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Lunedì, 27 Maggio 2024
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Iva sui rifiuti: Etra chiede la restituzione all'erario

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Etra ha inviato una lettera all'Agenzia delle Entrate, direzione provinciale di Vicenza, chiedendo di ottenere il rimborso dell'Iva versata negli anni tra il 2006 e il 2015, dopo averla percepita a sua volta dai cittadini per il servizio di igiene ambientale. La restituzione dell'indebito incassato dall'Agenzia prevede una cifra totale che sfiora i 40 milioni di euro.

È l'azione che dovrebbe fare finalmente chiarezza su una questione divenuta socialmente sempre più rilevante, per la vastità del numero di persone interessate e per l'ingente quantità di denaro coinvolta.

Tariffa o tributo? È questa la querelle intorno a cui si dipana lo scontro ormai in atto tra enti, istituzioni e cittadini riguardo all'Iva sui rifiuti. L'Iva al 10% è sempre stata calcolata nella bolletta dei servizi di igiene ambientale, sia sotto il regime di pagamento in Tia, fino al 2012, sia poi in Tari. È vero che ha spesso suscitato perplessità, ma è anche vero che tutte le aziende italiane che gestiscono la raccolta dei rifiuti l'hanno applicata, versandola poi di conseguenza all'Erario.

Da anni, singoli o gruppi di cittadini, appoggiati da associazioni che assistono i consumatori, hanno avviato richieste di rimborso alle aziende esercenti il servizio, dando il via a ricorsi giurisdizionali che hanno avuto come esito diversi pareri, fino alla recente sentenza della Corte di Cassazione, che, a sezioni riunite, il 15 marzo scorso ha sancito: "L'Iva sui rifiuti è illegittima".
Ma quell'Iva è già stata versata nelle casse dello Stato, il quale non ha mai fatto notare irregolarità a riguardo, anzi, alle richieste di chiarimenti presentate da Etra, ha sempre confermato che la società era obbligata a richiedere l'imposta agli utenti per procedere a versarla all'Erario. E quindi ora Etra chiede proprio a quelle casse di riavere indietro gli importi, trattandosi di indebiti incassi, per poterli restituire ai suoi clienti.

Impalcatura sul piano legale
Etra è attualmente incaricata della riscossione della tariffa relativa ai servizi di raccolta e smaltimento rifiuti in 48 comuni delle province di Padova e Vicenza, servizi a fronte dei quali viene emessa regolare fattura. Secondo il DL 78/2010 l'imposta è stata applicata, in quanto "la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria". Di avviso diametralmente opposto la sentenza della Corte di Cassazione del marzo scorso, secondo cui la tariffa di igiene ambientale non sarebbe assoggettabile ad Iva, poiché qualificabile in senso lato come tributo. Il cittadino contribuente, però, non può rivalersi per il rimborso sullo Stato, perché, in quanto consumatore finale, può agire solo sul prestatore del servizio, mentre quest'ultimo è legittimato a pretendere il rimborso dall'amministrazione finanziaria.
Ora, Etra chiede la restituzione degli importi, a tutela della legittimità della propria condotta, dei propri Soci e dei contribuenti/utenti.

Secondo recenti calcoli il Fisco dovrebbe fronteggiare rimborsi per circa un miliardo di euro a milioni di famiglie italiane che hanno pagato l'Iva a partire dal 1999, anno in cui venne istituita la Tia (le attività economiche che hanno già potuto detrarla dovrebbero risultare escluse dalla restituzione). Per ogni utente si tratta di importi contenuti, ma quegli stessi importi sommati formano una cifra davvero ingente. Per Etra soltanto, il calcolo assomma esattamente a 39.807.409,56 euro.

Ora si attende la replica dell'Agenzia delle Entrate, per decidere i passi futuri.

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