, e che invece questo film ci restituisce presenti, contemporanei, accanto a noi.

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Domenica 2 giugno, ore 16
​IL SORRISO DEL GATTO, 61' - 2019

Domenica 2 giugno, ore 16
IL SORRISO DEL GATTO, 61' - 2019

“Il sorriso del gatto” è uno sguardo sulla realtà così come appare oggi nella strade e nelle città in quanto immagine della crisi e del declino della società occidentale nell’era della globalizzazione. Tra ricchezza estrema ed estrema povertà, tra omologazione e perdita d’identità, tra realtà e illusione, nient’altro che una grande favola, un inganno, una menzogna collettiva di cui la rappresentazione della vita quotidiana non è altro che l’inquietante metafora. Inquietante come il sorriso del gatto di Alice nel paese delle meraviglie.

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Venerdì 31 maggio, ore 10 - Museo S. Paolo

MIRCO MELANCO

COS'E' IL CINEMA DEL REALE? con MIRCO MELANCO

L’intervento di Mirco Melanco, docente di Cinema del reale presso l’Università di Padova, affronta un tema che è parte congenita del cinema e della sua storia: come si riconosce un film del reale? Quali sono gli ingredienti che lo fanno appartenere a questa forma? Come si deve procedere per fare un documentario senza elementi di finzione che lo contaminino? L’intervento anticipa l’uscita del nuovo libro di Melanco (prevista per la fine dell’estate 2019) intitolato “Cinema tra contaminazione del reale e politica” (edito da: Fondazione Ente dello Spettacolo).

MIRCO MELANCO

Mirco Melanco è professore associato all’Università di Padova dove insegna Cinema del reale e Laboratorio di videoscrittura al DAMS e Storia e teoria della sceneggiatura e Laboratorio di sceneggiatura applicata alla Specializzazione Magistrale in Produzioni Multimediali. Oltre a numerosi saggi sul cinema di finzione e documentario, scritti fin dal 1990, ha realizzato, come regista e sceneggiatore, una ventina di documentari che riguardano la storia contemporanea come La Grande Guerra sull’Altipiano di Asiago raccontata da Mario Rigoni Stern e Annarosa non muore: appunti sulla Guerra di Liberazione. Con Gian Piero Brunetta ha realizzato una cinquantina di video installazioni per mostre e Istituzioni nazionali e internazionali, in cui viene utilizzato il cinema come fonte di storia, tra le ultime una sul tema del cinema e cibo al Padiglione 0 dell’Expo di Milano (2015) e sei diverse sui 100 anni di Porto Marghera al Palazzo Ducale di Venezia (Appartamento del Doge ottobre 2017 – gennaio 2018).

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Sabato 1 giugno, ore 10 - Museo S. Paolo

CECILIA MANGINI

CREATIVITA' e MONTAGGIO con CECILIA MANGINI

CECILIA MANGINI

Cecilia Mangini è una delle più importanti esponenti italiane del cinema documentario. Esordisce nel 1958 collaborando con Pier Paolo Pasolini, con Ignoti alla città e, successivamente, firma capolavori come Stendalì-Suonano ancora (1960), La canta delle marane (1961), All'armi siam fascisti (1962 - con Lino Del Fra e Lino Miccichè), Essere donne (1965). Ha diretto oltre 40 documentari, realizzato reportage fotografici, firmato sceneggiature di film.

Nel 2009 è ripresa la sua figura e la sua opera al NodoDoc Festival di Trieste. Dal 2012 fa parte del comitato di consulenza e rappresentanza del periodico Diari di Cineclub.

Nel 2012 si reca a Taranto per raccontare e sostenere le mobilitazioni contro l'inquinamento prodotto dalla locale industria siderurgica, realizzando in seguito il documentario In viaggio con Cecilia,tornando alla regia dopo più di quarant'anni dall'ultimo film-inchiesta Domani vincerò.

Il 21 settembre 2017 al Museo del Costume di Nuoro viene inaugurata la mostra fotografica ISOLE, viaggio fotografico a Lipari e Panarea.

