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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Università

Agitazione al Bo tra studenti pro Palestina e Digos, per impedire il Senato arrivano alla porta della rettrice

Da ieri, 10 giugno, gli universitari sono tornati ad occupare i cortili dell'ateneo. Oggi hanno provato a bloccare i lavori

Video di Gabriele Fusar Poli

Disordini e tensioni con la Digos al Bo. Oggi, 11 giugno, attorno alle 14, gli studenti pro Palestina si sono posizionati davanti all’ingresso prima del Senato Accademico per provare a bloccare le attività. Spintoni con gli agenti della Digos per provare ad impedire l'ingresso ai professori e ai partecipanti del Senato Accademico. Subito dopo, sono arrivati fino alla porta del Rettorate, dove ci sono gli uffici della rettrice, Daniela Mapelli (vedi video in basso). Da ieri è in corso il secondo "blitz" in meno di un mese da parte degli studenti pro-Palestina, che hanno deciso di occupare nuovamente Palazzo Bo, sede dell'Università di Padova, tornando a piantare le tende.

Occupazione

E lo hanno fatto non a caso: oggi, martedì 11 giugno, è infatti in programma una nuova seduta del Senato Accademico: «Chiediamo - affermano gli studenti, riuniti sotto alla sigla "Intifada studentesca Padova" - che venga discussa pubblicamente la fine dei rapporti con il regime sionista e la sua complicità con il genocidio in corso, rescindendo ogni accordo con le università israeliane e con le aziende belliche. Un'Università che da mesi ignora studenti e studentesse e pensa di rifarsi la faccia finanziando solo 5 borse di studio per studenti palestinesi, dimostra il suo sostegno incondizionato ad Israele e conferma la natura unilaterale e antidemocratica dei propri organi decisionali. Il contro-Senato accademico del 14 maggio, partecipato da centinaia di studentesse, dottorande e personale tecnico-amministrativo, ha dimostrato come un processo decisionale collettivo e dal basso sia l’unico legittimo e rappresentativo della comunità accademica. Dimostrare di poter riprendere il controllo delle decisioni delle istituzioni come l'Università, contestare le politiche del nostro governo, dell’Unione Europea e della Nato, permette di rendere sempre più visibili le contraddizioni del sistema capitalista e imperialista, che in Palestina mostra la sua natura di violenza e oppressione. Per questo non possiamo accettare forme di discussione diverse da quella pubblica: vogliamo che la comunità accademica attiva partecipi ad un Senato accademico pubblico, che discuta la nostra mozione sul boicottaggio accademico».

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