Università e ricerca: la sonda Rosetta fa scoprire la cometa "morbida"

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova in collaborazione con altri studiosi ha pubblicato uno studio basato sull’analisi 3D che ha esplorato le proprietà meccaniche delle comete

Sezione della cometa 67P/Churyumov Gerasimenko che mette in risalto il modello della struttura stratificata dei due lobi (solo alcuni strati sono evidenziati). La stratificazione risulta evidentemente deformata

Una cometa (67P/Churyumov Gerasimenko) "morbida", con il nucleo formato da due lobi avvolti da una fitta stratificazione, nata dalla collisione di due corpi indipendenti. Una caratteristica che ha gettato nuova luce sul comportamento e la tipologia dei materiali che costituiscono le comete analizzati grazie a uno studio condotto da un team internazionale di ricerca.

Lo studio

Si tratta di uno studio a firma di Marco Franceschi, ricercatore dell’Università di Trieste, condotto insieme a un gruppo di ricercatori dell'UniPd e scienziati italiani e stranieri, recentemente pubblicato sulla rivista «Pnas». Fulcro della ricerca è stato l’analisi di modelli 3D della cometa, che ha permesso di analizzare le proprietà meccaniche dei materiali che la compongono, partendo dalle immagini rilevate dalla sonda Rosetta tra il 2014 e il 2016. Il satellite ha permesso di individuare la fitta stratificazione che avvolgeva in modo indipendente i due lobi al centro della cometa dimostrando che si trattava di due corpi indipendenti unitisi dopo una collisione "gentile". L'attento studio di questi strati ha fatto sì che ne venisse realizzato un modello 3D per approfondirne ulteriormente la conoscenza. I risultati sono stati sorprendenti.

Le scoperte

I ricercatori hanno scoperto nuove deformazioni fra gli strati, fondamentali per capire il comportamento dei materiali che formano la cometa in seguito a una collisione. «La collisione tra i due corpi che poi si sono uniti ha provocato delle deformazioni non casuali - spiega Marco Franceschi -. Posizione e tipologia ci indicano che all’impatto i due corpi subirono una compressione assiale accompagnata da una espansione radiale. Un comportamento del tutto inatteso». «Ci si sarebbe aspettati - spiega Matteo Massironi, tra i primi a provare la presenza di una struttura interna stratificata dei nuclei cometari e ora coordinatore del progetto Europeo Planmap guidato dall’Università di Padova - che l’impatto potesse provocare una forte compattazione. Invece la deformazione si è tradotta in una compressione e un'espansione laterale senza variazioni di densità interna. Questo richiede una rigidità del tutto inaspettata». Per spiegare questo comportamento i ricercatori ipotizzano un’azione legante svolta dal ghiaccio e dai composti organici: «Questi risultati mettono in discussione molte delle ipotesi fino ad ora avanzate circa le caratteristiche meccaniche dei nuclei cometari - conclude Giampiero Naletto, coordinatore del team Rosetta-Oosiris dell’UniPd -  e gettano nuova luce sulla natura dei cometesimi (i “mattoni” primordiali che hanno contribuito a formare il sistema solare) aprendo la strada a nuovi scenari nella comprensione dei processi di formazione delle comete».

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