Collabora fin dagli inizi con ETNOFILM, Scuola di Cinema Documentario Etnografico di Monselice.

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Sabato 1 giugno, ore 16.30 - ex Chiesa di S. Stefano

ADRIANO MADARO

IL CULTO DEI MORTI IN CINA con ADRIANO MÀDARO

Quella cinese è l'unica grande civiltà che non ha mai avuto una religione, supplita con le filosofie (Confucianesimo e Taoismo) e con il culto degli antenati, che in definitiva è il culto dei morti. Da qui la specificità della cultura cinese che nei millenni si è sviluppata separatamente dal resto del mondo producendo, nelle varie epoche,  modelli sociali diversi e perfino conflittuali, fino a raggiungere, nei tempi moderni, un successo planetario per quanto riguarda lo sviluppo economico. Il legame strettissimo con le filosofie del passato, nelle quali il culto dei morti è centrale perfino a livello politico, chiarisce la "diversità" del mondo cinese rispetto a quello occidentale.

ADRIANO MADARO

Giornalista, sinologo, membro del Consiglio direttivo permanente dell'Accademia Cinese di Cultura Internazionale con sede a Pechino, membro del Consiglio direttivo del Ce.Ve.Sco (Centro Veneto Studi sulle Civiltà Orientali) dell'Università di Venezia, Presidente della Italy-China Museums Alliance, autore di 20 libri sulla Cina e Paesi limitrofi (Mongolia, Coree, Giappone), curatore delle Grandi Mostre sulla Cina e la Via della Seta ospitate a Casa dei Carraresi di Treviso tra il 2005 e il 2015, “visiting professor” all’Università di Giornalismo di Pechino.

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Sabato 1 giugno, ore 18 - Museo S. Paolo

VITTORINO ANDREOLI

 EROS e THANATOS NEL TEMPO PRESENTE con VITTORINO ANDREOLI

VITTORINO ANDREOLI

Psichiatra di fama mondiale, Vittorino Andreoli, nato a Verona nel 1940, si laurea in Medicina e Chirurgia all'Università di Padova con una tesi di Patologia Generale sotto la guida del prof. Massimo Aloisi. Continua la ricerca sperimentale presso l'Istituto di Farmacologia dell'Università di Milano, dedicandosi ora interamente all'encefalo. In particolare alla correlazione tra biologia dell'encefalo e comportamento animale e umano.

Lavora in Inghilterra a Cambridge al Department of Biochemistry e successivamente negli Stati Uniti : prima alla Cornell Medical College di New York e successivamente alla Harvard University, con il professor Seymour Kety direttore dei Psychiatric Laboratories e della Cattedra di Biological Psychiatry.

In questo periodo si evidenzia decisamente il suo interesse per il comportamento nella sua dimensione patologica e si dedica alla psichiatria al suo rientro in Italia.

È specialista in Psichiatria e successivamente in Neurologia.

Consegue la Libera docenza in Farmacologia e Tossicologia.

Dal 1972 diventa Primario di psichiatria e da allora ha esercitato la professione nell'ambito delle strutture pubbliche con i diversi cambiamenti succedutisi dal punto di vista dei sistemi di assistenza al malato di mente e fino al 1999.

È co-fondatore e primo Segretario della Società Italiana di Psichiatria Biologica.

Presiede per molti anni La Session on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association di cui attualmente è President of Honour.

Fondatore e co-direttore dei Quaderni Italiani di Psichiatria per vent'anni.

Membro italiano al Safety Working Party della The European Agency for the evaluation of Medicinal Products dal 1998 al 2001

Docente di "Psicologia generale" e di "Psicologia della crescita" presso l'Università del Molise negli anni 1998 -2001

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Domenica 2 giugno, ore 16 - ex Chiesa di S. Stefano

ALESSIA ZIELO
LAURA LIBERALE

 DIMENSIONI CONTEMPORANEE di EROS e THANATOS con ALESSIA ZIELO e LAURA LIBERALE

Pornografia della morte: paesaggi mediatici contemporanei e finzioni oscene.

Strategie postume e postumane di riscrittura dell’identità: da Platone alla Pandroginia; dalla plastinazione dei corpi all’immortalità digitale.

