"Antonius. Se Antonio tornasse…"

È un Sant’Antonio contemporaneo, che si sporca le mani tra le pieghe delle fatiche del nostro tempo, il protagonista di "Antonius. Se Antonio tornasse…". L’opera, che chiude la partecipatissima edizione 2014 del Giugno Antoniano.

Un’originale rilettura dell’apostolato del Santo, alle prese con inedite rigidità e contraddizioni, tutte da dipanare, dove anche le tentazioni si presentano con nuove forme e nuove aggressività. Alla fine a prevalere è la misericordia e la gioia, in una sorpresa finale che collega ieri e oggi, terra e cielo nello spazio “magico” della Basilica dedicata a sant’Antonio.

L’appuntamento del 27 giugno si configura come un vero e proprio debutto per la Città dell’opera, che è stata rappresentata in prima assoluta il 15 febbraio al Teatro Verdi, nell’ambito delle celebrazioni per il 750° anniversario del ritrovamento della Lingua incorrotta del Santo. Autore e regista della pièce sono due frati minori conventuali della provincia italiana di Sant'Antonio di Padova, rispettivamente fra Luigi Francesco Ruffato e fra Martino Maria Verdelli. Sul palco si alterna una nutrita squadra di attori, attrici e comparse di ogni età, tanto da fare di Antonius uno spettacolo davvero corale, dove rilievo hanno pure le allieve della scuola di danza Ballet Center, diretta da Lucia Galli, che ha curato le coreografie dei balletti.

"Antonius – sottolinea il regista, fra Martino Maria Verdelli – si propone come spettacolo che è al contempo memoria e provocazione. 'Memoria' perché desidera contribuire, insieme agli altri eventi del centenario antoniano, a ravvivare il ricordo delle parole e dei gesti di Antonio; 'Provocazione' perché Antonio è presente oggi più che mai con il suo messaggio capace di interpellare le coscienze in quest’epoca della postmodernità nella quale il sacro pare essersi eclissato dall’orizzonte umano".

"Il Santo al quale ho voluto dare corpo nell’opera – gli fa eco l’autore, fra Luigi Francesco Ruffato – è l’uomo della misericordia. Egli infatti manifesta la coscienza di un pastore fatto per liberare e consolare, per riconciliare famiglie e riconsegnare genitori ai propri figli. Non pratica sconti all’ingiustizia, alla corruzione dei costumi, ma moltiplica la misericordia fino ad affidare a Dio ogni persona".

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