Giampaolo Tormena, 7° eremita di città per la Diocesi di Padova

Professione semplice nelle mani del vescovo Antonio Mattiazzo. Sabato 8 settembre 2012, ore 8.30. Padova, chiesa del Corpus Domini, via Santa Lucia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

L’appuntamento è di prima mattina, sabato 8 settembre, alle ore 8.30, nella chiesa del Corpus Domini in centro a Padova (via Santa Lucia): Giampaolo Tormena, classe 1943, una vita spesa al servizio della scuola (dopo la laurea in giurisprudenza) e della comunità cristiana (con l’impegno liturgico, l’amministrazione della comunione agli ammalati, l’adorazione eucaristica e la visita con la preghiera alla casa di riposo) ora entra nel novero degli eremiti di città, con la professione semplice di vita eremitica nelle mani del vescovo di Padova Antonio Mattiazzo. E sarà fra Giampaolo Maria dell’Addolorata.

Per la Diocesi di Padova Tormena è il settimo eremita di città (ma il primo non presbitero tra i maschi), accanto a padre Domenico Maria Fabbian (il decano e l’apripista degli eremiti di città, nel 2000), suor Maria Teresa Pozzati, suor Michela Mamprin, padre Renato Cappelletto, suor Maria Grazia Masiero e suor Annarosa Guerra.

Accanto a loro, sempre in stretto rapporto con la chiesa locale e in particolare con il seminario, non va dimenticata la presenza silente, costante e preziosa, da 400 anni (la fondazione risale al 1612 da parte della veneziana madre Graziosa Zechini) delle Vergini Eremite Francescane, religiose che vivono, il carisma francescano nel connubio tra eremitismo e vita comunitaria, nel monastero San Bonaventura di via Cavalletto 15 a Padova.

Giampaolo Tormena, originario di Cornuda (diocesi di Treviso) passerà ora a risiedere a San Vito di Valdobbiadene (diocesi di Padova), in un appartamento che diventerà il suo eremo dove cadenzerà la sua giornata con un orario abbastanza rigoroso: sveglia all’alba (ore 5.50), quindi pulizia personale, lectio, mattutino; alle 7 colazione e a seguire alle ore 8.30 lodi ed eucaristia. Dalle 9.30 alle 11.15 tempo dedicato allo studio teologico. Tormena, infatti, dopo aver conseguito il baccalaureato in teologia, ha concluso anche gli esami del biennio di licenza in teologia pastorale e sta preparando la tesi che avrà come tema il commento e la lettura spirituale del brano di Giovanni 20, 1-10, su cui già si è soffermato per la tesi di baccellierato. A seguire dalle 11.15 alle 12 lavoro manuale e a mezzogiorno ora media e Angelus. Quindi pranzo, riordino e distensione. Dalle 15 preghiera, meditazione e in alcuni giorni adorazione eucaristica. Dalle 15.30 riprende lo studio teologico, quindi lavoro e dalle 17 rosario, vespri, lettura spirituale fino alla cena prevista alle 19.45. Prima del silenzio notturno e del riposo il tempo per l’esame di coscienza, la preghiera di compieta e la lettura del vangelo.

Una giornata tipica della vita eremitica, dedicata alla preghiera e alla meditazione e non mancheranno giorni di digiuno. «La mia vita – confida Tormena – vuole essere un richiamo a qualsiasi altro uomo creato da Dio e chiamato come tale a stare con Dio. Scegliendo solo Dio si vuole invitare la Chiesa e il mondo a riflettere sul fatto che la vita ha come primo senso lo stare con Dio. Come eremita sono chiamato a pregare per gli altri e attraverso la preghiera lodare Dio. C’è poi un impegno particolare degli eremiti di città di una preghiera per il vescovo e per la diocesi di Padova».

La professione eremitica arriva dopo una vita spesa nell’insegnamento di diritto ed economia e una robusta formazione cattolica che l’ha visto frequentare le scuole medie al collegio vescovile di Treviso e il liceo classico dai padri Cavanis di Possagno. Quindi la laurea in giurisprudenza a Padova nel 1976. A seguire una licenza in diritto canonico alla Lateranense (1998). Nel 2007 consegue il baccalaureato alla Facoltà Teologica del Triveneto e ora sta concludendo la Licenza in teologia spirituale. Proprio la frequentazione degli studi teologici sono stati un forte stimolo ad individuare una vocazione che già si era espressa nel servizio alla comunità cristiana. Intraprende così nel 2010 un periodo di postulantato e a seguire il noviziato sotto la guida di padre Domenico Maria Fabbian.

A prevedere la vita eremitica anche al di fuori degli istituti di vita consacrata è il nuovo Codice di diritto canonico del 1983, che al canone 603 paragrafo 1, recita: «…la Chiesa riconosce la vita eremitica o anacoretica con la quale i fedeli, in una più rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine, nella continua preghiera e penitenza, dedicano la propria vita alla lode di Dio e alla salvezza del mondo». Il codice del 1983 introduce cioè la possibilità di via consacrata per il singolo fedele che fa la sua professione nelle mani del vescovo diocesano, che ne approva la regola di vita e ne segue il cammino.

«È significativo in questo nostro tempo di transizione – commenta il vescovo di Padova, mons. Antonio Mattiazzo – l’emergere sempre più frequente, in uomini e donne, di un’attrattiva profonda verso una vita dedicata interamente alla ricerca di Dio, di Assoluto. Questi eremiti sono presenze preziose nel cuore della città e della Chiesa locale, anche per questo compito di intercessione e preghiera per il mondo di oggi. Di questo dobbiamo essere loro grati. Nel loro silenzio e nella loro ricerca di assoluto si inseriscono ancora di più nella vita profonda dell’umanità».

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