ALESSIA ZIELO

Archeo-tanatologa, docente al Master in Death Studies & The End of Life presso l’Università degli Studi di Padova, ha svolto attività di ricerca nell’ambito della archeologia pre-protostorica, occupandosi in particolare dei riti funebri e delle modalità di deposizione delle sepolture.

LAURA LIBERALE

Tanatologa e indologa, filosofa, docente di scrittura al Master in Death Studies & The End of Life presso l’Università degli Studi di Padova, autrice di saggi, raccolte di poesie e romanzi.

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Domenica 2 giugno, ore 17 - Museo S. Paolo

SILVANO AGOSTI

 D'AMORE SI VIVE con SILVANO AGOSTI

SILVANO AGOSTI

Regista e scrittore, dopo aver viaggiato giovanissimo per l’Europa in autostop, e in seguito in tutto il medio oriente e l’Africa del Nord, ha frequentato dal 1960 il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma diplomandosi nel 1962. Il suo corto La veglia è stato premiato con il Ciak d’oro (come migliore allievo) dal Presidente della Repubblica. Con la borsa di studio ottenuta grazie a questo premio, decide di andare a Mosca presso l’istituto statale di cinema dell’Unione Sovietica per la specializzazione in montaggio, studiando contestualmente l’opera di Ejzenstejn. Dopo aver collaborato alla sceneggiatura, ai dialoghi e al montaggio (sotto lo pseudonimo di “Aurelio Mangiarotti”) nonché alla realizzazione del commento musicale insieme a Ennio Morricone su incarico di Bellocchio per il film I pugni in tasca, nel 1967 ha esordito nella regia cinematografica con il lungometraggio Il giardino delle delizie, film che a sua volta si avvale delle musiche di Ennio Morricone.

Il giardino delle delizie fu invitato da una commissione composta da Fritz Lang, Jhon Ford, Jean Renoir e Monte Hellman all’Expo universale di Montreal come uno dei dieci migliori film prodotti nel mondo in quell’anno, nonostante la censura cui fu sottoposto in Italia.

Nel 1983 termina D’amore si vive, “ricerca sulla tenerezza, la sensualità e l’amore” compiuta a Parma nell’arco di due anni. Come produttore, ha poi fondato la casa di produzione 11 marzo Cinematografica (oggi Edizioni l’Immagine), cooperativa che produrrà tutti i suoi film, che vengono tutti invitati al festival internazionale di Venezia (Quartiere in concorso nel 1986). Sul piano dell’attività letteraria, ha firmato diversi romanzi e testi di poesia.

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Domenica 2 giugno, ore 21 - Museo S. Paolo

D'AMORE SI VIVE di Silvano Agosti - 1984, 90'

omaggio a SILVANO AGOSTIcon la proiezione del documentario D'AMORE SI VIVE

D'AMORE SI VIVE di Silvano Agosti - 1984, 90'

Una ricerca durata tre anni nella città di Parma. Da un corpus di settemila interviste, si affacciano i soli sette personaggi che hanno qualcosa di importante e profondo da esprimere sulla tenerezza, la sensualità e l'amore. "Ecco il risultato della ricerca: la tenerezza staccata dalla sensualità e dall'amore produce ipocrisia, la sensualità priva di amore e di tenerezza produce pornografia, l'amore senza sensualità e tenerezza produce misticismo. Infatti l'attuale società è una società ipocrita pornografica e mistica"

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LA MORTE DI RE TSONGOR di Saturno Buttò a cura di Barbara Codogno

La mostra inaugura il 30 maggio alle 18.30, con ingresso libero. In esposizione più di una ventina di opere dell’autore, tutte di medie e grandi dimensioni, a tratteggiare un percorso espositivo narrativo che - per le atmosfere e per la peculiare presenza femminile che contraddistingue l’opera pittorica del maestro Buttò – portano il visitatore ad immergersi nelle suggestive dimensioni delineate proprio a partire dal titolo, letterario e fortemente evocativo.

