«Per raffreddare la città serve la "cintura verde"»: la proposta di Legambiente Padova

Al centro dell'attenzione "l'isola di calore", fenomeno che consiste nel ristagno al di sopra della città di una cappa d'aria surriscaldata di non più di 200-300 metri di spessore

L'ondata di caldo di fine luglio - inizio agosto (nonché quella attuale) non è dovuta solo all’anticiclone africano. Le sue origini risiedono anche nei cambiamenti climatici dovuti alla massiccia e rapida emissione di gas serra, ma c'è un fattore in più che aumenta il caldo umido soffocante di città come Padova: l’isola di calore, un fenomeno del tutto urbano.

Isola di calore

Il fenomeno non è altro che un ristagno, al di sopra della città, di una cappa d'aria surriscaldata, di non più di 200-300 metri di spessore, una vera e propria Isola di calore rispetto al circostante ambiente rurale. Non a caso l’EPA, l'ente federale per l'ambiente statunitense, alcuni anni ha fa lanciato il programma "Cooling our communities" (Rinfrescare le nostre comunità). Due i punti fondamentali: aumentare l'albedo, cioè la capacità di riflettere la radiazione solare - per esempio utilizzando il colore bianco - e aumentare in vari modi la vegetazione in ambito urbano e periurbano. A Los Angeles si è investito miliardi per piantare alberi. Come sottolineano da Legambiente «non sono diverse le cose da fare a Padova: qui l'isola di calore è resa più intensa anche dalla estensione piuttosto ridotta, entro il perimetro cittadino, di superfici evaporanti, come specchi d'acqua, prati ed alberi. Infatti l'evaporazione da parte dei suoli umidi o bagnati oppure da parte delle foglie della vegetazione sottrae all'aria enormi quantità di calore (ben 600 calorie per ogni grammo di acqua che evapora). È evidente quindi che ad una minore evaporazione da parte delle aree urbane rispetto a quelle rurali, corrisponde un minor raffreddamento dell'aria che sovrasta le città. Particolarmente efficace risulta l'effetto refrigerante degli alberi i quali raffreddano l'ambiente non solo mediante l'evapotraspirazione da parte delle foglie ma anche attraverso l'ombra proiettata al suolo, un effetto però assai modesto sulle città, a causa, della ridotta estensione delle superfici alberate rispetto all'area complessiva della città. In presenza di ventilazione l'isola di calore viene spostata nella zona sottovento alla città, fino ad essere però completamente rimossa qualora l'intensità del vento superi un valore critico che dipende dalla dimensioni urbane. Infine gli edifici urbani costituiscono un ostacolo al libero fluire dell'aria cosicché sulle città in media l'intensità del vento si riduce del 20-30% rispetto all'ambiente rurale».

Il commento

Dichiara Lucio Passi, della segreteria di Legambiente: «Padova, come e più di altre città, è caratterizzata da pochi spazi verdi e da ampie superfici asfaltate ed edificate. Questi fattori, uniti al traffico, all'uso dei condizionatori e alla vicinanza di aree industriali, durante le ondate di calore aumentano ulteriormente la temperatura. Creano infatti un’”Isola di Calore Urbana”, una cappa di calore sulla verticale della città, che aumenta la temperature via via che ci si sposta dalle aree rurali al centro urbano. Per contrastare il fenomeno serve una cintura verde, di primaria importanza. Tutte le città che hanno una vera cintura verde hanno un clima più favorevole perché, in assenza di vento vero e proprio, si forma - tra la zona verde, più fresca, e quella cementificata, più calda - un venticello fresco attirato in città. Ma se la brezza è importante contro il caldo è anche fondamentale per disperdere l'inquinamento. Da anni Legambiente chiede che tale cintura parta del Basso Isonzo per poi estendersi ad un'area compresa tra “la Brenta e il Bacchiglione". Una green belt ma anche un parco agro-paesaggistico le cui linee guida sono state elaborate da Legambiente e molte  Associazioni provenienti dal mondo agricolo e ambientalista. Va ricordato che il parco agro-paesaggistico costituisce uno degli impegni fondamentali indicati dalle Linee strategiche di mandato dell'attuale Amministrazione e che a tal fine è già stata predisposta una bozza di deliberazione da far approvare dalla Conferenza Metropolitana di Padova. Purtroppo constatiamo l'inerzia del nostro Comune che dovrebbe essere il principale fautore della realizzazione del progetto. Altrettanto importante è l'intensificazione del verde “minore”, dai parchi urbani alle alberate. Se a Padova ci fossero più piante, più aree verdi, meno impermeabilizzazione del suolo, ci sarebbe più fresco. È particolarmente efficace l'effetto refrigerante degli alberi che rinfrescano l'ambiente non solo mediante l'evapotraspirazione da parte delle foglie ma anche attraverso l'ombra proiettata al suolo, senza dimenticare che gli alberi “assorbono” parte dello smog. Purtroppo le Amministrazioni precedenti hanno condannato a morte i cunei verdi rimasti in città con le Variante al PRG voluta sia dalla Giunta Destro che da quella Zanonato, permettendo di edificare in quelle aree. Così oggi i parchi previsti nei cunei verdi dal lungimirante  PRG di Piccinato sono in disfacimento, come "insegna" il Basso Isonzo. Ci appelliamo all'Amministrazione attuale affinché attui un rapida inversione di tendenza. Intraprendere queste serie di misure oltretutto metterebbe Padova sulla doverosa strada dell'adattamento ai cambiamenti climatici».

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