Leggere è automatico? É più veloce se le parole appartengono “a chi ci somiglia”

Uno studio a cui ha preso parte l'università di Padova suggerisce che alcuni processi di lettura che si pensavano automatici potrebbero non esserlo del tutto. Il tempo necessario per riconoscere una parola scritta è infatti influenzato da processi sociali

A sinistra Eduardo Navarrete, coautore e docente UniPd

Se una parola è associata a un contesto familiare a chi legge, verrà riconosciuta e letta più velocemente rispetto alla stessa parola associata a un contesto estraneo. Lo sostiene lo studio "Outgroup faces hamper word recognition" pubblicato sulla rivista "Psychological Research".

Lo studio

La ricerca nasce da una collaborazione tra l'università di Padova e la Vita-Salute San Raffaele e mostra come il processo di lettura non sia così automatico come si credeva, ma anzi possa essere permeabile a variabili di tipo sociale. In altre parole, il tempo che impieghiamo a riconoscere una parola scritta è influenzato dal nostro contesto sociale. Quando sentiamo o leggiamo una parola nella nostra lingua, siamo molto abili a riconoscerla e capirne il significato. É un processo rapido e automatico, che però sarebbe influenzato dal contesto sociale a cui apparteniamo. Dunque la capacità di riconoscere la stessa parola cambierebbe se questa viene associata a una persona del nostro contesto sociale (es: caucasico) o di un contesto sociale diverso (es: afroamericano).

Gli esperimenti

Lo studio nasce al temrine di una serie di esperimenti a cui hanno preso parte 75 italiani adulti, sottoposti a due compiti. Nel primo venivano presentate delle sequenze di lettere che potevano costituire o meno una parola italiana; i partecipanti dovevano decidere se la sequenza era una parola reale, oppure inventata. Prima della parola, compariva la faccia di una persona che poteva appartenere allo stesso gruppo sociale (caucasico) dei partecipanti oppure a un gruppo sociale diverso. Il secondo compito era un test implicito per misurare la "preferenza" verso il proprio gruppo di appartenenza sociale rispetto a un diverso gruppo.

Conseguenze

«I partecipanti sono risultati più lenti a riconoscere una parola quando era preceduta da un volto appartenente a un gruppo sociale diverso» spiega il professor Eduardo Navarrete, coautore e docente del dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell’università di Padova «Questi risultati suggeriscono che il contesto sociale in cui percepiamo una parola influenza il modo in cui la riconosciamo. Inoltre, hanno evidenziato che maggiore è la preferenza mostrata da una persona verso il proprio gruppo sociale di appartenenza nel test implicito, maggiore sarà l'effetto esercitato dal volto sul riconoscimento della parola. Dunque diversi processi che si pensavano automatici dal punto di vista cognitivo (come il riconoscimento di stimoli linguistici) devono essere riletti alla luce di questo tipo di evidenza».

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