Buttò, da sempre estraneo e refrattario alla pittura decorativa, guarda piuttosto all’autorevolezza dell’arte pittorica classica, ove la figura umana è predominante. Al centro del suo dipingere l’accadimento naturale delle cose quando è lo spirito umano a raccontarsi, nel perenne conflitto tra bene e male.

La donna ci appare nella sua essenza “naturale”, e perciò misteriosa, demoniaca, violenta, pornografica. Buttò ne dipinge un’immagine iconoclasta, distruttrice del luogo comune che relega il femminile nelle prigioni della dolcezza e della remissività. E ciò nonostante l’artista connota i suoi dipinti di un’ambientazione – sia essa scenica che introspettiva – decisamente mistica, religiosa. E afferma: “Per me l’arte è arte e basta, deve essere iniziatica”.

Testo critico:

La morte di re Tsongor mutua il suo titolo dal romanzo di Laurent Gaudé. L’autore ambienta il racconto in una terra africana immaginaria, senza nessuna coordinata storica, geografica, tanto meno temporale. L’idea è quella di raccontare una storia altamente evocativa, quasi fiabesca, dove gli eventi vengono narrati attraverso la loro specificità estetica e in virtù del forte potere affabulatorio. Alla morte di re Tsongor nel regno si scatena una guerra tra i pretendenti alla successione. Una guerra che si protrae statica fino a quando l’esercito nomade di Mazebù giunge per mettere fine a quell’insensata e violenta stasi.

Mazebù è a capo di un esercito di amazzoni “donne grottescamente imbellettate che montavano degli zebù. Ben presto giunsero le grida puttanesche di Mazebù che urlava a squarciagola dando lo sprone alla sua cavalcatura. Un nugolo di frecce si abbatté sui guerrieri. Le amazzoni scoccavano i loro dardi e continuavano ad avanzare. E più avanzavano e più i loro tiri erano radenti e micidiali. Le amazzoni tiravano frecce andando al galoppo e per agevolare la corsa si erano tutte amputate il seno destro”.

Così Mazebù, la vittoriosa. Conclusa la guerra a loro vantaggio, la regina e le amazzoni allestiscono un accampamento per il loro ristoro.

E qui comincia la mostra di Saturno Buttò.

Per lo più dipinti che rimbalzano tra il rosso e il nero, scene di interni fittizi: sono le tende dell’accampamento? Siamo all’interno del castello immaginario dove re Tsongor ha trovato la sua morte? Sta di fatto che si banchetta e si festeggia; i rituali e i simboli della vittoria sono tutti esposti, nel loro trionfo estetico: le maschere, i teschi, i coltelli, gli strumenti sacrificali.

La lussuria e l’erotismo selvaggio si scatenano dopo la vittoria della guerra, dopo lo spargimento del sangue; perché sangue, vittoria, morte ed estasi chiedono che si celebri il sacro erotismo.

Le protagoniste femminili dei dipinti di Saturno sono sempre attrici della scena, mai comprimarie, nemmeno nel delitto. Sono comunque sempre regine o guerriere, e perciò sante. Come le amazzoni che si tagliano il seno vediamo in Saturno il trittico in cui la protagonista si incide il seno, lo taglia, lo incornicia, lo decora con una cicatrice. Per Saturno si tratta sempre di scena: teatrale, sacra, immaginaria. Comunque potentissima negli stilemi che ci consegna.

Mazebù è un archetipo. È il femminile purissimo, scomposto, leggendario: ora Dea Kali, ora è Salomè, è ancora Giuditta pronta alla decapitazione di Oloferne. Una Giuditta giovane che avanza nel nero nella notte con il suo coltello che scintilla come la luna.

Saturno Buttò ha il raro dono di saper parlare agli uomini del nostro tempo raccontando loro le storie immortali. Quelle storie che stanno all’origine del mondo e dell’umanità. Per questo così potenti, selvagge, inafferrabili. E sempre intrise di verità.

