"Noi, donne del Rinascimento", spettacolo teatrale in costume in Sala dei Giganti

Sabato 8 febbraio alle ore 21 in Sala dei Giganti a Palazzo Liviano (piazza Capitaniato 7 - Padova) l’ARCS (associazione ricreativa culturale sportiva) dell'Università di Padova organizza uno spettacolo teatrale in costume, intitolato: Noi, donne del Rinascimento.

Il titolo riassume il quinquennale lavoro sul Rinascimento italiano, iniziato per il Castello Estense di Ferrara con Lucrezia Borgia e culminato nelle due diverse Visite ambientate a Roma all'interno di Castel Sant'Angelo e a Palazzo Ducale a Mantova. Si tratta di un'autentica carrellata di personaggi storici, che mette alla prova le doti trasformistiche del duo di teatrOrtaet chiamato a calarsi, in rapida successione, nei panni dei grandi protagonisti politici, religiosi e artistici del Cinquecento.

Prenotazione

Lo spettacolo è per tutti. Il costo del biglietto per lo spettacolo è di 6 euro in prevendita alla segreteria Arcs.

Per info e prenotazioni:
Cell. 324 6286197
E-mail: prenotazioni@teatrortaet.it

Prevendite presso la Segreteria ARCS in Via S.Francesco,5 a Padova o nel portale riservato ai Soci.

Info web

https://www.facebook.com/events/851654155279765/

Dettagli

Vorrei essere io a presentarvi lo spettacolo Noi donne del Rinascimento, che viene messo in scena da Alessandra Brocadello e Carlo Bertinelli sabato 8 febbraio alle ore 21, in collaborazione con Arcs e Fidas, nella Sala dei Giganti di Padova. Un ambiente prestigioso che apparteneva alla reggia dei Carraresi e che fu per la prima volta affrescato nel Trecento con i ritratti dei grandi della classicità, sulle indicazioni di un “gigante” della nostra cultura, Francesco Petrarca. Io, Maria Bellonci, autrice di due famose biografie romanzate - “psicobiografie” le hanno chiamate i critici - dedicate a Lucrezia Borgia duchessa di Ferrara e a Isabella d’Este marchesa di Mantova, oltre a vari altri ritratti dedicati a personaggi femminili del Quattro-Cinquecento.

Alcuni di questi personaggi, tra i più significativi, sono stati inseriti in questo spettacolo che io stessa introduco, insieme a mio marito Goffredo, anche nella finzione scenica e che s’intitola non a caso “Noi” donne del Rinascimento. Quel “noi” sta a significare il fatto che Lucrezia Borgia, Isabella d’Este Gonzaga, Giulia Farnese, Renata di Francia, Artemisia Gentileschi e Beatrice Cenci, pur rievocate con la stessa rigorosa attenzione storica che io riservavo alle mie pubblicazioni, sono “vive” testimoni di una condizione esistenziale ancora attuale, pur tra tanti cambiamenti economici, sociali, culturali. Il sottotitolo, d’altra parte, I volti segreti della storia, vuole esprimere la presenza di un “filo rosa”, sotterraneo ma non troppo, specialmente nel Rinascimento, che anima le vicende culturali e politiche della nostra civilità e che oggi sta emergendo in piena visibilità prospettica.

Le protagoniste

Indico brevemente il taglio con cui sono state narrate le nostre eroine.

Lucrezia Borgia, a cui ho dedicato il mio primo lavoro biografico-letterario, era confinata nel ruolo di “eroina nera” romantica, avvelenatrice e complice, se non succube, delle ambizioni del padre-papa e del fratello-duca: io ho cercato di metterne in luce la sensibilità affettiva e l’energia con cui ha saputo affermare la sua dignità di donna nei momenti cruciali.
Isabella d’Este, moglie di Francesco e madre di Federico Gonzaga, autrice dell’autobiografia immaginaria Rinascimento privato, è colta in uno dei momenti più drammatici del Cinquecento italiano, il “sacco di Roma”, che la vide protagonista sia nell’opera di mediazione e di salvezza di tante famiglie che si erano rifugiate nel suo palazzo romano, sia nel tentativo di salvare, a suo vantaggio, tante bellezze artistiche che erano sul punto di essere distrutte o disperse. In lei risalta la “primadonna del Rinascimento” pronta ad affermare in ogni situazione la sua lungimiranza politica e la sua sensibilità estetica.
Giulia Farnese, amante di papa Borgia e sorella di Paolo III, quello che aprì il Concilio di Trento, è una figura che sa usare la sua avvenenza come presupposto di una duratura gloria familiare, amministrata con cura e intelligenza.
Renata di Francia è la principessa sensibile alle suggestioni luterane che riesce a vivere con tenacia le proprie convinzioni religiose nella corte gongaghesca di metà Cinquecento tra mille pressioni e un progressivo isolamento.
Artemisia Gentileschi è la pittrice quasi contemporanea del Caravaggio, che ha reagito all’ingiuria subita da un uomo con la fermezza e la dignità di una donna moderna mentre Beatrice Cenci è, per contro, la coraggiosa vittima di una doppia prevaricazione, quella del padre padrone e quella di un sistema giudiziario più attento al tornaconto dei potenti che a un’equa amministrazione della giustizia.

L’ambiente e i costumi

Lo spettacolo è maturato grazie all’esperienza acquisita in una ricca serie di visite animate che teatrOrtaet ha messo in scena a Ferrara, Roma, Mantova, Venezia ed “eredita” quindi il principale requisito di questo genere teatrale che l’associazione padovana ha per prima ideato e collaudato: il radicamento delle storie narrate nell’ambiente in cui si sono svolte. E’ come se dalle pareti stesse degli antichi palazzi (e la Sala dei Giganti ne è esempio eloquente), dai costumi fedelmente ricostruiti, dagli oggetti che diventano chiavi simboliche scaturissero le emozioni, i sentimenti, i pensieri che hanno animato le vicende messe in scena dando loro un preciso spessore storico e un fascino senza tempo.

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