River in città: "La rinascita del documentario" all'università di Padova

L’ultima settimana di River in città prosegue giovedì 21 aprile con un doppio appuntamento all’università (ore 10-13 e ore 15-18, aula e, via degli obizzi 23). Il tema è sempre quello del documentario, declinato secondo due diversi approcci: da una parte la poesia del maestro olandese Joris Ivens, dall’altra il giornalismo d’inchiesta di Rainews24.

Dei film di Joris Ivens, regista, sceneggiatore, montatore, direttore della fotografia, produttore e attore olandese, ritenuto uno dei più grandi documentaristi del XX secolo, parlerà Mirco Melanco, regista, documentarista e docente di Cinematografia documentaria e videoscrittura presso il DAMS dell'Università di Padova (“Generi e forme del documentario nell’opera complessiva del Maestro olandese”). A Joris Ivens e ai suoi film sarà dedicata anche tutta l’ultima giornata di River in Città, venerdì 22 aprile (cfr. successivo comunicato).

Nel pomeriggio, l’inviato speciale di Rainews24 Martino Seniga terrà un incontro su “Il documentario giornalistico d’inchiesta e la convergenza con internet e i social media”, presentando un reportage sul Kurdistan, 30 milioni di persone che costituiscono uno dei più grandi gruppi etnici privi di un territorio nazionale e combattono una sanguinosa guerra contro l’Isis

INTERNET: www.rainews.it/ran24/speciali/2016/kurdistan-da-nazione-a-utopia/

https://kurdistan.blog.rainews.it/

JORIS IVENS, pseudonimo di George Henri Anton Ivens cineasta olandese (Nimega 1898-Parigi 1989), considerato con R. J. Flaherty uno dei maestri del genere. Nato da una ricca famiglia cattolica (il padre era nel ramo della fotografia e del commercio), completò il suo primo film a 13 anni. Agli inizi della sua carriera fu documentarista ufficiale della Terza Internazionale. Maestro mondiale del documentario militante, poeta della natura e dei suoi elementi (l’acqua, soprattutto) e insieme testimone di fatti rivoluzionari in ogni parte del globo, così da guadagnarsi l’epiteto di “olandese volante”, ha cantato liricamente il lavoro e le lotte dell’uomo.

In Olanda iniziò l’attività passando da saggi puramente ritmici e formali (Il ponte, 1928; Pioggia, 1929) a capolavori di impegno sociale quali Zuiderzee (1930) e Nuova terra (1934). Realizzò Komsomol (1932) in URSS, Borinage (1933) con H. Storck in Belgio. Fu sul fronte repubblicano per Terra di Spagna (1937). In Cina per I 400 milioni (1939) recò un contributo di fondo e una cinepresa simbolica alla nascita del cinema cinese popolare. Negli USA e in Canada durante la guerra, firmò tra l’altro, con L. Milestone, Our Russian Front (1941) e collaborò alla serie Perché combattiamo di F. Capra con le riprese spagnole e cinesi.

Con L’Indonesia chiama (1946) diresse uno dei suoi film più tipicamente militanti, documentando lo sciopero di solidarietà nei porti australiani. Nel trittico I primi anni (1947) affrontò il tema delle democrazie popolari europee: Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia (e anche Iugoslavia, poi soppressa nel montaggio definitivo per motivi contingenti). La sua più alta opera collettiva, richiestagli dalla Federazione sindacale mondiale, fu Il canto dei fiumi (1954-55) in cui figurano i nomi di B. Brecht, D. Šostakovič, P. Robeson, V. Pozner. Con A. Cavalcanti organizzò e supervisionò La rosa dei venti (1955-56), cinque episodi sulle battaglie della donna nel mondo (quello italiano, Giovanna, diretto da G. Pontecorvo, quindi, su un poema di J. Prévert appositamente scritto, girò il documentario di puro lirismo La Seine a rencontré Paris (1957). Infaticabile, realizzò sul posto Lettere dalla Cina (1958); in Italia, chiamatovi da Enrico Mattei, L’Italia non è un paese povero (1959); nel Mali,c Demain à Nanguila (1960); a Cuba Carnet de viaje (1961); in Cile A Valparaíso (1962); in Vietnam Il cielo e la terra (1965) e nel Laos Il popolo e i suoi fucili (1969). Realizzata nella Cina Popolare e trasmessa anche dalla televisione italiana, Come Yukong rimosse le montagne (1973-75) è opera complessa e di grande impegno, oltre che la testimonianza conclusiva di un antico e fedele interesse per quella rivoluzione. Nel 1988, un anno prima della scomparsa, Ivens diresse lo straordinario Io e il vento, documentario “magico” sull’aria, i suoi effetti e la sua influenza sulle tradizioni cinesi.

Giornalista di Rainews24, Martino Seniga ha progettato numerosi format del canale “all news” della RAI e ha realizzato, in qualità di inviato speciale, reportage e inchieste sui principali eventi di politica nazionale e internazionale. Da alcuni anni sta sperimentando la convergenza tra il lavoro di inviato e il web, con l’ideazione e la realizzazione di una serie di siti internet e blog che, prendendo spunto dai principali temi dell’attualità, realizzando nuove forme di convergenza tra televisione e social media.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero,

Giovedì 21 aprile 

Università degli Studi di Padova – Aula E, Via degli Obizzi 23

10 -13 - Joris Ivens: generi e forme del documentario nell’opera del Maestro olandese

Mirco Melanco - Professore Università degli Studi di Padova.

15 -18 Il documentario giornalistico d’inchiesta e la convergenza con internet e i social media

Martino Seniga - Inviato speciale di Rainews24.

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