Biografia dell’autore:

Nato a Portogruaro - VE nel 1957, Saturno Butto' studia al Liceo Artistico e all’ Accademia di Belle Arti di Venezia, diplomandosi nel 1980.  La sua opera e' caratterizzata da una personalissima interpretazione formale dell'arte sacra europea e da una perizia tecnica impeccabile, che ricorda quella dei grandi maestri della nostra tradizione pittorica.  In continuo conflitto tra erotismo e dolore, trasgressione ed estasi, i pregiati dipinti su legno di Butto' sviscerano la visione intransigente e contraddittoria dell'iconografia religiosa occidentale nei confronti del corpo, da un lato esibito come oggetto di culto, dall'altro negato nella sua valenza di purissima bellezza erotica. Ne scaturisce un'affascinante tensione che esalta innanzitutto la figura umana, che nella sua opera e' da sempre al centro della scena. Butto', dopo più di un decennio trascorso nel proprio studio  a perfezionare la tecnica ad olio, inizia la sua carriera espositiva nel 1993, anno in cui viene pubblicata anche la sua prima monografia: ''Ritratti da Saturno: 1989-1992''. Da allora seguono numerose esposizioni personali in Europa, Asia e negli Stati Uniti. Successivamente ha pubblicato altri quattro cataloghi monografici: ''Opere 1993-1999'' e “Martyrologium'' (2007) e “Saturnicore (2013) e “Breviarium Humanae Redemptionis” (opere dal 2007 al 2014)

L’opera di Saturno Buttò è caratterizzata da una personalissima interpretazione formale dell’arte sacra europea e da una perizia tecnica impeccabile, che ricorda quella dei grandi maestri della nostra tradizione pittorica. Rituali figurati, tableaux vivants, neogotiche pale d’altare sono le magistrali creazioni con cui l’artista indaga da sempre gli affascinanti misteri di una “oscura religione”: quella della innata sensualità del corpo e della sua profonda spiritualità. In continuo conflitto tra erotismo e dolore, trasgressione ed estasi, i pregiati dipinti su legno di Buttò sviscerano la visione intransigente e contraddittoria dell’iconografia religiosa occidentale nei confronti del corpo, da un lato esibito come oggetto di culto, dall’altro negato nella sua valenza di purissima bellezza erotica. Ne scaturisce un’affascinante tensione che esalta innanzitutto la figura umana, che nella sua opera è da sempre al centro della scena.

La figura umana, che nella poetica di Buttò è costantemente rappresentata come sacra, viene indagata nei suoi aspetti di decadenza fisica e psicologica, talora attraverso la presenza di strumenti e apparati medici, che da un lato comunicano il senso del dolore umano e delle afflizioni del corpo, dall’altro tradiscono l’utopistica, più che mai attuale, volontà di sconfiggere la morte e l’ineluttabile condizione di caducità fisica. Così una parata di splendide fanciulle consacrate da un’aura dorata, la stessa delle icone bizantine, brillano di una fisicità pienamente terrena e sensuale, ma sono avvolte da un misterioso fascino demoniaco, come votate in purezza alla distruzione e al disfacimento.

Dove

VILLA PISANI - Riviera G. B. Belzoni, 22
dal 30 maggio al 16 giugno

Orario

dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17
sabato e domenica dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19

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EVENTI

Giovedì 30 maggio, ore 21.15 - ex Chiesa S. Stefano

SPETTACOLO TEATRALE

Hamletmachine da Heiner Müller ad Artaud

SPETTACOLO TEATRALE liberamente tratto dall'Hamletmachine di Heiner Müller

ideato e diretto da Fabio Gemo
con Elena Agugiaro, Emanuele Boscolo, Vanna Lionello, Anna Matterazzo, Camilla Mingardo, Nicola Pasetti
Scritto nel 1977, liberamente tratto dall'Amleto di Shakespeare, l'opera di Heiner Müller Hamletmachine continua ad esercitare la sua agghiacciante influenza sul teatro contemporaneo. Sorprenderà questo fatto a chiunque provi a sfogliare le poche righe che compongono il testo.

