Al via «Artibus», i laboratori dove i trucchi del mestiere sono svelati direttamente dagli artigiani

I corsi in procinto di partire sono cinque, sei gli insegnanti, quasi tutti della zona di Monselice: orafo; calzolaio; velaio; scalpellino (scultura su pietra e legno); costruttore di strumenti a percussione

A scuola dai mastri artigiani. Ad un anno dal lancio, il progetto «Artibus, il futuro ha radici nel passato» ha preso forma, si è concretizzato. Artigiani volontari hanno aperto le porte delle loro botteghe, dei loro laboratori per insegnare, trasmettere, offrire un apprendistato gratuito ai giovani in cerca di occupazione e ai meno giovani che hanno perso il lavoro ma con la volontà di rimettersi in campo recuperando vecchi mestieri in “via di estinzione” o comunque professioni di un tempo delle quali ancor oggi c’è un forte bisogno.

La formazione

Il progetto «Artibus, il futuro ha radici nel passato» ideato e promosso dall’Augusta Contrada di Marendole, in collaborazione con LABOR – Sindacato Europeo del Lavoro, l’Associazione professionale agricola Futuro Agricoltura con il partenariato del comune di Monselice capofila del progetto e dei comuni di Galzignano e Barbona, è in parte finanziato dalla Regione Veneto con risorse statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. La formazione si concluderà a dicembre, e sarà interessante vedere i manufatti prodotti in questi mesi di corsi e cosa decideranno di fare i ragazzi che hanno deciso di parteciparvi.

I laboratori

I laboratori in procinto di partire sono cinque, sei gli insegnanti, quasi tutti della zona di Monselice: orafo; calzolaio; velaio; scalpellino (scultura su pietra e legno); costruttore di strumenti a percussione. Ogni artigiano può formare un massimo di tre allievi, considerando anche il rispetto delle misure, tutt’ora in vigore, del distanziamento sociale. Sono già state raccolte le prime adesioni e le iscrizioni sono ancora aperte. Giorni e orari del tirocinio vengono concordati tra allievo e maestro. I corsi si svolgono prevalentemente nelle botteghe degli artigiani volontari. Per il laboratorio di scultura, che richiede spazi più ampi, l’azienda Buzzi di Monselice ha messo a disposizione alcuni locali della struttura e la fornitura di pietra delle cave, la materia prima. Potrebbe ospitare anche l’artigiano orafo e i suoi allievi.

«L’ispirazione è venuta delle contrade di Monselice»

«Abbiamo vinto un bando della Regione Veneto e ora si concretizza un’idea partita dal concetto di Made in Italy di cui tanto si parla - spiega Riccardo Jannuzzi Presidente Augusta Contrada di Marendole - e noi abbiamo pensato di realizzarlo in piccolo, a livello locale. L’ispirazione è venuta proprio dalle rievocazioni storiche delle contrade di Monselice, tra queste anche la nostra di Marendole dove vengono rappresentati i vecchi mestieri. Da qui l’idea di creare lavoro, dare delle basi, insegnare la manualità per recuperare professioni vecchie che ancora servono, ma anche il recupero storico del territorio.  Tra gli obiettivi nostri anche quello di creare un brand per  promuovere i nostri artigiani e i loro prodotti, a Monselice ma  anche nei comuni limitrofi: Galzignano e Barbona, partener in questa iniziativa.  In origine avevamo coinvolto anche gli anziani delle case di riposo, sarte e ricamatrici, ma purtroppo per l’emergenza Covid abbiamo dovuto sospendere i loro laboratori».

«L’obiettivo di creare occupazione»

«Il progetto ha preso forma, stanno arrivando parecchie iscrizioni e gli artigiani volontari sono pronti -  spiega Elena Capone,  avvocato e volontaria LABOR -. Gli spazi per i laboratori ci sono, praticamente le botteghe dei mastri e non solo. ARTIBUS coinvolge più generazioni con l’obiettivo di creare occupazione, rivalutare il territorio, recuperare vecchi mestieri, ma anche per cercare di cogliere tutte le opportunità di occupazione per le generazioni più giovani. I mestieri si tramandano a volte di padre in figlio, ma quando non c’è la continuità, il patrimonio va perduto, ecco che può essere trasmesso ad altri».

Il percorso

«Il problema in Italia e in Veneto è la mancanza di lavoro - spiega   Danilo Maron, Segretario Generale LABOR -. In questa direzione stiamo cercando di mettere in atto tutto ciò che può creare occupazione.  La cosa fondamentale è avere lo spunto iniziale per partire e poi in base alle capacità ognuno si crea il proprio percorso. Alcuni sono partiti come allievi e poi hanno aperto botteghe. Con questo progetto vogliamo andare oltre la formazione. La valorizzazione delle arti e dei mestieri potrebbe contribuire a rendere più attrattiva la città e il borgo antico e favorire lo sviluppo del centro storico con la possibile creazione di botteghe artigiane e/o negozi di vendita di prodotti tipici realizzati in loco.

«Più valenze: occupazionale, relazionale e sociale»

«Questo progetto è stato accolto dal Comune di Monselice con grande interesse – afferma Giorgia Bedin, sindaco di Monselice-. Da un lato si recuperano i mestieri artigiani che sono la nostra cultura, dall’altro potrebbero diventare il nostro futuro, si possono creare nuove aspettative occupazionali attraverso il lavoro artigianale. Un aspetto molto importante che emerge è quello sociale, ovvero il contatto tra i meno giovani e i giovani che magari non hanno capacità manuali.  Un progetto che ha più valenze dunque: occupazionale, relazionale e sociale. Siamo convinti che questa iniziativa avrà ottimi risultati».

I vecchi mestieri

«Il percorso è interessante - spiega Alberto Lemoni - storico – perché va a riscoprire alcune delle attività che si svolgevano nell’entroterra, soprattutto a Monselice, nel periodo Altomedievale, ma soprattutto al mondo della manifattura  dell’età dei Comuni e delle Signorie, attività rimaste nascoste che cercheremo così di riscoprire o altre che sono state portate avanti fino a qualche decennio fa e poi abbandonate per una modernità che ora lascia a spazio alla riscoperta».

Obiettivi del progetto

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di recuperare e valorizzare la manualità legata ai vecchi mestieri del territorio e di fornire nuove prospettive professionali ai giovani.

Il progetto prevede la realizzazione di laboratori ARTIBUS delle arti e antichi mestieri dove il maestro è anche il tutor che motiva il giovane a sviluppare la propria creatività. Si propone inoltre di: promuovere la funzione sociale dell’anziano artigiano valorizzandone le esperienze e le competenze a beneficio dell’intera collettività; sostenere le attività lavorative nel settore dell’artigianato e della piccola impresa; coprire nicchie di lavoro artigianale (non considerate dalla formazione pubblica e privata che vanno scomparendo per mancanza di ricambio generazionale); motivare i giovani, gli inoccupati e le donne in cerca di lavoro.

Infine offrire supporto e competenze informatiche di gestione dell’impresa e di marketing per la promozione anche tramite i nuovi canali social dei prodotti artigianali realizzati.

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