Sinfonie di Colori: rassegna antologica di Paolo Contin

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Sinfonie di Colori

Rassegna Antologica di Paolo Contin

Paolo Contin,
pittore padovano autodidatta, inizia a occuparsi di arte parallelamente all’attività di “designer” nel campo della moda in cui ha operato professionalmente sin dal 1980, a livello internazionale. Nel campo artistico le sue prime importanti esposizioni e presenze in Italia e all’estero iniziano dal 1999, anno in cui si stabilisce definitivamente nel Veneto, dedicandosi con la passione di sempre ed a tempo pieno alla pittura, continuando ad esporre con continuità sia in Italia che all’estero. E’ presente nel “CATALOGO GENERALE D’ARTE MODERNA” edito da Mondadori.

Paolo Tieto: "L’attitudine per l’arte è sicuramente un fatto congenito, che l’uomo porta dentro di sé fin dalla nascita e che poi, con la propria volontà e capacità, con la personale applicazione, sviluppa, effettuando quindi creazioni proprie originali. Ne dà conferma, una volta di più, Paolo Contin che, se per l’ufficialità ha iniziato a realizzare i suoi dipinti circa dodici-tredici anni fa, in realtà ha iniziato ad esercitare, fin da quando ha preso ad esistere, da sempre. E ciò seguendo un’inclinazione naturale, un’intima passione per forme e colori, di volta in volta, gli venivano regolarmente suggeriti dall’estro, dalla fantasia.

Contin, per quanto concerne la creatività artistica, non ha frequentato mai alcuna scuola particolare, bensì seguito, continuamente, una pervicace misteriosa spinta venutagli sempre dall’animo, dal proprio essere interiore, quale istinto, quale fatto congenito, naturale. Ha così iniziato delineando forme molto semplici, ma con visibilmente insito il germe di ulteriori possibilità di sviluppo e di crescita che, con il trascorrere del tempo e con l’assiduo esercizio hanno avuto puntualmente conferma. Miglioramento che si manifesta in tutta la propria dimensione, solo che si guardi a taluni lavori distribuiti nell’arco degli anni, quando appunto le tappe d’ascesa appaiono sottolineate da sempre maggiore sicurezza, e non solo nei tratti disegnativi ma nelle stesse cromie, transitati i primi da carattere di elementarietà e sofisticate idealizzazioni, trasformati invece i secondi da toni piatti e rigidi a colorazioni morbide, con senso di palpitante fremito. Pur mantenendo costantemente in atto, ovvero sia prima sia successivamente, il principio dell’uso del colore nella sua peculiarità di base, di colore puro, quale determinato dall’iride. E’ quest’ultima un’altra fondamentale caratteristica di detto pittore il quale, anche quando fa uso di tecniche miste, mantiene i toni coloristici regolarmente integri, drasticamente determinati nella loro qualità basilari. Ben per questo il giallo presenta la lucentezza dell’oro, il verde la vivezza dell’erba, il rosso il fulgore del rubino, l’azzurro lo sfavillio di terzo cielo. E così ancora è per il bianco che, nella simbologia del suo immacolato candore (e tale ci si presenta sempre in tutte le opere del maestro in questione) appare niveo, lattescente, al punto di abbagliare la vista umana; o ancora il nero che, smentendo quanti lo vogliono ingenuamente qualificare negatività di apparenza, si propone non come emblema di fosca, sinistra tenebrosità, bensì come indice di pacifica calma, quale contrappunto ad ogni altra colorazione dell’intera gamma cromatica. Colori usati, oltre che con finalità estetiche, di richiamo e di fascino, con intenti di forza scultorea, di rilievo, di continuo confronto nelle antitesi di chiari e di scuri, di luci e di ombre, del pari di una melodica sinfonia che, alternando la risonanza degli strumenti e la potenza dei suoni disquisisce arie dense di fantasia e di nobile lirismo.

Altrettanto emblematico e quindi, nelle opere di Contin, il disegno, che si configura ogni volta, regolarmente, ispirato a rigorosa geometricità. Quadrati, rettangoli, cerchi, a tinte continuamente diverse, si allineano in bell’ordine, si accostano, si intersecano dando aspetto a consistenze enigmatiche, a figure che solo prestando diligente attenzione possono essere colte, giacché, nel loro continuo intrecciarsi, sovrapporsi, sbrogliarsi sono portate a valersi, ad indurre a una visione d’insieme globale unica, più che a scene settorialmente particolareggiate, ordinate in tante minuscole parti. E’ lavoro per nulla casuale, anzi, previsto e calcolato lucidamente, con avveduta oculatezza, frutto sì di fervida fantasia, ma anche di razionale inventiva, di logica e coerente immaginazione.

Caratteristiche tenute altrettanto fattive nei lavori del filone operativo pertinente ai lavori dipinti-rilievo, ovverosia alle opere attuate mediante forme plastiche monocrome applicate, in successioni sovrapposte, a superfici di base piane. Anche questa una originale sperimentazione posta in atto con l’intento di rinvenire forme inedite, alternative a certa figurazione fin troppo sfruttata e pertanto inaridita. Arditezze che pongono l’originale creativo maestro fuori di ogni schema catalogativo, lontano da scuole e tendenze, da correnti, stili e orientamenti, per cui, realizzando i propri lavori, egli si trova ad essere tutto solo, uomo libero, come di fronte esclusivamente le proprie idealità, i personali obiettivi. Autonomo nella progettazione d’ogni sua singola narrazione segnico-rappresentativa, indipendente nella scelta dei materiali attuativi il lavoro programmato, svincolato dalle istanze di formule e di contenuti di stretta tradizione o banalmente favorevoli alle propensioni di masse generiche. Una libertà totale, dato che la vera arte non può sottostare a nulla, se non al pensiero, a quanto l’essere umano, riflettendo, perviene di valevole e di sublime. Tutto in un clima di festosa gioia, rimarcata da Contin in maniera fortemente accentuata in taluni suoi dipinti dall’impostazione a raggiera, dove i tratti disegnativi, idealmente, sembrano voler lambire l’infinito, spingersi fino alle soglie del sovrasensibile. Palese estrinsecazione delle tensioni interne, dell’animo, ribadita poi ancora in tante tele, effettuate per l’appunto in grande misura propria per appagare l’intenso desiderio di spaziare continuamente, di andare oltre, dopo il dopo, fino a perdersi nell’interminabile. In quell’immensità in cui ogni artista ama talora immergersi e affogare, per ritrovarsi successivamente rinato nella formulazione di altre immagini ancora, di altre differenti raffigurazioni. Con nuova simbolistica grafia, con nuove colorazioni, con altre differenti argomentazioni, ché l’Arte è perversamente cammino, all’insegna di crescente sviluppo e di progresso civile.

Torna su
PadovaOggi è in caricamento