Esso mette in discussione inevitabilmente come sia possibile che un pezzo di appena nove pagine sia in grado di invitare e sfidare il teatro del nostro tempo. Un'attenta lettura del testo smantella questo interrogativo e svela l'abisso che si nasconde tra le righe, in attesa di una rappresentazione audace sulle tavole di altre epoche. "Il mio principale interesse quando scrivo teatro è distruggere le cose. Per trent'anni sono stato ossessionato da Amleto, così ho scritto un breve testo, Hamletmachine, con il quale ho cercato di distruggere Hamlet (...) il mio impulso più forte è quello di ridurre le cose al loro scheletro, strappando la carne e la superficie. (...) Penetrare dietro la superficie per vedere la struttura "(Müller 1996: 160).

Sabato 1 giugno, ore 21.15 - ex Chiesa S. Stefano

SPETTACOLO TEATRALE

ITINERARI PER SCANO BOA in viaggio con Gian Antonio Cibotto

SPETTACOLO TEATRALE

di e con
Fabio Gemo - voce narrante
Roberto Tombesi - canto, organetto, mandola

con la partecipazione di

Corrado Corradi - concertina e voce

A poco più di un anno dalla scomparsa di Gian Antonio Cibotto,un viaggio tra i paesaggi e le riflessioni di uno dei più importanti interpreti e conoscitori del Polesine e del Veneto.
Itinerari per Scano Boa è uno spettacolo teatrale in forma di concerto dove lo sguardo dello scrittore diventa il filo rosso per incontrare paesaggi della terra veneta e figure del mondo culturale care a Toni, da Comisso a Rigoni Stern, da Zanzotto a Palmieri.
In un ipotetico viaggio con la sua Mini Minor, Cibotto ci porta a riflettere sul Veneto di ieri e di oggi, dove spesso la nostalgia di un mondo oramai alle spalle è motivo di meditazione sulla perdita di valori e di rapporti umani assai cari allo scrittore.
La voce narrante di Fabio Gemo e le musiche di Roberto Tombesi si intrecciano in una tela che accompagna lo spettatore a immergersi nella poetica di Cibotto e nei suoi sguardi acuti e pungenti sulla propria terra.
Scano Boa diventa così il pre-testo per un’esperienza emotiva sugli sguardi e sulle illusioni di un luogo che ‘non esiste più’ ma che proprio per questo ci spinge ancora con più forza a riflettere sulla perdita di questa maravegia, presente ormai più nei sogni del poeta che nelle carte topografiche.

Fabio Gemo

Antropologo, documentarista, attore e regista, fondatore del Centro Studi sull’Etnodramma si occupa di antropologia applicata al cinema e al teatro.
Sin dal 1988 ha compiuto frequenti viaggi di ricerca in Messico, Norvegia, Cuba, Ecuador, Colombia, Canada e India, collaborando con diversi centri teatrali sul teatro rituale e d’innovazione.
Studioso di sciamanismo e di tecniche dell’estasi, è direttore artistico dell’ETNOFILMfest, mostra del cinema documentario etnografico e di ETNOFILM – Scuola di Cinema Documentario Etnografico.

Roberto Tombesi

Architetto, etnomusicologo, insegnante, polistrumentista e cantante.
Nel 1981 ha fondato col fratello Giancarlo lo storico ensemble Calicanto contribuendo a livello internazionale a diffondere e rivitalizzare la musica di tradizione e di ispirazione veneta.
Invitato nei più importanti festival internazionali tra cui lo Smithsonian Folk Festival di Washington del 2002 diretto da Yo Yo Ma, ha pubblicato numerosi cd e libri e ha ideato, promosso e diretto innumerevoli progetti ed eventi culturali.

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INFO

con il contributo di
Città di Monselice
Assessorato alla Cultura

Patrocinio
Provincia di Padova

I luoghi del festival - Monselice

  • Museo S. Paolo
    via 28 aprile, 1 - Monselice

  • ex Chiesa di S. Stefano
    via M. Carboni, 7 - Monselice

  • Villa Pisani
    via G. B. Belzoni, 22 - Monselice

Diretto da Fabio Gemo

Organizzazione

  • Elena Agugiaro
  • Simone Bardi
  • Francesca Bozza
  • Gianmaria Fignon
  • Camilla Mingardo
  • Enrico Trognacara

