Giovanni Battista Belzoni, Notturni d'arte con il padovano d'Egitto

  • Dove
    Musei civici Eremitani
    Indirizzo non disponibile
  • Quando
    Dal 02/09/2014 al 02/09/2014
    Ore 21
  • Prezzo
    Biglietti 3 euro, da acquistare in prevendita presso gli uffici del Settore Attività Culturali in via Porciglia 35, dal lunedì al venerdì 8.30-13.30, 14.30-16, sabato 8.30-13 (chiuso domenica e venerdì 15 agosto), con possibilità di acquisto la sera stessa della visita nel caso in cui i biglietti fossero ancora disponibili
  • Altre Informazioni

Martedì 2 settembre appuntamento con i Notturni d’Arte alle ore 21 ai Musei Civici di piazza Eremitani per rivivere le avventure del padovano Giovanni Battista Belzoni (1778-1823), cui è indissolubilmente legata la scoperta dell’Egitto faraonico e la nascita dell’egittologia. Grazie alla manifestazione organizzata dall'assessorato Cultura e turismo del comune di Padova il pubblico potrà addentrarsi nei segreti delle esplorazioni di Giovanni Battista Belzoni con una serata dal ricco programma, che prevede la conversazione di Francesca Veronese, funzionario culturale del Museo Archeologico, le visite guidate alla collezione egizia del Museo Archeologico, lo spettacolo teatrale Il Padovano d'Egitto a cura dell'Associazione Abracalam e la proiezione del video della spedizione ciclistica Cairo–Abu Simbel Sulle orme di Belzoni, a cura di Pier Luigi Fornasier.

Giovanni Battista nasce al Portello, figlio di un barbiere ed è all’attività paterna che in un primo momento viene avviato. Ma la bottega del padre, il quartiere, la stessa città di Padova avevano per lui orizzonti troppo angusti. Così, dopo un primo periodo di formazione a Roma, si sposta in Francia e poi in Olanda, dove intraprende studi di idraulica e un’attività commerciale; si sposta quindi in Inghilterra, dove si sposa con una giovane di Bristol, Sarah Banne, ed entra a far parte di una compagnia teatrale. Ha così inizio la sua carriera di "uomo di spettacolo", facilitata dalla sua bellezza e dal fisico prestante che gli permetteva di interpretare la parte di "Sansone della Patagonia", e di sollevare, grazie a un’apposita cintura, una "piramide umana" costituita da undici persone. Grande successo avevano poi i giochi d’acqua che sapeva mettere in scena avvalendosi delle sue conoscenze di idraulica. E sono proprio queste conoscenze a giocare un ruolo fondamentale nel suo avvicinamento all’Egitto, un mondo di cui l’Europa ha una conoscenza ancora molto limitata. Nel corso di un viaggio nel Mediterraneo viene a sapere che il pascià dell’Egitto stava cercando un esperto per porre fine alla siccità delle sue terre. Belzoni decide di proporre al pascià una macchina idraulica di sua invenzione e così si avvia verso l’Egitto, sbarcando ad Alessandria nel giugno del 1815. Il progetto della macchina idraulica è destinato a naufragare, ma Belzoni va al Cairo a visitare le piramidi; decide quindi di fermarsi e di intraprendere una serie di esplorazioni. Tra il 1816 e il 1818 Belzoni compie tre viaggi lungo il Nilo, nel corso dei quali si cimenta in imprese avventurose: fa trasportare da Luxor ad Alessandria, e poi in Inghilterra, il colossale busto di Memnone dal peso di sette tonnellate, un’impresa da altri tentata, ma ritenuta impossibile. Libera dalla sabbia il complesso templare di Abu Simbel, fatto costruire da Ramses II; si impadronisce dell’obelisco di File e lo fa trasportare in Inghilterra: si rivelerà un documento fondamentale per la decifrazione dei geroglifici. Scava nel tempio di Karnak, scopre e penetra in numerose tombe faraoniche tra cui quella di Seti I, dove trova uno straordinario sarcofago in alabastro nero. Riesce a individuare l’entrata della piramide di Chefren, fino ad allora ritenuta impenetrabile, dopo aver per giorni studiato la posizione delle pietre. E, ancora, si dirige all’oasi di Siwa, che però non raggiunge, e poi va alla ricerca, trovandola, dell’antica città di Berenice sul Mar Rosso. Rientrato per qualche tempo a Padova, alla quale decide di donare due grandi statue in diorite raffiguranti la dea Sekhmet, a testa leonina, rinvenute nei suoi scavi dell’antica Tebe, stringe amicizia con l’architetto Giuseppe Jappelli che proprio ai racconti belzoniani si ispira nella realizzazione di alcuni ambienti del Caffè Pedrocchi. Belzoni muore nel Benin nel 1823, andando alla ricerca delle sorgenti del Niger, allora del tutto sconosciute.

 

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