“Paesaggi di guerra” giornata conclusiva dell’International Society for First World War Studies

Il suo studio (cartografia, geografia e scienze naturali), ma anche ciò che ne rimane (rovine, tracce, memorie e ricostruzioni), oppure la sua eredità (turismo e patrimonio culturale), o il suo deterioramento (inquinamento): sono i mille modi per declinare il binomio paesaggio-guerra. E che dire dei paesaggi di guerra immaginati, descritti o raffigurati, della diversità riscontrabile tra quelli cittadini e urbani durante e dopo la guerra, oppure della mutazione del paesaggio produttivo (agricoltura e produzione bellica, distribuzione delle risorse, privazioni e conflitti per il cibo)?

Da giovedì 10 a sabato 12 settembre nelle due sedi di Trento e Padova si terrà l’VIII Convegno dell’International Society for First World War Studies dedicato al tema “Paesaggi di guerra: immagini, rappresentazioni, esperienze" organizzato in collaborazione con il Comitato dell'Università di Padova per il centenario della Grande guerra, il dipartimento DISSGEA dell’Ateneo patavino e la Fondazione Bruno Kessler di Trento e che si concluderà sabato 12 settembre in Aula Nievo di Palazzo Bo in via VIII febbraio 2 a Padova. “Paesaggi di guerra: immagini, rappresentazioni, esperienze" è certamente uno dei più importanti eventi scientifici legati al Centenario della Grande Guerra in Europa e il principale del 2015 che l’International Society for First World War Studies, l’associazione che raduna la maggior parte dei migliori specialisti di prima guerra mondiale, ha deciso di tenere in Italia. Principalmente per due ragioni, la prima  dovuta all’unicità cultuale oltreché militare dell’esperienza della guerra italo-austriaca, che nel 2015 vede la commemorazione del suo centenario. Poi per ruolo storico e simbolico di Padova nel corso del primo conflitto mondiale: centro di mobilitazione culturale per l’intervento, capitale delle retrovie e poi del fronte dopo Caporetto e soprattutto città della vittoria e della pace, con la sigla dell’armistizio a Villa Giusti.

Oltre cinquanta studiosi provenienti da quattro continenti (storici della guerra e storici dell’arte, studiosi di letteratura e cinema, direttori di museo, geografi e geologi, archeologi e ricercatori di scienze dure) si confronteranno su un tema che, oggi, è una delle frontiere più originali della ricerca sul 1914-1918. La storiografia degli ultimi anni ha mostrato l’importanza e le potenzialità di una storia globale della Grande Guerra, capace di guardare al conflitto nel suo insieme, alla sua estensione geografica e quindi alle diversità degli scenari di guerra, dalle Fiandre al Caucaso, dalle Alpi all’Africa orientale, dal Mediterraneo agli Oceani. La conferenza ha l’obiettivo di dare risalto agli spazi fisici in cui il conflitto ebbe luogo nei diversi teatri di guerra e di identificare le forme in cui questi paesaggi furono affrontati, modificati, immaginati, esperiti, rappresentati e ricordati.

Il paesaggio, modificato e a volte sconvolto dalla guerra moderna è, in primo luogo, quello naturale: dalle centinaia di chilometri di trincea del Fronte Occidentale, alle «cittadelle del ghiaccio» del fronte dolomitico, alle migliaia di chilometri di strade realizzate in tutta Europa per far transitare eserciti e armi. Ma nei tre giorni del convegno si parlerà a lungo anche di paesaggi urbani (le città distrutte dai bombardamenti, evacuate, ricostruite per intero) e dei paesaggi mentali dei combattenti, che raccontano i loro itinerari personali dentro la guerra, scrivendo diari di viaggio, fotografando o dipingendo ciò che vedono. Questo multiforme approccio all’esperienza e alle rappresentazioni del primo conflitto mondiale è in grado di restituire al meglio la complessità di una Grande Guerra che fu vissuta non solo da soldati, ma anche da giornalisti e scrittori, artisti e donne, operai e contadini. Ancora di più, permette di comprendere pienamente la dimensione davvero globale della guerra. Nei tre giorni del convegno si parlerà molto di Italia: il fronte delle montagne giocò infatti un ruolo straordinario nella storia del conflitto, dando origine ad una guerra «differente», eroica e premoderna, che avrebbe a lungo lasciato il segno nella memoria collettiva, e che oggi si riscopre grazie alle moderne tecniche della geolocalizzazione per riscoprire e proporre al grande pubblico i luoghi e gli itinerari di chi combatté. Ma si discuterà anche a lungo di Africa e Medio Oriente, fronti lontani e spesso poco conosciuti, e di città che non conobbero mai la violenza del conflitto, come New York o i borghi minerari dell’interno degli USA, e che pure si mobilitarono per la guerra totale e moderna.

Il congresso è il riconoscimento del ruolo che l’Università di Padova, attraverso il Comitato per il centenario dell’Università di Padova, presieduto da Giovanni Luigi Fontana e in stretta collaborazione con l’Istituto Storico Italo Germanico della Fondazione Bruno Kessler, ha saputo svolgere per dare un rinnovato impulso agli studi nazionali sulla Grande Guerra e per promuovere una sempre più incisiva presenza del «caso italiano» nel dibattito europeo.

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