Giuria

DONATELLA DAVANZO

Donatella Davanzo, antropologa culturale e fotografa documentarista, si dedica allo studio della spazialità, tema approfondito sia in ambito filosofico sia antropologico. Considerando la fotografia uno strumento etnografico, usa le metodologie visuali e la ricerca applicata per esaminare le relazioni socio-spaziali in ambito storico, politico e sociale che uniscono il territorio alle popolazioni che lo abitano. Nei territori nordamericani del Sud-Ovest, sede della sua ricerca, ha documentato gli insediamenti tradizionali preistorici e contemporanei delle comunità Pueblo, Hopi e Navajo, le pitture rupestri e le tecniche di astronomia primitiva. Ha poi considerato la relazione tra territorio e comunità studiando il sistema di canalizzazione delle acequia nell’area del Rio Grande e del Messico settentrionale. Ha conseguito il dottorato in American Studies e preservazione dei beni storici alla University of New Mexico nel 2018 documentando il tratto della storica Highway 66 in Albuquerque (New Mexico). Oltre a esposizioni personali, pubblicazioni monografiche delle sue ricerche e il libro Tango a Venezia. Espressioni di un rito (2011) svolge un’attività didattica per collegare antropologia e considerare le potenzialità della tecnica visuale nella ricerca e documentazione etnografica.

LUCA IMMESI

Luca Immesi si laurea in Mass communication and Broadcasting. Si specializza in Filmmaking alla New York University.

Nel 2009 fonda la società Esperimentocinema srl con Giulia Brazzale, laureata in psicologia presso l’Università di Firenze, e producono insieme numerosi cortometraggi trasmessi dalle emittenti Sky, La7, PBS.

Il loro primo lungometraggio “Ritual - Una storia psicomagica” con la partecipazione del regista e scrittore cileno Alejandro Jodorowsky, è una commistione fra la psicomagia di Jodorowsky e le leggende e tradizioni popolari venete. Il loro secondo lungometraggio “Le guerre horrende”, scritto da Livio Pacella in collaborazione con i due autori, liberamente tratto dall'omonimo testo teatrale scritto da Pino Costalunga, è una commedia-dramma fantastico sullo sfondo della prima e seconda guerra mondiale. I loro lavori hanno partecipato a numerosi festival internazionali vincendo vari premi.

EDUARDO MASSET

Eduardo Masset è nato a Córdoba Argentina. Si è laureato come Produttore Tecnico in Mezzi di Comunicazione Audiovisivi, per dopo concludere la Laurea Magistrale in Cinema e Televisione all`Università Nazionale di Córdoba in Argentina. Ha realizzato diversi programmi di TV e Produzioni documentari, alcuni Selezionati per l’Associazione Iberoamericano di televisione educativa. Ha lavorato come montatore, cameraman, regista e assistente alla regia per numerose e importanti case di produzione cinematografiche e di pubblicità.

Nell’anno 2011, si trasferisce ad Europa, Italia, dove fonda la Associazione Culturale Lucidus Doc, che promuove, realizza e diffonde la cultura del documentario e il cinema. Tornato in Argentina, si trasferisce in Patagonia dove continua a realizzare e diffondere la cultura del documentario e il cinema, lavora come Video Maker FreeLance, Professore di Cinema e TV  e collabora nella commissione direttiva della associazione Italiana di Trelew, Chubut.

E' uno dei creatori del Festival Internacional de Cine de la Patagonia FICP che quest'anno arriva alla sua 5. edizione.

sculture
Gualtiero Molesin

teaser festival
Simone Bardi

proiezionista
Ludovico Piccolo

Info

info@etnodramma.it
www.monseliceturismo.it
https://www.facebook.com/Etnofilmfest-Monselice-918543654883444/
https://www.facebook.com/events/429736357827171/

Il Festival consiglia

Misticanza 54

Enoteca e Spunciotteria

Birre artigianali
Vini / Birre sfuse
Mescita & Calici

via S. Luigi 27, Monselice
tel. 0429 73436

www.misticanza54.it
info@misticanza54.it

MEAT 54

il nuovo concetto di ristorazione
a Monselice
via Cavallotti, 23

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