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"Salviamo le api", task force mondiale mette in guardia sull'uso dei pesticidi

Anche ricercatori padovani parte del gruppo di studio internazionale che ha valutato gli effetti sistemici del loro utilizzo sugli insetti impollinatori, ma anche nei confronti di altri organismi ed ecosistemi

Allarmati a livello mondiale da una massiccia moria di api, gli studiosi di diversi paesi hanno creato la "Task force on sistemic pesticides", un gruppo di ricercatori internazionale che ha valutato gli effetti dei pesticidi sistemici non solo sulle api e gli altri insetti impollinatori, ma anche nei confronti di altri organismi (uccelli, pesci, vertebrati, ecc.) ed ecosistemi, in particolare per quelli acquatici. I risultati dell’importante ricerca sono resi noti in contemporanea in questi giorni attraverso una serie di iniziative che si tengono a Manila, Brussels, Ottawa, e Tokyo. Gli studi sono stati condotti da un gruppo indipendente (quindi non vincolato alle multinazionali del settore Agrofarm, operando così in assenza di conflitti di interesse) che ha concretizzato il lavoro in 8 review che saranno a breve pubblicate su un numero speciale della rivista "Enviromental Science and Pollution Reasearch".

CONTRIBUTO PADOVANO. I ricercatori padovani dell’unità di Entomologia diretta dal professor Vincenzo Girolami e dell’unità Chimica diretti dal professor Andrea Tapparo, hanno lavorato dall’inizio del progetto, cinque anni fa, occupandosi della valutazione degli effetti dei pesticidi sistemici (in particolare dei neonicotinoidi) sulle colonie delle api che soffrivano della cosiddetta Sindrome da spopolamento degli alveari (Colony collapse disorder, Ccd), per studiare e comprendere le cause effettive di queste morie. "Gli studi ci hanno portato a concludere – spiega il professor Andrea Tapparo, del dipartimento di Scienze chimiche dell’università di Padova – che nei confronti di questi insetticidi, sempre più largamente impiegati in agricoltura (in tutto il mondo), è necessario approcciarsi con un doppio livello di attenzione".

andrea tapparo-2DOPPIO LIVELLO DI ATTENZIONE. "L’attuale attività agricola disperde nell’ambiente grandi quantità di questi insetticidi che, essendo sistemici, solubili in acqua e mobili nell’ambiente, estendono la contaminazione ben oltre l’area coltivata o la coltura trattata - spiega Tapparo - Concentrazioni tossicologicamente rilevanti sono spesso riscontrate nei suoli, nelle acque sotterranee e superficiali e nella vegetazione (anche quella non direttamente trattata con l’insetticida). Molteplici sono pertanto gli organismi (sia acquatici che terresti) cronicamente esposti a dosi non trascurabili di questi insetticidi, con possibili ripercussioni negative per gli ecosistemi contaminati". Il secondo livello di attenzione è dato invece dagli "insetti impollinatori (api, bombi e molti altri, che svolgono un importante funzione sia per l’agricoltura e sia per il mantenimento della qualità ambientale) possono essere direttamente esposti (di fatto lo sono frequentemente a causa di pratiche agricole che sottovalutano tali effetti) a quantità massicce di insetticida che possono determinare la morte della colonia (o di una parte) in poche ore. Il caso più eclatante riguarda le api bottinatrici che possono venir direttamente contaminate in volo dalle polveri emesse dalle seminatrici pneumatiche durante la semina delle sementi conciate: la pellicola di insetticida che ricopre il seme si erode nel corso delle operazioni di semina producendo (è il caso della semina del mais) un particolato letale per le api bottinatrici che si trovassero a volare nei pressi della seminatrice".

REGOLAMENTAZIONE. "Tali conclusioni - tira le somme il professor Tapparo - necessariamente inducono ad un auspicio di natura politica, ovvero che venga riconosciuta l'entità dei rischi ambientali che, a livello globale, comporta l’uso di tali insetticidi e che di conseguenza si agisca (rapidamente e in coerenza con il principio di precauzione) per promuovere una loro più consona regolamentazione".

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