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Il satellite Cheops supera i test: i pianeti extra solari promettono scoperte straordinarie

Il progetto internazionale a cui ha contribuito anche l'Università di Padova, dopo brillanti risultati in orbita, passa dalla fase test all'osservazione e misurazione degli esopianeti

«La squadra è pronta, ora inizia il lavoro duro ma estremamente eccitante che vedrà il nostro dipartimento in prima linea. I risultati non tarderanno ad arrivare». Così Giampaolo Piotto, professore di astronomia del Dipartimento di fisica e astronomia dell’Università di Padova, introduce la fase operativa che dal 25 marzo vede operativo Cheops, satellite per l'osservazione dei pianeti esterni al sistema solare realizzato grazie a un progetto internazionale.

Il progetto

Cheops (CHaracterizing ExoPlanets Satellite) è stato lanciato dalla base dell'Agenzia spaziale europea (Esa) in Guaiana francese il 18 dicembre e resterà in orbita per quattro anni. I primi tre mesi sono stati dedicati a una serie di test che la sonda ha brillantemente superato lasciando auspicare il raggiungimento di risultati superiori a quelli inizialmente sperati. Il suo compito sarà ora l'osservazione dei pianeti all'esterno del sistema solare e in particolare la loro misurazione. Il 25 marzo con la conclusione dei test Esa ha passato la gestione della missione spaziale al consorzio che ha ideato il progetto e che gestirà osservazioni, analisi dei dati e pubblicazione dei risultati. Ne fanno parte la Svizzera in qualità partner principale, Austria, Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Portogallo, Spagna, Svezia e Ungheria. Dopo la Svizzera, l’Italia con l’Agenzia spaziale italiana è il maggior contributore e Padova ha un ruolo eminente: le ottiche del telescopio di 30 centimetri montato su Cheops sono infatti state progettate all'osservatorio astronomico Inaf dal gruppo del professor Roberto Ragazzoni.

Test e obiettivi

Da fine gennaio il satellite ha cominciato a raccogliere immagini delle stelle per misurare con altissima precisione l'intensità della luce che esse emanano, elemento chiave per misurare le dimensioni dei pianeti che orbitano attorno a tali stelle (proprio come i pianeti del sistema solare che comprende la Terra ruotano attorno alla loro stella, il Sole). Scopo principale della missione Cheops è misurare il raggio (e quindi la dimensione) dei pianeti extra solari più piccoli. La sperimentazione è partita con l'osservazione di stelle già ben conosciute per verificare la precisione di Cheops, che ha addirittura superato le aspettative misurando il diametro del pianeta gassoso KELT-11b in 181.600 chilometri con un errore di soli 4.300 chilometri. «La misura fatta è cinque volte più precisa di quanto fatto finora dalla Terra. Questo ci fa pregustare quello che potremo fare con Cheops nei prossimi mesi e anni» sottolinea Willy Benz dell’Università di Berna.

Congresso a Padova

L’alta automazione di tutte le procedure ha fatto sì che l'emergenza Coronavirus non abbia avuto alcun impatto sulla gestione del satellite. A inizio aprile era programmato un congresso a Padova per la presentazione dei primi risultati alla presenza del premio Nobel per la Fisica Didier Queloz, responsabile del comitato scientifico di Cheops. Il congresso si è tenuto ugualmente in via telematica e l'appuntamento nella città del Santo è rimandato alla prossima primavera.

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