“FiloLibri, tutto quanto fa filosofia”, incontri sul futuro del libro in Sala delle Edicole

Come si comunica e si familiarizza con una filosofia che non si trova solo sui libri, sui banchi di scuola e nelle accademie ma anche nei canali youtube, nei podcast e nei blog, nei fumetti e nei festival? A questa stimolante domanda si risponde venerdì 17 novembre alle ore 15 in Sala delle Edicole in Piazza Capitaniato 3 a Padova nell’incontro dal titolo “Il primo libro di filosofia. Tra specializzazione e divulgazione” che apre la seconda edizione di “FiloLibri. Incontri sul futuro del libro”

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Autore del testo - Il primo libro di filosofia - è Nigel Warburton che in un’intervista a Silvia Bellia sul sito Ho un libro in testa dice: “Tutti si pongono delle domande filosofiche a un certo punto della loro vita. Domande come “Dio esiste?”, “Cosa conta davvero nella vita?”, “E se la nostra esistenza non fosse che un sogno?”, “Esisto al di là del mio corpo?”, e così via… Fa parte del nostro essere umani. I filosofi hanno discusso di questi problemi per più di 2.500 anni. Io vorrei rendere il loro pensiero accessibile a chi è interessato a conoscerlo. Troppo spesso i filosofi accademici scrivono solo per se stessi, o per la loro cerchia, in una prosa piuttosto arida e irraggiungibile. La filosofia è un argomento che fa sorgere discussioni e dibattiti – non si tratta di una materia passiva, ma di uno stimolo continuo al pensiero. Ognuno di noi è tenuto a risolvere dei dubbi fondamentali sulla sua esistenza, e la filosofia fa del suo meglio per aiutarci a chiarire questi problemi, offrendoci le intuizioni di alcuni grandi pensatori del passato e del presente”.

Ne discutono Diego Marconi, filosofo e autore di Il mestiere di pensare: la filosofia nell’epoca del professionismoPaolo Pecere, filosofo, autore per Minima & moralia e Il Tascabile, Christian Raimo, insegnante, scrittore, giornalista culturale ed editor, Antonio Nunziante, filosofo e coordinatore scientifico della Biblioteca di Filosofia, e Luca Illetterati, filosofo e Direttore di Padova University Press.

Cosa è FiloLibri

“FiloLibri è un progetto della biblioteca di filosofia, che prosegue una tradizione che da molti anni la caratterizza. Nasce dall'idea che la biblioteca” afferma Massimo Ferrante ”sia a un tempo un laboratorio di ricerca e un luogo di apertura della ricerca verso l'esterno. Insomma un luogo in cui si può ragionare su alcuni elementi apparentemente laterali, ma decisivi, nell'ambito della ricerca nel campo delle scienze umane e sociali e di portarli a un confronto pubblico, fuori dal giro stretto dei ricercatori. Mettere in evidenza il ruolo attivo delle biblioteche nel connettere attori e risorse dell’universo-libro, nel costruire comunità - e nel mettere la comunità al centro e la collezione intorno ad essa. Un tassello della new librarianship di David R. Lankes, se proprio cerchiamo un appiglio teorico e bibliografico.  FiloLibri è un crocevia in cui ci si incontra per discutere e scambiare idee, trasmettere aspettative, timori e dubbi sull'attualità del libro e le sue trasformazioni. Con FiloLibri si cerca di rispondere alle domande che si pongono lettori e scrittori, biblioteche ed editori, scuola e università: di quali bussole abbiamo bisogno per continuare a scrivere, pubblicare, leggere, pensare e formarci? Gli incontri con gli autori organizzati da FiloLibri avranno quindi un filo conduttore che si dipana nell'intersezione col discorso filosofico: eventi culturali promossi da un luogo privilegiato della trasmissione della conservazione del sapere filosofico (la Biblioteca) che riflettono sul futuro della trasmissione del sapere. Lo sguardo filosofico può aiutare a decifrare e comprendere il passaggio da un mondo di carta a un mondo digitale, dalle pagine ai bit, dalla pluralità al monopolio. Rivoluzione che sembra minacciare o al contrario fornire nuovi impulsi, con le accelerazioni della Rete, a vecchie consuetudini di produzione e distribuzione della conoscenza”.

Una peculiarità di FiloLibri?

“Negli anni passati” dice Luca Illetterati “abbiamo messo al centro dell'attenzione l'open access, i luoghi della comunicazione digitale, l'importanza di saper usare gli strumenti della rete per comunicare la ricerca scientifica. Da questa esperienza è nata una rivista, totalmente gestita dai dottorandi di filosofia: una rivista open access di recensioni filosofiche che è oggi forse la più importante rivista di recensioni di filosofia in Italia e riconosciuta anche all'estero (https://universa.padovauniversitypress.it).  Ma anche ad esempio il blog del gruppo di ricerca padovano sulla filosofia classica tedesca (www.hegelpd.it) nasce dall'esperienza degli incontri della biblioteca. Nela prima edizione ci si è concentrati sui cambiamenti prodotti dalla lettura digitale. La domanda un po’ brutale era: i libri faranno una brutta fine? E le risposte sono state sorprendenti. Per esempio la lettura digitale consente di andare subito alle occorrenze delle parole che ci interessano. Questo non di rado produce la conseguenza che il lettore invece di affrontare la lettura di un testo nella sua integralità, va direttamente a consultare le occorrenze che gli interessano. questo è uno strumento formidabile per il ricercatore. Avere la possibilità di andare subito ai luoghi che interessano la propria ricerca. Ma è lo stesso rispetto alla critica della ragion pura di Kant o alla Metafisica di Aristotele leggere l'opera nella sua integralità o andare direttamente ai passi del testo che ci interessano? La selezione dei passi è interpretata allo stesso modo attraverso una lettura integrale del testo ripeto a una lettura isolata di essi?  Ma ancora più radicalmente, cosa cambia per chi scrive o per chi lavora con la scrittura nel passaggio dal libro cartaceo alla possibilità che il libro venga letto in formato digitale?”.

Il tema di quest'anno è più direttamente rivolto alla filosofia. In particolare c'è una domanda che sta alla base di questo appuntamento. Che rapporto c'è tra la ricerca filosofica in senso stretto e la comunicazione pubblica della filosofia, fra ricerca accademica e divulgazione. Questo confine, nel caso della filosofia è molto più labile e difficile da determinare di quanto non accada in altre discipline. Questo poi coinvolge in modo potente il mondo dell'editoria. In Italia a differenza che in altri paesi non c'è una netta distinzione tra editoria scientifica e editoria generalista. Questo ha dei vantaggi, nel senso che porta pubblicazioni che rischierebbero di rimanere chiusi dentro circuiti accademici anche al di fuori di essi, ma ha anche evidenti svantaggi, in quanto l'editore generalista è disposto a pubblicare i risultati della ricerca scientifico accademico solo a patto che questa diventi qualcosa d'altro da se stessa, che vada cioè incontro alle esigenze di un pubblico che non è il pubblico scientifico in senso stretto. Così accade che molto spesso la ricerca scientifico accademica nell'ambito delle scienze umane e sociali se non vuole essere divulgativa debba essa stessa pagare per veder pubblicati i propri prodotti, debba cioè usare i fondi di ricerca per pagare gli editori affinché pubblichino le ricerche.

Per informazioni: https://bibliotecafilosofia.cab.unipd.it/news/iniziative-filolibri2-il-primo-libro-di-filosofia

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