Venerdì, 30 Luglio 2021
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Padova maglia nera per consumo di suolo. E' la peggiore del Veneto

Sono i numeri catastrofici del rapporto Ispra. Legambiente: "Molti piani approvati negli anni passati continuano a cancellare inesorabilmente le poche aree verdi rimaste in città. Il prossimo Piano degli Interventi del Comune deve fermare le lottizzazioni”

Il Pat

Padova si conferma maglia nera per il consumo di suolo in Veneto, che a sua volta è la seconda regione più cementificata d'Italia dopo la Lombardia. Lo certifica l’Ispra – Istituto superiore Protezione Ricerca Ambientale nel sul nuovo rapporto annuale. Nella nostra città l'incremento di suolo artificializzato nel 2020 è stato di 11,15 ettari arrivando al 49,6% dell'intera superficie comunale. Nel 2019 fu di 24 ettari arrivando al 49,4%.

Ginestri

"Nonostante la diminuzione degli ettari consumati e lo stop alla perimetrazione dei nuovi piani urbanistici voluta dal Comune nell'aprile 2018, Padova rientra tra i 20 comuni con più di 100.000 abitanti, che hanno registrato il maggior incremento di ettari consumati tra il 2019 e il 2020 - osserva Sandro Ginestri, Presidente di Legambiente Padova. "Molti piani approvati negli anni passati continuano a cancellare inesorabilmente le poche aree verdi rimaste in città, come dimostra il rapporto Ispra. Per questo chiediamo che il prossimo Piano degli Interventi del Comune sia a consumo di suolo zero, fermando quantomeno le lottizzazioni non già approvate: si è già cementificato troppo e il consumo di suolo continua ad avanzare”.

L'amministrazione

Il 29 maggio scorso, in previsione del Piano degli Interventi (il nuovo Prg per capirci) che il Comune sta redigendo sono decadute tutte le previsioni di nuove edificazioni non già approvate. Quindi l'amministrazione potrebbe dare una robusta sterzata rispetto alle politiche urbanistiche finora attuate nel nostro territorio, operando per una riconversione ecologica della nostra città. “Ma - avverte Lucio Passi, storico esponente di Legambiente -il condizionale è d'obbligo. Infatti se nel documento di indirizzo redatto a febbraio c'erano proposte innovative, come quella di ripensare la città per aree dotate di tutti i servizi raggiungibili in 15 minuti a piedi, non mancavano previsioni che lasciano perplessi. Prima fra tutte la timidezza con cui viene affrontato lo stop alla cementificazione delle aree verdi. Non a caso Legambiente, oltre al Basso Isonzo, insiste sulla destinazione d'uso a verde pubblico dell'area dell'ex caserma Prandina, che può diventare il perno della riqualificazione funzionale ed urbanistica di tutto quel settore: un ampio parco con micro attività imprenditoriali sostenibili, spazio per attività sportivi, culturali ed ambientali  L'altro problema è che passati cinque mesi dal Piano di Indirizzo non sono ancora emerse proposte più definite".

Il Pat

Inoltre –sottolinea Sergio Lironi, Presidente Onorario di Legambiente, è necessario che il Comune ridimensioni anche le previsioni del PAT (Piano Assetto del Territorio), che di fatto orienta la redazione dei Piano degli Interventi che è quinquennale. PAT che risulta incredibilmente sovradimensionato rispetto al reale fabbisogno di edilizia residenziale e commerciale”

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